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Febbre bambini: tutto quello che le mamme dovrebbero sapere

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13 Ottobre 2015 | Aggiornato il 20 Settembre 2017
La febbre è il sintomo più comune di malattia nei bambini ed è uno dei più frequenti motivi per cui i genitori chiedono una visita pediatrica. Ecco che cosa dicono le Linee Guida della Società di Pediatria sulla gestione della febbre nei bambini 

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La febbre è il sintomo più comune di malattia nei bambini ed è uno dei più frequenti motivi per cui i genitori chiedono una visita pediatrica. Ecco che cosa dicono le Linee Guida della Società Italiana di Pediatria sulla gestione della febbre nei bambini, commentate dal professor Maurizio de Martino, Direttore del Dipartimento di Pediatria Internistica del Meyer di Firenze. Il professore ha coordinato il team di esperti che si è occupato della stesura delle Linee guida.

 

1 Che cos'è la febbre?

La febbre è un incremento della temperatura corporea centrale al di sopra dei limiti di normalità. Secondo l’OMS, la temperatura si considera normale fino a 37,5°, anche se va specificato che la temperatura corporea può variare da persona a persona, durante l'arco della giornata e può essere più elevata in alcune occasioni, ad esempio durante il sonno, subito dopo i pasti, dopo uno sforzo o in caso di riscaldamento eccessivo dell'ambiente. La febbre è il sintomo più comune di gran parte delle infezioni e viene utilizzato dall’organismo come strumento di difesa, poiché, innalzando la sua temperatura, rende l’ambiente inospitale per la vita di virus e batteri. 

 

2 Come deve essere misurata la temperatura corporea dei bambini? 

L’apparecchio migliore è il termometro elettronico digitale, poiché facile da usare, economico e con elevata affidabilità.  Vanno bene anche i termometri a infrarossi, che si mettono a contatto con la pelle o sono dotati di un puntatore che permette l’uso a distanza, ma hanno un costo piuttosto elevato; sconsigliato in ogni caso il termometro a infrarossi auricolare, perché dà risultati poco affidabili se utilizzato da persone non esperte.


Bocciato il ‘vecchio’ termometro a mercurio, tolto dal commercio nel 2010 per il rischio di rottura e di contatto col metallo; bocciate anche le strisce a cristalli liquidi, poco precise.


3 Dove si deve misurare la temperatura?

Il posto migliore è sotto l’ascella. Sconsigliata la misurazione sotto la lingua, perché può essere influenzata da numerosi fattori, come l’assunzione di cibi caldi o freddi, e perché richiede la collaborazione del bambino.


Sconsigliata anche la misurazione rettale, perché è troppo invasiva e disagevole per il bambino, inoltre è potenzialmente dannosa perché può procurare lesioni e trasferire batteri da soggetto a soggetto se non viene pulita adeguatamente.

 

4 Ci sono delle precauzioni particolari per i neonati e lattanti?

Se il bambino ha meno di 28 giorni di vita, le Linee Guida raccomandano che il neonato febbrile venga portato subito in ospedale, per l’elevato rischio di patologia.

 

“Se invece si tratta di lattante, cioè bambino dalle 4 settimane compiute fino al compimento del dodicesimo mese di età, è necessario farlo visitare in giornata dal pediatra, poiché è una fascia d’età in cui il rischio di infezione batterica grave – come setticemia, polmonite, pielonefrite, meningite – è pari a circa il 10%. In ogni caso è bene rivolgersi rapidamente al pediatra se il lattante piange in maniera inconsolabile, rifiuta completamente il cibo o assume un comportamento che induce la mamma a pensare ‘non è lui’.

Nelle età successive, è sempre opportuno informare il pediatra della condizione del bambino e seguire le sue istruzioni” raccomanda Maurizio de Martino.

 

5 E' consigliato fare spugnature fredde o bagni tiepidi per ridurre la temperatura corporea del bambino?

Le Linee Guida sconsigliano tutti i vari mezzi fisici per abbassare la febbre, come spugnature fredde, bagni tiepidi, borse del ghiaccio, esposizione a correnti fredde o frizione della cute con alcool.  

 

Come mai? “La febbre è un innalzamento della temperatura corporea comandato a livello centrale dal cervello, pertanto non si può modificare raffreddando la periferia. Il raffreddamento periferico porta solo a un inutile dispendio di energia del bambino, in un momento in cui è meglio che la risparmi. Pezze fredde bagnate o borse del ghiaccio servono solo per gli innalzamenti periferici della temperatura, ad esempio in caso di colpo di calore del bambino lasciato in macchina al sole” commenta Maurizio de Martino, Direttore del Dipartimento di Pediatria Internistica del Meyer di Firenze, che ha coordinato, insieme a Nicola Principi, il team di esperti che si è occupato della stesura delle Linee guida della SIP.

 

6 Più è alta la febbre, più bisogna preoccuparsi?

Non necessariamente. Avere la febbre più o meno alta non è di per sé un indice la gravità della malattia. È vero però che una febbre elevata tuttavia può segnalare un’infezione batterica grave se si associa ad altri fattori, come età inferiore ai 3 mesi, valori alterati dei globuli bianchi o della Proteina C Reattiva. 

 

Le linee guida inoltre specificano che non si può desumere la gravità o meno di un’infezione dalla risposta all’antipiretico, ad esempio non si può escludere con certezza un’infezione batterica grave se la febbre si abbassa dopo la somministrazione di paracetamolo o ibuprofen.

 

7 Quando bisogna usare farmaci antipiretici per abbassare la febbre?
La febbre fa parte dei fisiologici meccanismi di difesa agli agenti infettivi, quindi non andrebbe abbassata sempre e comunque. L'uso di farmaci antipiretici è previsto solo se la febbre si accompagna a segni di malessere generale. Dunque, le linee guida smontano la convinzione diffusa secondo la quale la febbre deve essere abbassata sempre e comunque se supera i 38,5°. 

 

8 Quali farmaci possono essere usati per abbassare la febbre e quali no?
Per i bambini, gli unici farmaci raccomandati dalle Linee Guida sono il paracetamolo e l’ibuprofene: diversi studi dimostrano infatti che entrambi sono efficaci nel ridurre la temperatura febbrile nel bambino e sono ugualmente sicuri.


E’ sconsigliato però somministrare insieme o alternare paracetamolo e ibuprofene, perché al momento vi sono scarse evidenze riguardo la sicurezza e l'efficacia della terapia combinata rispetto alla terapia con un singolo farmaco. La combinazione di antipiretici, anzi, potrebbe aumentare il rischio di sovradosaggio e di effetti collaterali.


No al cortisone per abbassare la febbre dei bambini, sia per il basso rapporto fra effetti benefici e rischio di effetti collaterali, sia perché si rischia di ritardare la diagnosi di malattie di varia natura.


No anche per l'acido acetilsalicilico, che non è indicato in età pediatrica per il rischio di sindrome di Reye.


“Per quanto riguarda gli antibiotici, non vanno mai dati di propria iniziativa, ma solo dietro prescrizione del pediatra, quando sospetta un’infezione batterica. Gli antibiotici infatti sono del tutto inutili nelle infezioni virali (rinite, rinofaringite, bronchite, bronchiolite), per di più usarli in modo errato può portare allo sviluppo di resistenze” dice Maurizio de Martino.

 

9 Come si devono somministrare i farmaci antipiretici, meglio gocce o supposte?
Le Linee Guida raccomandano di somministrare sia paracetamolo sia ibuprofene in gocce o sciroppo, in quanto l’assorbimento è più costante ed è possibile maggiore precisione nel dosaggio, che deve essere sempre calcolato in base al peso corporeo e non in base all’età del bambino. 

 

Meglio evitare invece le supposte, sia perché sono sgradevoli per il bambino sia perché possono causare effetti collaterali, dal momento che si tende al sovradosaggio. Le supposte vanno utilizzate solo se, oltre alla febbre, è presente vomito o altre condizioni che impediscano l’impiego di farmaci per via orale.

 

10 Gli antipiretici sono farmaci sicuri e ben tollerati dai bambini?
Paracetamolo e ibuprofene sono antipiretici generalmente sicuri ed efficaci, se utilizzati nei dosaggi e nei tempi giusti.
- Per il paracetamolo, il dosaggio standard è di 10-15/mg/kg/dose (massimo 1 g/dose) per 4 o 6 somministrazioni al giorno, ogni 4-6 ore;
il dosaggio terapeutico massimo è di 60 mg/kg/die nel bambino fino a 3 mesi, 80 mg/kg/die nel bambino sopra i 3 mesi di età (massimo 3 g/die).
- Per l’ibuprofene, il dosaggio standard è di 10 mg/kg/dose (massimo 800 mg/dose) per 3 o 4 somministrazioni al giorno, ogni 6-8 ore;
il dosaggio terapeutico massimo è di 30 mg/kg/die (massimo 1,2 g/die)
In ogni caso anche paracetamolo e ibuprofene, sebbene considerati di prima scelta per i bambini e ben tollerati, possono dare effetti collaterali.


Una delle raccomandazioni delle Linee Guida sconsiglia infine l’uso di ibuprofene in bambini con varicella o in stato di disidratazione, così come a coloro che soffrono di sindrome di Kawasaki e sono in terapia con acido acetil-salicilico.

 

Nota di nostrofiglio.it: non somministrare mai farmaci ai bambini senza l'indicazione del pediatra. 

 

11 Quali precauzioni devono essere prese per prevenire effetti tossici degli antipiretici?
La precauzione principale è quella di calcolare la dose del medicinale in base al peso del bambino e non all’età. Per misurare la dose esatta, bisogna utilizzare sempre gli specifici dosatori acclusi alla confezione, come contagocce, siringa graduata per uso orale, tappo dosatore e non cucchiai o cucchiaini, che sono molto meno precisi. 

 

E’ indispensabile verificare se il bambino ha fattori concomitanti che possono aumentare il rischio di tossicità dei due farmaci antipiretici: con il paracetamolo ad esempio bisogna valutare se sta assumendo altri medicinali o se presenta determinate condizioni di rischio, come diabete, obesità, malnutrizione, storia familiare di reazione epatotossica, condizioni di digiuno prolungato; con l’ibuprofene, se c’è disidratazione, varicella in atto, contemporaneo trattamento con alcuni farmaci. 

 

Le Linee Guida sottolineano che i pediatri devono fornire ai genitori o tutori del bambino tutte le informazioni sui farmaci e che queste informazioni devono essere fornite in modo dettagliato e per scritto.

 

12 Si possono usare i farmaci antipiretici nei bambini con malattie croniche?

Gli studi che hanno dimostrato sicurezza e tollerabilità di paracetamolo e ibuprofene in età pediatrica hanno spesso escluso i bambini con malattie croniche, pertanto non vi sono evidenze sufficienti per valutare il loro utilizzo.

 

In linea generale, si raccomanda cautela nella somministrazione a bambini con grave insufficienza epatica e renale, malnutrizione severa, cardiopatie croniche, mentre non vi sono controindicazioni all’uso di paracetamolo e ibuprofene nel bambino asmatico o con fibrosi cistica. 

 

Vanno utilizzati gli antipiretici per prevenire eventi avversi associati con le vaccinazioni?
Se il bambino è stato sottoposto a vaccinazione, non serve dare paracetamolo o ibuprofene per prevenire febbre o reazioni locali dovute alla vaccinazione, perché entrambi i farmaci non hanno effetto a livello preventivo.

 

13 Gli antipiretici servono per prevenire le convulsioni febbrili?
Diversi studi hanno evidenziato che l’impiego di paracetamolo o ibuprofene in bambini febbrili non previene le convulsioni febbrili, pertanto le Linee guida specificano che non serve dare antifebbrili allo scopo di prevenire le convulsioni. 


Le convulsioni sono una delle manifestazioni più temute dai genitori. In realtà, le convulsioni febbrili non dipendono direttamente dalla febbre ma si presentano in bambini predisposti, che cioè hanno familiarità per tale disturbo.

 

“In ogni caso, al primo episodio è bene che il bambino sia valutato in maniera approfondita, anche perché esistono malattie con convulsioni (come la meningite) che devono essere subito escluse. Dopodiché, per bloccare sul nascere eventuali altri episodi convulsivi, vengono consigliati dei farmaci da somministrare per via rettale” consiglia il prof. de Martino.