Salute bambini

Mononucleosi: le domande più comuni

mononucleosi
20 Ottobre 2014 | Aggiornato il 08 Ottobre 2018
La mononucleosi è una malattia causata dai virus di Epstein-Barr (EBV1 e EBV2) appartenenti agli herpes virus) che attaccano i linfociti B.
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La mononucleosi è una malattia causata dai virus di Epstein-Barr (EBV1 e EBV2) appartenenti agli herpes virus) che attaccano i linfociti B.  

"Non ci sono dati certi sulla diffusione della mononucleosi - dice Alberto Villani, Responsabile di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma - perché assai spesso questa malattia ha sintomi molto sfumati, che la fanno scambiare per altre forme di infezioni, pertanto non viene diagnosticata. Ad esser più precisi, solo il 5-10% di coloro che prendono la mononucleosi ha sintomi manifesti, un altro 10% ha disturbi vaghi, come mal di gola e piccole macchioline sulla pelle, mentre la gran parte degli individui che entra in contatto con il virus di Epstein-Barr non presenta sintomi.

Si è riscontrato però che, se in età adulta viene fatta la ricerca degli anticorpi nel sangue, nella maggioranza dei casi l’esito è positivo, segno che l’individuo ha avuto in passato contatti con il virus". 

La mononucleosi si manifesta soprattutto dopo i due anni e in particolare  nell’adolescenza (tra i 15 e i 24 anni, picco massimo), è rara sotto i 2 anni e dopo i 40 anni. Per approfondire leggi anche mononucleosi nei bambini e adolescenti

SINTOMI

Non sempre la mononucleosi dà sintomi. Inoltre, più è piccolo il bambino, meno evidenti sono le manifestazioni, mentre nel bambino più grande e nell’adolescente è più facile che dia segnali, che sono differenti a seconda della fase della malattia.

Nella fase iniziale (7-15 giorni) compaiono sintomi di tipo influenzale, come un malessere generico, con stanchezza, svogliatezza, mal di gola, mal di pancia, un po’ di nausea e di mal di testa, febbricola, talvolta sudorazione e brividi.

Successivamente compaiono i sintomi più tipici della malattia: infiammazione della gola, chiazze rosse sul palato, ingrossamento e presenza di secrezioni sulle tonsille, che somigliano alle classiche placche della tonsillite e che rendono difficile e dolorosa la deglutizione; febbre alta, sui 38-39°, almeno nella fase più critica della malattia; ingrossamento delle ghiandole del collo e, meno di frequente, di altre sedi, come ascelle e inguine; nel 10% circa dei casi, può comparire anche un esantema simile a quello del morbillo, determinato talvolta dalle stesse tossine dell’EBV, ma più spesso collegato all’assunzione di un certo tipo di antibiotico, l’amoxicillina: se il bambino cioè assume amoxicillina (magari perché la mononucleosi non viene riconosciuta e si pensa ad un’infezione batterica), può  veder comparire chiazze su tutto il corpo. Tale reazione è praticamente un segnale in più che si tratta di mononucleosi.

Negli adolescenti è molto facile che si ingrossino la milza (splenomegalia) e il fegato (epatomegalia). Meno di frequente, ci può essere gonfiore alle palpebre. 

Il periodo di incubazione è di circa 10-15 giorni nei bambini, di 1 mese-1 mese e mezzo negli adulti. La mononucleosi è contagiosa dal momento in cui compaiono i primi sintomi, mentre non è contagiosa nella fase di incubazione. La durata della contagiosità è variabile: se nella grande maggioranza dei casi il virus viene eliminato in poche settimane, in alcuni soggetti può permanere nella saliva anche per molti mesi. Si può dire che una persona è contagiosa fino a quando le IGM risultano positive, segno che il virus è ancora in circolo nell’organismo. 

 

ESAMI DIAGNOSTICI

 

Se si hanno sospetti, si fa un esame del sangue per dosare gli indici di infezione, la transaminasi, la bilirubina, ma  soprattutto si fa la ricerca degli anticorpi specifici anti EBV, con il dosaggio delle IGM, che segnalano l’infezione in atto, e le IGG, che sono gli anticorpi ‘della memoria’ perché restano nel tempo e sono la traccia che si è avuta l’infezione.
Altri esami, come la reazione di Paul-Bunnel-Davidsohn, il cosiddetto monotest e il monospot, sono ormai considerati superati.  

 

TERAPIA E CURA

 

Non esiste una terapia specifica contro la mononucleosi. La miglior cura consiste nel tenere il bambino a riposo e dare eventualmente paracetamolo se c’è febbre alta. Non vanno somministrati antibiotici, perché si tratta di una malattia virale, a meno che non insorgano sovrinfezioni batteriche, tra l’altro poco frequenti, che deve essere il pediatra ad accertare. 

In casi selezionati ci può essere indicazione all’uso di cortisone per via orale, ad esempio se le tonsille sono talmente voluminose da provocare difficoltà a respirare o se la milza è davvero  molto ingrossata. Ma ancora una volta deve essere il medico a rilevarne la necessità.  

Nella stragrande maggioranza dei casi, la mononucleosi è una malattia fastidiosa, ma non grave, che ha un decorso benigno. Dopo la fase iniziale con sintomi blandi, che dura 7-15 giorni, la mononucleosi ha una fase acuta di circa 15 giorni, con la comparsa dei sintomi più importanti, dopodiché la gran parte dei disturbi scompare spontaneamente. Solo la stanchezza può durare ancora per settimane o anche mesi.

 

TRASMISSIONE

 

La mononucleosi è chiamata anche malattia del bacio perché il bacio è il canale di trasmissione preferenziale, visto che il virus è veicolato dalle goccioline di saliva. Questo significa che il contagio avviene anche attraverso tosse e starnuti, così come attraverso la condivisione di bicchieri, posate o rossetti usati da un soggetto infetto.

Altre info nell'articolo mononucleosi nei bambini e adolescenti