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Perché i bambini che vanno all'asilo nido si ammalano spesso?

Di Simona Regina Valentina Murelli
bambiniasilonido

16 Ottobre 2015 | Aggiornato il 11 Dicembre 2017
In gioco ci sono soprattutto due fattori: immaturità del sistema immunitario dei piccoli e facilità di trasmissione dei germi in un ambiente chiuso. Ecco cosa fare in caso di infezioni ricorrenti e come prevenirle

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“Da quando va all'asilo si ammala in continuazione”. Quanti genitori si riconoscono in questa affermazione? È abbastanza comune, infatti, che i bambini che frequentano il nido abbiano a che fare con numerosi raffreddori, che magari si alternano a otiti o gastroenteriti virali.

Ecco cosa fare in caso di infezioni ricorrenti e recidivanti. 

 

Infezioni soprattutto virali
“Nel primo anno di nido - o di scuola materna, se non sono andati al nido - i bambini sono particolarmente soggetti alle infezioni virali, per lo più a carico dell’apparato respiratorio e dell’apparato gastrointestinale” sottolinea Giuseppe Di Mauro, presidente della Società italiana di pediatria preventiva e sociale. Quindi tosse, mal di gola, raffreddore, otiti, diarrea, vomito, febbre.

 

Per fortuna, nella maggior parte dei casi non è nulla di serio. “È importante rassicurare i genitori” sottolinea la pediatra Antonella Brunelli, direttrice del Distretto sanitario Rubicone-Cesena e membro dell'Associazione Culturale Pediatri. “Parliamo infatti di infezioni di solito banali, che non compromettono fortemente le condizioni generali di salute, tanto che non è inusuale che il bimbo giochi e sgambetti tranquillamente anche se ha 39,5° di febbre” precisa.

 

 

Bambino sempre malato, ecco le cause
Al nido o alla materna, dunque, le infezioni sono la norma. Del resto, locali chiusi, spesso eccessivamente riscaldati e dove giocano tanti bambini, rappresentano l'ambiente ideale per la propagazione dei virus responsabili delle infezioni nei primi anni di vita. La loro trasmissione, poi, è ulteriormente facilitata dal fatto che i bimbi si scambiano continuamente giocattoli, anche dopo averli tenuti in bocca. E così i germi passano facilmente da un bambino all’altro. 

 

D'altra parte, "va anche considerato - sottolinea Brunelli - che il sistema immunitario dei bambini, nei primissimi anni di vita, non è completamente maturo". Deve ancora imparare bene a difendersi dalle infezioni e il risultato è che i bambini si ammalano più spesso. Con un risvolto positivo: "È proprio attraverso il contatto con virus e batteri, infatti, che si attivano i processi di apprendimento immunologico e si rafforzano le difese immunitarie, con il risultato che, con il passare del tempo, i bambini diventeranno sempre meno suscettibili alle infezioni”.

 

In altre parole, una volta avuto un contatto con un microrganismo, il sistema immunitario sviluppa una memoria immunitaria, che gli permette di attrezzarsi per reagire più prontamente, in futuro, in caso di nuovo contatto con l'agente patogeno.

 

Che fare? 
“Proprio perché un bambino è un bambino e, fino a una certa età, le sue difese immunitarie non sono sviluppate al cento per cento, si ammala di più, ma non bisogna farne un dramma” commenta Di Mauro. Anche se effettivamente i genitori che lavorano si trovano a dover riorganizzare la routine familiare e lavorativa ogni volta che il piccolo si ammala.

“Anche se può essere complicato, è opportuno tenerlo a casa qualche giorno, fino a quando non si riprende del tutto: non solo per non contagiare altri bambini, ma anche per non esporlo, quando è ancora un po' debilitato e quindi più vulnerabile, a nuovi germi”. Meglio aspettare, allora, che il raffreddore o la febbre siano completamente passati. “C'è bisogno, in sostanza, di una vigile attesa. Senza abusare di farmaci”.

 

Anche perché le malattie virali come raffreddore, otiti  e gastroenteriti hanno generalmente un decorso piuttosto breve e non ci sono farmaci che ne riducono la durata. "Al massimo si può ricorrere a antidolorifici o antipiretici per far stare meglio i bambini in attesa che tutto passi” spiega Brunelli. O, in caso di tosse e raffreddore, a rimedi come i lavaggi nasali o la classica tazza di latte caldo con il miele, che certo non guariscono ma in alcuni casi possono dare un temporaneo sollievo.

 

Importantissimo, invece, evitare un uso non accurato degli antibiotici. "In caso di infezioni virali non servono a nulla, perché sono specifici contro i batteri - spiega Brunelli - e per di più un loro utilizzo improprio rischia di renderli inefficaci quando sarà necessario assumerli per combattere un'infezione batterica”.

 

E in caso di infezioni ricorrenti e recidivanti? 

In caso di continue ricadute, però, è meglio prestare qualche attenzione in più. 

“Il 25% dei bambini al di sotto dei tre anni - cioè uno su quattro - è soggetto a infezioni virali ricorrenti. Significa che ne fanno almeno 8 in un anno, e alcuni tendono ad avere infezioni recidivanti localizzate sempre nella stessa sede: per esempio sempre all'orecchio (otiti), o ai bronchi (bronchite), o alla gola (faringite)” precisa Susanna Esposito, infettivologa pediatra, direttrice della Clinica pediatrica dell'Università di Perugia e presidentessa dell’Associazione mondiale malattie infettive e disordini immunologici.

“In questi casi, meglio indagare per valutare se ci sono condizioni sottostanti su cui è opportuno intervenire: una bronchite asmatica troppo frequente, per esempio, può essere dovuta a un'allergia, un'otite medio acuta ricorrente può essere indice di caratteristiche anomale della conformazione del massiccio facciale o di alterazioni immunologiche, e chi ha sempre la faringite può avere un ingrossamento delle adenoidi o delle tonsille”.

 

Come prevenire continui malanni? 

Alcune semplici strategie possono dare una mano:

  1.  Corretta igiene delle mani: lavaggi frequenti e accurati possono contrastare la circolazione dei virus. È importante farlo a casa e sarebbe importante farlo all'asilo dove, tra l'altro sarebbe opportuno anche effettuare quotidianamente la detersione e sanificazione di giochi che possono essere imbrattati di saliva, e far sì che non vengano condivisi asciugamani, salviette, tovaglioli, bavaglini, spazzolini da denti, pettini, biancheria ecc.
  2.  Vita all'aria aperta: stare spesso all'aperto, anche d'inverno, è importante, come lo è e aerare bene gli ambienti.
  3.  Allattamento al seno: “Ricordiamo alle mamme quanto sia importante" precisa Brunelli. "Ormai sappiamo bene che il latte materno  fortifica il sistema immunitario e riduce il rischio di infezioni".
  4.  Lavaggi nasali: anche se non sono stati condotti molti studi scientifici solidi su questo argomento, molti pediatri ritengono che i lavaggi nasali con soluzione fisiologica o salina possono dare una mano nel prevenire le infezioni respiratorie, ostacolando la colonizzazione naso-faringea da parte di virus e batteri.
  5.  Immunostimolanti: sono sostanze che dovrebbero promuovere una più efficace difesa immunitaria. Secondo alcuni studi possono attenuare il problema, riducendo numero e intensità di infezioni ricorrenti. I dati a disposizione sono tuttavia ancora incerti (altri studi non confermano questi vantaggi), per cui non tutti i medici ne consigliano l'utilizzo.
  6. Vaccinazioni: oltre a proteggere i bambini da varie malattie specifiche, alcune riducono il rischio che i piccoli si ammalino di altre malattie. I vaccini contro influenza e contro pneumococco eseguiti nel primo anno di vita, per esempio, riducono il rischio di otite. 

Vaccinazioni, per la salute dei bambini 
“In generale è molto importante eseguire le vaccinazioni previste di routine per salvaguardare la salute dei più piccoli" spiega Esposito. D'altra parte, non tutti i virus (e i batteri) sono banali. 

"Alcuni - ricorda Brunelli - sono particolarmente aggressivi e causano malattie che possono avere complicanze molto serie, malattie infettive contro le quali non c'è maturazione del sistema immunitario che tenga. Penso per esempio al morbillo, che può causare sordità, ritardi neurologici e addirittura la morte: quindi il consiglio è di vaccinare i bambini”.

 

"Ma sarebbe da raccomandare anche la vaccinazione antinfluenzale, eseguibile in età pediatrica dopo i 6 mesi, in particolare se i bambini vanno al nido o alla materna e sono affetti da patologie croniche che aumentano il rischio di complicanze da influenza” conclude Esposito. "In effetti, il contagio da virus influenzale debilita l'organismo e lo rende più suscettibile ad altre infezioni, in particolar modo a carico dell'apparato respiratorio”.

 

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