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Bimbi ammalati, quando possono tornare a scuola?

Di Concetta Desando Valentina Murelli
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24 Settembre 2014 | Aggiornato il 29 Gennaio 2018
La regola generale è semplice: il bambino può tornare quando si è ripreso. In alcune situazioni sono però necessari periodi precisi di convalescenza, anche per evitare il contagio di altri bambini. Vediamo cosa fare caso per caso - dalla tosse al morbillo, dalla febbre alla gastroenterite - con le indicazioni di Giuseppe di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale

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Raffreddore, febbre, tosse, influenza. Ma anche disturbi gastrointestinali e congiuntivite, malattie esantematiche come varicella, rosolia e morbillo e pediculosi. Sono questi i principali malanni che colpiscono i bambini nel corso dell'anno scolastico. Ma quando il bambino si ammala, per quanto tempo deve rimanere a casa? Quando deve durare la convalescenza? E come si può capire se il bimbo è effettivamente guarito o meno?

 

Non avere fretta!
“Siate pazienti e non abbiate fretta di farlo tornare a scuola troppo presto” consiglia  il pediatra Giuseppe di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps). Che spiega: "Nei primi anni di vita e durante l’età scolare la convalescenza è molto importante, perché  a seguito delle infezioni il sistema immunitario del bambino tende ad andare in lieve immunodepressione: questo significa che può riammalarsi più facilmente".

 

Quindi è preferibile che il bambino resti a casa qualche giorno in più: non solo per evitare di contagiare i compagni, ma anche per ridurre il rischio di una ricaduta.

 

I tempi della convalescenza

Ma quali sono i tempi giusti per una corretta convalescenza?  “Per le affezioni delle vie aeree (otite, faringite, rinite) e per tosse e raffreddore non ci sono periodi fissi: ogni caso va analizzato singolarmente, in base alla diagnosi e alle condizioni generali del bambino" afferma Di Mauro.

 

"In generale, possiamo dire che se il piccolo manifesta ancora febbre, colpi di tosse o starnuti, è opportuno che rimanga a casa finché non saranno passati tutti i sintomi”.

 

E se il malanno è la febbre? "L'ideale è aspettare 24 ore di sfebbramento, indice di completo recupero del bambino" consiglia l'esperto. Ricordando inoltre che, in caso di febbre, l'antipiretico va somministrato solo sopra i 38° e solo se c'è un effettivo malessere del bambino, meglio se dopo 48 o 72 ore. "Questo perché la febbre, che è spesso manifestazione di un’infezione virale, non solo può passare senza l’uso di farmaci, ma può diventare un’alleata del bambino, creando condizioni ostili alla sopravvivenza del virus” .

 

Per le altre malattie diffuse tra i bambini, invece, si possono stabilire tempi standard di rientro in aula, tenendo conto però che bisogna sempre valutare il quadro clinico del singolo soggetto. "Per i disturbi gastrointestinali, per esempio, bisogna aspettare la fine di vomito, diarrea e mal di pancia", precisa Di Mauro.

E ancora: "In caso di congiuntivite il bambino può rientrare in classe due giorni dopo l’inizio del trattamento, mentre per malattie come morbillo, rosolia, varicella (che potrebbero comunque essere facilmente prevenute con le apposite vaccinazioni) bisogna aspettare almeno cinque giorni dall'inizio dei disturbi. Passato questo periodo il bimbo non è più infettivo, ma ovviamente bisogna sempre valutare come si sente. Lo stato di benessere del singolo è sempre molto soggettivo".

 

Per altro, va anche ricordato che le malattie esantematiche indeboliscono molto il sistema immunitario, per cui il bambino tende a riammalarsi più facilmente quando rientra in comunità.

 

Cosa fare se ha i pidocchi
E in caso di pediculosi “I bambini che hanno contratto i pidocchi possono tornare a scuola già il giorno dopo l’inizio del trattamento” spiega Di Mauro. E puntualizza: “In questo caso, però, è opportuno che gli insegnanti prestino attenzione affinché i bimbi non scambino tra di loro sciarpe, cappelli o altro. I pidocchi, infatti, non volano, ma si possono contrarre utilizzando indumenti o oggetti dei bimbi che li hanno già contratti” continua il dottore.

 

Che termina spiegando ai genitori come capire, in generale, quando è opportuno che il bambino stia a casa per qualche giorno. “Pur in assenza di manifestazioni dolorose, i bimbi che non stanno bene mostrano innanzitutto disagio: poca propensione al gioco, pianto e lamenti, diminuzione dell’appetito. Se poi il bambino ha anche gli occhi lucidi e manifesta stanchezza, ha il nasino chiuso e si sente ‘abbattuto’, è sicuramente il caso di fare un controllo e saltare la scuola per qualche giorno”.