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La febbre nei bambini: come comportarsi

Di Valentina Murelli
febbrisconosciute

19 Dicembre 2012 | Aggiornato il 04 Dicembre 2017
Qual è il termometro migliore per misurare la febbre? Cosa bisogna fare quando la temperatura sale? Quando è caso di utilizzare dei farmaci? I classici rimedi della nonna funzionano? Tutte le risposte ai dubbi più comuni dei genitori su una delle condizioni più frequenti nei bambini

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La febbre è una delle condizioni che più spaventa i genitori, tanto che è una delle ragioni più frequenti che li spingono a chiedere una visita pediatrica. Ma in genere, anche quando è alta, non bisognerebbe spaventarsi né preoccuparsi troppo (a meno che il bimbo non sia molto piccolo: allora, come vedremo, è meglio andare al pronto soccorso).

 

Vediamo tutto quello che c'è da sapere sull'argomento con l'aiuto del professor Maurizio De Martino, immunologo pediatra, direttore della Clinica pediatrica 1 dell'Ospedale Meyer di Firenze e coordinatore delle Linee Guida per la gestione della febbre nei bambini della Società italiana di pediatria, e del professor Gian Luigi Marseglia, direttore della clinica pediatrica dell’Università di Pavia – Policlinico San Matteo, tra gli estensori delle Linee guida.  

 

Che cos'è la febbre
La prima cosa da sapere è che la febbre è un naturale meccanismo di difesa dell'organismo contro gli agenti patogeni perché, spiega De Martino, "ad alte temperature virus e batteri fanno più fatica a moltiplicarsi e per di più funzionano meglio i meccanismi immunologici". Con la febbre, dunque, l'organismo crea un habitat inospitale per i microbi e stimola il sistema immunitario a contrastarli in modo rapido ed efficace.

 

In questo senso è un fenomeno positivo, che non va sempre e comunque contrastato con i farmaci. È chiaro però che deve essere tenuto sotto controllo per vedere come evolve.

 

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità si deve parlare di febbre solo sopra i 37,5 °C. "Sarebbero dunque da evitare - sottolinea De Martino - termini come febbricola o febbriciattola per temperature al di sotto di questa soglia".

 

La temperatura del corpo varia in modo regolare nelle 24 ore: più bassa all'alba, più alta intorno alle 17, quando può superare i 37 °C.

 

Le cause più comuni
"Nella grande maggioranza dei casi l'aumento della temperatura è provocato da malattie infettive poco rilevanti, causate quasi sempre da virus - influenzali, parainfluenzali, adenovirus, rhinovirus - o talvolta da batteri" spiega il professor Gian Luigi Marseglia. "Più raramente potrebbero essere coinvolte malattie infiammatorie e autoimmuni, come le malattie reumatiche".

 

Se dopo qualche settimana la febbre non è passata e non si è ancora capito da cosa dipenda si parla di febbre di origine sconosciuta: non significa che non si capirà mai di che si tratta, ma che bisognerà fare indagini più dettagliate per arrivare alla causa.

 

Febbre e dentini
"Non ci sono prove scientifiche che dimostrino con sicurezza una relazione tra eruzione dei denti e febbre alta" precisa il pediatra Maurizio De Martino. "Gli studi condotti hanno evidenziato al massimo un lieve rialzo di temperatura e solo in una minoranza di bambini. L'arrivo dei dentini può dare invece irrequietezza e salivazione intensa".
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Come si misura
La prima cosa da considerare è che, per misurare correttamente la temperatura, il bambino non deve essere sudato, accaldato e super coperto e l’ambiente non deve essere eccessivamente caldo. Non ha senso farlo subito dopo che ha saltato come un forsennato sul letto o mentre sta attaccato al termosifone acceso o indossa un maglione sopra l’altro.

 

Per quanto riguarda lo strumento, a casa è da preferire il termometro digitale (anche detto elettronico) messo sotto l'ascella: è di facilissima lettura, fornisce il risultato in 1-3 minuti ed è dotato di un allarme acustico che segnala l’avvenuta rilevazione.

 

"Da evitare invece sia la misurazione orale, poco precisa, sia quella rettale, invasiva e fastidiosa" sottolinea De Martino, che sconsiglia anche i termometri frontali, auricolari e a ciuccio che, soprattutto in mani non esperte, possono essere molto imprecisi. Per la stessa ragione meglio evitare anche le strisce a cristalli liquidi da appoggiare sulla fronte.

 

E i vecchi termometri a mercurio? Ormai sono andati in pensione, ritirati dal commercio perché considerati rischiosi (il mercurio è tossico). Se in casa ce n'è ancora qualcuno meglio non usarlo per i bimbi, perché il rischio di rottura è alto. Questi termometri sono stati sostituiti da quelli al galinstano, contenenti una lega metallica di gallio, indio e stagno: sono economici e affidabili, anche più accurati di quelli digitali, ma richiedono tempi più lunghi per rilevare la temperatura.

 

Febbre alta: non è detto che sia grave
"Contrariamente a quanto spesso si pensa, avere la febbre più o meno alta non è di per sé un indice della gravità della malattia" spiega De Martino. In altre parole, in generale non è detto che una temperatura molto elevata indichi una condizione grave e, viceversa, una febbre contenuta una condizione più tranquilla: "Si possono avere situazioni gravi con febbre bassa e infezioni molto lievi che danno una febbre altissima".


È vero però che una febbre elevata può segnalare un’infezione batterica grave se si associa ad altri fattori, come età inferiore ai tre mesi e valori alterati dei globuli bianchi o della Proteina C Reattiva.

 

Cosa fare quando il bambino ha la febbre
"Se il bambino con la febbre ha meno di un mese di vita va portato il prima possibile al pronto soccorso, mentre tra un mese e un anno - se è in buone condizioni generali - basta programmare una visita in giornata, anche dal pediatra. "Magari non è nulla, ma potrebbe trattarsi di un'infezione grave, per esempio una polmonite" sottolinea il medico. Di sicuro, il bimbo tra un mese e un anno di età va portato subito dal medico o al pronto soccorso se piange in maniera inconsolabile, rifiuta completamente il cibo o assume un comportamento che induce la mamma a pensare "non è lui".

 

Se invece è più grande lo si può semplicemente tenere in osservazione. Come abbiamo detto, di solito a provocare la febbre sono malattie infettive poco rilevanti, sostenute quasi sempre da virus tipici del periodo invernale (influenzali o parainfluenzali) o, più raramente, da batteri" spiega Marseglia. Spesso in questi casi un po' di riposo è sufficiente e la febbre dovrebbe passare in 3 o 4 giorni, anche senza antipiretico, che secondo le Linee guida della SIP va usato solo in caso di malessere generale. Se anche la temperatura è alta ma il bambino è vivace, gioca, è tutto sommato "in forma", i farmaci si possono evitare.

 

"Ma attenzione - avverte Marseglia - occorre consultare subito il medico se la febbre si accompagna  a un rapido peggioramento delle condizioni generali. Per esempio, se è lamentoso, non riesce ad alzarsi dal letto, rifiuta completamente il cibo oppure presenta altri sintomi come una tosse continua e insistente, possibile spia di bronchite o polmonite, oppure vomito e diarrea, in genere sintomi di gastroenterite".

 

Dal dottore con la febbre
Il bambino con la febbre può tranquillamente andare in ambulatorio: non solo le sue condizioni non si aggravano per questo, ma nello studio il medico ha sottomano eventuali strumenti per una prima diagnosi (tampone faringeo, esame urine, micro prelievo di sangue). Solo se la febbre supera i 39° C, non risponde ai farmaci e le condizioni generali sono tali da non consentire lo spostamento (per esempio per vomito o diarrea molto frequenti) può essere utile la visita domiciliare.

 

 

Antifebbrili, quali utilizzare
"Quando proprio serve un farmaco, quello d'elezione è il paracetamolo, da somministrare preferibilmente per bocca con un dosaggio che dipende dal peso del bambino e non dalla sua età anagrafica: 10-15 mg/kg ogni 4-6 ore, fino a un massimo di 60-80 mg/kg al giorno" spiega De Martino. Dunque, un bimbo di due anni piccolo e magrolino potrebbe aver bisogno di una dose di paracetamolo inferiore a quella da utilizzare per un bimbo di anno grande e paffutello.

 

Il paracetamolo va utilizzato in gocce o in sciroppo, da misurare con il dosatore presente nella confezione. Le supposte, più invasive e fastidiose, vanno invece prese in considerazione solo quando il bambino vomita o proprio non si riesce a fargli assumere la medicina per bocca.

 

In alternativa al paracetamolo si può utilizzare anche l'ibuprofene, che però potrebbe avere qualche effetto collaterale in più ed è sconsigliato sotto i tre mesi di vita, nei bambini disidratati e in quelli con la varicella.

 

Da evitare assolutamente l'utilizzo combinato o anche alternato di paracetamolo e ibuprofene e quello di acido acetilsalicilico e di farmaci cortisonici.

 

Per finire, due precisazioni:

1. si ricorda che gli antifebbrili non servono a prevenire il rischio che, dopo una vaccinazione, compaia la febbre. Dunque in questa circostanza non vanno dati preventivamente, ma solo se effettivamente compaiono febbre e malessere. Allo stesso modo non prevengono il rischio di convulsioni.

 

2. Per quanto riguarda gli antibiotici, "vanno dati solo se c'è il fondato sospetto di un'infezione di origine batterica e naturalmente è solo il medico a poterlo stabilire" dichiara perentorio De Martino. Di sicuro, l'antibiotico non va dato in caso di influenza o rinite, che sono causate da virus.

 

Febbre, i rimedi della nonna
Spugnature con acqua tiepida, frizioni con alcol, applicazioni di borse del ghiaccio: i vecchi rimedi per abbassare la febbre funzionano davvero? I dati scientifici a disposizione sull'efficacia di queste pratiche -pochi - sembrano indicare che servano a poco o a nulla, e che per di più possano infastidire il bambino, se non diventare controproducenti.

"La febbre è un innalzamento della temperatura corporea comandato a livello centrale dal cervello, pertanto non si può pensare di intervenire raffreddando la periferia" spiega De Martino. "Anzi, raffreddando troppo le estremità, si costringe l'organismo a produrre più calore e la temperatura sale". Ecco perché questi mezzi fisici vanno evitati, a meno che si tratti non di febbre ma di colpo di calore: in questo caso sono utili. 

Altri piccoli rimedi possono essere utili per alleviare altri sintomi eventualmente associati alla febbre: il classico bicchiere di latte caldo e miele, per esempio, è buonissimo e alcuni studi effettivamente sottolineato l'efficacia del miele nell'attenuare alcuni sintomi respiratori. "Però attenzione - avverte De Martino - dopo bisogna ricordare al bambino di lavarsi i denti, perché il miele provoca carie".

In presenza di un naso che cola, inoltre, potrebbero dare una mano anche i lavaggi nasali.