Inquinamento

Allarme Unicef: troppo inquinamento per un bambino su sette!

Di Niccolò De Rosa
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02 Novembre 2016
A pochi giorni dalla conferenza internazionale Cop22 di Marrakesh sul clima, l'Unicef fa sapere che trecento milioni di bambini nel mondo vivono in ambienti i cui livelli d'inquinamento sono sei volte superiori ai limiti sopportabili. Mortalità infantile, danni a lungo termine e scorretto sviluppo cerebrale sono conseguenze dirette di tale drammatica situazione
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Dal 7 al 18 novembre 2016, le Nazioni Unite si riuniranno a Marrakesh per la conferenza Cop22, nella quale si ridiscuteranno gli aspetti più spinosi del cambiamento climatico e le possibili soluzioni per migliorare una situazione che appare già compromessa.

 

Tale evento verrà sfruttato dall'Unicef come cassa di risonanza per diffondere i dati emersi dal rapporto Clear the Air for Children.

Stando ai risultati raccolti infatti, quasi un bambino su sette nel mondo (quindi circa 300 milioni di minori) inala ogni secondo  aria tossica e vive in luoghi in cui i livelli di inquinamento atmosferico sono sei volte sopra gli standard fissati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS).

 

Aria inquinata, soprattutto in India

Nel mondo sono poi oltre due miliardi di bambini ad essere esposti costantemente ad aria inquinata (e che quindi rischiano gravi problemi di salute), un terzo dei quali si concentra intorno al subcontinente indiano.

Questi giovani soggetti corrono il serio pericolo di non superare i cinque anni d'età o comunque di crescere con pesanti complicazioni (malattie respiratorie, problemi cardiaci e persino un non adeguato sviluppo cerebrale!) che ne inficeranno la salute per i decenni a venire.

 

Le immagini satellitari accluse al dossier confermano i freddi numeri e certificano una situazione insostenibile causata perlopiù dalle emissioni dei trasporti e di combustibili fossili, nonché della scorretta combustione di rifiuti.

Asia e Africa appaiono come i continenti più malsani, segno che lo sviluppo economico deve supportare un'adeguata coscienza ambientale.

 

FONTE: Unicef