Pediatra

Pediatra, come scegliere quello giusto

Di Valentina Murelli
pediatra
16 Marzo 2016
Come si iscrive il bambino? Come scegliere il pediatra giusto? Serve un colloquio preliminare per capire se sarete in sintonia con il medico di vostro figlio. I bilanci di salute non dovranno concentrarsi soltanto sulla crescita, ma anche sulle tappe dello sviluppo neurologico del bambino, sull’educazione alla salute e prevenzione di malattie e incidenti. Tutto quello che bisogna sapere sulla scelta del pediatra del bambino.
 
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È nato: in famiglia è arrivato un bambino, magari il primo, e tra le tante cose da fare nei suoi primi giorni, una delle più importanti è la scelta del pediatra, il medico che ne accompagnerà la crescita.

 

“Non si tratta solo di bilanci di salute e di diagnosi e cura di eventuali malattie" precisa subito Manuela Orrù, pediatra di libera scelta a Roma e consigliera nazionale dell'Associazione culturale pediatri. "Il medico dei bambini è uno dei pochi specialisti che dovrebbe lavorare più sulla salute che sulla malattia: sull'educazione, sulla prevenzione, sul sostegno alla genitorialità. Che significa dare una mano a mamma e papà nel costruire una buona relazione con il piccolo".

 

Un dottore dalla nascita all'adolescenza

 

 

Il Servizio sanitario nazionale prevede che ogni bimbo tra 0 e sei anni abbia il suo pediatra di fiducia: di libera scelta, si dice, proprio perché i genitori possono sceglierlo tra quelli convenzionati nel distretto sanitario di riferimento.

 

Tra i sei e i 14 anni si può anche decidere di passare al medico di famiglia, mentre al quattordicesimo compleanno il trasferimento è automatico. A meno che non ci siano malattie croniche (come asma, diabete o fibrosi cistica) o handicap, perché in questi casi si può chiedere di rimanere con il pediatra fino a 16 anni. "In alcune regioni le malattie per le quali è possibile la deroga sono così tante che la richiesta viene quasi sempre accolta. In altre, invece, ottenere l'estensione è difficilissimo" sottolinea Adima Lamborghini, pediatra di famiglia a Silvi (Teramo) e membro del Centro studi della Federazione italiana medici pediatri (Fimp).

 

Come iscrivere il bambino

 

Dal punto di vista burocratico, la scelta del pediatra è un'operazione molto semplice: basta recarsi nell'ufficio di pertinenza della propria Asl con

 

  • un documento d'identità (di mamma o papà),
  • il codice fiscale del bambino
  • e il certificato (o autocertificazione) di nascita,
  • e indicare quale pediatra si desidera, tra quelli convenzionati disponibili.

 

L'iscrizione è immediata. In alcune grandi città questo può essere fatto anche direttamente nell'ospedale in cui il piccolo è nato.

 

Certo, non sempre la scelta è davvero libera: soprattutto nelle aree metropolitane, può succedere che alcuni pediatri siano "pieni", cioè abbiano raggiunto il massimo di pazienti previsti per legge (800, anche in questo caso con deroghe) e non accettino altri bambini. Ma se ci sono più opzioni, può essere utile per un genitore qualche indicazione su come decidere a quale medico affidarsi.

 

Criteri utili per una scelta efficace: vicinanza e orari

 

Linee guida o criteri scientifici ai quali fare riferimento non ce ne sono, ma l'American Academy of Pediatrics (AAP) ha formulato una piccola guida e alcuni suggerimenti sono validi anche per noi. Per esempio quelli sugli aspetti più organizzativi, a partire dall'ubicazione dello studio: è vicino a casa o comunque comodo da raggiungere, con l'auto o i mezzi pubblici? Ci sono barriere architettoniche?

 

"In città, vicinanza e comodità sono criteri molto importanti" commenta Orrù. "Soprattutto se entrambi i genitori lavorano non bisogna complicarsi la vita con un medico irraggiungibile". A questo proposito, è bene dare un'occhiata anche agli orari dell'ambulatorio: in genere li fornisce l'Asl, insieme ai curriculum dei propri medici.

 

E ancora. "È utile sapere se il pediatra lavora da solo oppure in gruppo o in associazione" aggiunge la specialista. "Nel primo caso, più colleghi lavorano nella stessa struttura, nel secondo in sedi vicine sul territorio, sempre cercando di coordinare gli orari. In queste situazioni, se il proprio medico è assente in genere è possibile rivolgersi ai colleghi". L'AAP consiglia inoltre di accertarsi su quale sia l'atteggiamento del medico rispetto alla possibilità di ricevere telefonate al di fuori dell'orario di ambulatorio o di rispondere a domande per email.

 

È un rapporto di fiducia

 

Ovviamente le questioni logistiche non sono le uniche da valutare. "L'ingrediente davvero fondamentale perché il rapporto tra genitori e medico funzioni è la fiducia reciproca" sottolinea Luigi Greco, pediatra di famiglia a Bergamo e vicepresidente della Società italiana di pediatria. Per capire con quale medico è più probabile andare d'accordo, tra quelli disponibili, bisogna darsi da fare.

 

Spesso, i nuovi genitori si affidano al passaparola di amici con bimbi più grandi: a loro può essere utile chiedere se il pediatra è disponibile all'ascolto, se accoglie volentieri le domande, se sembra aggiornato, se trasmette la sensazione che gli piaccia il suo lavoro, se i bambini si trovano bene con lui.

Altri vanno su internet: alcuni forum di genitori forniscono "recensioni" sui propri pediatri, senza contare che sempre più specialisti hanno blog, siti web, oppure collaborazioni con riviste online che aiutano a capirne posizioni e atteggiamenti. E vale sicuramente la pena chiedere un incontro preliminare con i "candidati", anche prima che nasca il bambino.

 

Il colloquio preliminare e i bilanci di salute

 

Sempre l'AAP suggerisce di prestare attenzione ad alcuni elementi: ambulatorio e sala d'attesa appaiono puliti, confortevoli, a misura di bambino? Il medico ed eventualmente il suo staff si mostrano cortesi, attenti, pronti all'ascolto, oppure frettolosi e sgarbati?

 

Passata la prima impressione, è il momento di cominciare a capire come sarà strutturato il lavoro del pediatra negli anni a venire, a partire dai controlli periodici (i bilanci di salute). Lamborghini offre qualche dritta: "Basta chiedere come si svolgono. Nella risposta, il medico non dovrebbe concentrarsi solo sugli aspetti relativi alla crescita, ma mostrare attenzione per le tappe dello sviluppo neurologico del bambino e per temi di educazione alla salute e prevenzione di malattie e incidenti. Dovrebbe emergere che i controlli saranno l'occasione per spiegare ai genitori che cosa aspettarsi nei mesi successivi, a quali aspetti prestare attenzione, come intervenire in caso di problemi. Più in generale, si dovrebbe capire che il pediatra considera il bambino non come entità isolata, ma come parte di un'unità più grande, che è la famiglia".

 

Un'ulteriore indicazione viene da Orrù: "Costruire una bella relazione con il bambino, che sia ricca di empatia e di stimoli positivi, può aiutare il piccolo a crescere equilibrato e sicuro di sé. Il pediatra può dare una mano in questo percorso e riferimenti a progetti come Nati per leggere o Nati per la musica sono indizio di attenzione su questi aspetti".

 

Opinioni divergenti

 

Oltre che per i genitori, il primo incontro è importante anche per il medico, che ha modo di conoscere chi si trova di fronte e valutarne aspettative, valori, credenze. A volte, su temi controversi come la durata dell'allattamento, il tipo di svezzamento, l'educazione al sonno o le vaccinazioni, possono esserci punti di vista differenti.

 

"In questi casi - sostiene Lamborghini - è bene che il medico insista sulle sue posizioni se ci sono in gioco la salute del bambino o della comunità (penso alle vaccinazioni, se la famiglia è contraria). Ma dovrebbe evitare atteggiamenti paternalisitici o troppo impositivi e cercare un punto di incontro".

 

In ogni caso, se il rapporto tra la famiglia e il pediatra scelto non dovesse proprio funzionare non tutto è perduto. Si può sempre cambiare medico, o almeno provarci. In teoria è un diritto. In pratica, non sempre è possibile perché, come dicevamo, per semplici ragioni numeriche in alcune situazioni la scelta e la revoca del pediatra sono un po' meno libere di come dovrebbero.

 

Una criticità che, almeno per il momento e a giudicare dai pochi dati disponibili, non sembra incidere sul grado di soddisfazione degli italiani per i loro pediatri. Secondo un'indagine del Censis pubblicata nel 2010 sui Quaderni del Ministero della Salute, il 40% circa degli intervistati ha giudicato buona la qualità del servizio offerto (e il 50% l'ha giudicata sufficiente): apprezzate in particolare le capacità professionali e di relazione dei medici.

 

Mio figlio ha la febbre. Perché il pediatra non viene a visitarlo a domicilio?


Non c'è dubbio: è la febbre la condizione che più spesso porta i genitori a chiedere al pediatra una visita a casa. Richiesta che, però, non sempre viene accolta. "Anche perché in questo caso la visita a domicilio è proprio poco adatta" commentano i pediatri Adima Lamborghini e Luigi Greco. "Infatti, il medico non può disporre di strumenti utili per una prima diagnosi, che ha invece in ambulatorio". Del resto, se il bambino è di norma sano, anche con la febbre può andare dal dottore.
n altre situazioni, al contrario, la visita a domicilio è opportuna ed eseguita in genere senza difficoltà: succede se il bambino non può essere trasportato, per esempio perché attaccato a macchinari per la sopravvivenza, o se il medico ritiene di dover verificare di persona l'ambiente in cui vive. O, ancora, nell'ambito di programmi integrati di assistenza, in caso di particolari malattie croniche. 

 

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