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Salute bambini

Perché i bambini sono sempre raffreddati?

Di Valentina Murelli Angela Bisceglia
bambinoraffreddato

05 Novembre 2014 | Aggiornato il 10 Gennaio 2018
Raffreddore, mal di gola, tosse, faringite, bronchite, otite e febbre. I bambini sono più soggetti ai malanni di stagione e ci sono bambini che sembrano ammalarsi più di altri. Perché? E che cosa si può fare? 

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Con l’arrivo della stagione fredda si ricomincia con il classico tran tran di raffreddori e altre infezioni respiratorie. Pare non si faccia in tempo a finire con una malattia che ne comincia subito un’altra, almeno fino a primavera. È un fenomeno normale nei bambini, soprattutto prima dei sei anni: i medici parlano di infezioni respiratorie ricorrenti (la sigla è IRR), che comprendono raffreddori, tonsilliti, otiti, faringiti, bronchiti e broncopolmoniti.  E volte arriva anche la febbre.

 

Prima regola, non spaventarsi troppo
"La prima cosa da fare è non allarmarsi troppo" consiglia la pediatra Marzia Duse, presidentessa della Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica. “Nella grande maggioranza dei casi, queste infezioni ricorrenti sono fisiologiche, nel senso che sono legate a un normale processo di maturazione del sistema immunitario”.

 

L'esperienza dimostra che più i bambini sono piccoli, più è facile che si ammalino. "Questo accade perché sono ancora ‘vergini’ da un punto di vista immunologico, vale a dire non conoscono ancora i vari agenti infettivi e appena ne vengono a contatto restano contagiati” spiega Maurizio de Martino, pediatra immunologo, direttore dell Clinica pediatria 1 dell'Ospedale pediatrico di Meyer di Firenze.

 

Ecco perché il fenomeno comincia ad attenuarsi a partire dai 4-6 anni, mano a mano che il sistema immunitario matura e comincia a formarsi un suo ‘bagaglio di esperienze’.

 

Infezioni ricorrenti, da cosa dipendono
Nella grande maggioranza dei casi le infezioni respiratorie ricorrenti sono provocate da virus, come rinovirus, adenovirus, coronavirus, virus influenzali e parainfluenzali, virus respiratorio sinciziale. Tutto sommato questa è una fortuna, perché le forme virali tendono a risolversi più facilmente.
A volte, però, i responsabili sono batteri.

Alcune malattie come le rinofaringiti (raffreddore e mal di gola) sono poco più che un fastidio. Altre, come bronchiti e polmoniti, giustamente allarmano di più.

 

Perché alcuni bambini si ammalano più di altri?

Se è vero che le infezioni ricorrenti sono un fenomeno fisiologico, è altrettanto vero che ci sono bambini particolarmente colpiti da queste malattie. Questo può accadere per vari fattori, tra i quali:

 

  • fattori biologici e genetici che, per esempio, rendono conto di una maggior lentezza nella maturazione del sistema immunitario;
  • fattori sociali come frequenza di nidi e scuole materne, ambienti chiusi dove i microbi circolano con particolare facilità, oppure l'appartenenza a famiglie numerose;
  • fattori ambientali come esposizione a smog cittadino e fumo passivo. Anche il fatto che la mamma abbia fumato durante la gravidanza non aiuta. Un fattore minore è l'esposizione al fumo di caminetto: “La combustione della legna produce sostanze che, specie in bambini di per sé più deboli, diminuiscono le difese delle vie aeree” sottolinea de Martino.

Raffreddore e malanni di stagione, come si prevengono
Anche se in genere non si tratta di condizioni preoccupanti, è indubbio che un bambino sempre ammalato può essere di difficile gestione per la famiglia, spesso intrappolata in ritmi di vita frenetici. Per fortuna, qualche strategia di prevenzione utile c'è. Vediamo di che si tratta.


1. Occhio a sonno e alimentazione. Il bambino deve dormire almeno 10-12 ore tra 3 e 5 anni, anche di più se è più piccolo, e deve mangiare bene: due accorgimenti che lo rinforzano in generale. Una sana alimentazione, ricca di frutta e verdura, garantisce un buon apporto di vitamina C, importante per la prevenzione delle infezioni.

 

2. Nei primi mesi, se possibile, allattare al seno. Una sana alimentazione con effetto preventivo comincia dalla nascita: è dimostrato che l’allattamento al seno esclusivo per almeno sei mesi riduce il rischio di infezioni ricorrenti nei bambini.


3. Mani pulite: abituare il bambino a lavarsi bene le mani più volte al giorno e soprattutto prima di mangiare.


4. Meno inquinamento, niente fumo. Certo, non ci si può trasferire per forza in campagna, ma  almeno bisogna evitare di fumare in presenza del bambino o di farlo soggiornare dove si fuma, di usare il caminetto in casa o di uscire a passeggio nelle ore di maggior traffico.


5. Ritardare se possibile l’ingresso al nido, o scegliere micronidi o nidi in famiglia, frequentati da un minor numero di bambini. È vero che se la mamma deve tornare al lavoro è una soluzione difficile da adottare, ma è pur vero che un bambino che si ammala spesso è costretto a restare tanti giorni a casa, con tutte le difficoltà organizzative – ed economiche - che ne conseguono.

 

“Se i bambini si ammalano spesso vale davvero la pena di provare a tenerli a casa un po’ più a lungo” afferma Duse. Il che non significa abbandonare per sempre l’idea del nido, ma procedere per gradi.


6. Non forzare i tempi della convalescenza. Meglio rimandarlo al nido o all'asilo quando è completamente guarito, altrimenti si rischia di incentivare le ricadute. “Se non si è completamente ristabilito, finisce con l’ammalarsi di nuovo perché il sistema immunitario è ancora indebolito” sottolinea Duse. Il risultato sono quei cicli ben noti a tanti genitori: due giorni a scuola, due settimane a casa e così via...


7. Evitare un uso intensivo del ciuccio. Anche se il meccanismo non è ancora del tutto chiarito, si è visto che un uso continuativo del ciuccio può favorire l’insorgenza di otiti. Non è necessario eliminarlo, ma si può provare a ridurne l'uso.

 

Integratori e immunostimolanti, il punto sull'utilità
Si sa che vitamina C e vitamina D sono importanti per la prevenzione delle infezioni e può capitare che i bambini ne siano carenti. Per questo, può essere utile assumerle come integratori, ma sempre su prescrizione medica. Da evitare il fai da te, perché c’è sempre la possibilità di esagerare con le dosi, e il sovradosaggio può portare a intossicazione.

Lo stesso vale, oltre che per le vitamine, anche per prodotti a base di erbe come l'echinacea: alcuni studi suggeriscono una (limitata) utilità, ma meglio farsi consigliare da uno specialista.

Negli ultimi anni, inoltre, si è fatta strada l'ipotesi dell'utilità di alcune sostanze per il rafforzamento delle difese immunitarie dei bambini. Sono gli immunomodulanti o immunostimolanti, sostanze di origine batterica oppure prodotti per sintesi chimica (come il pidotimod o l'OM-85) capaci di potenziare l'abilità del sistema immunitario di allarmarsi se arriva un germe cattivo, e di reagire di conseguenza. Ma servono davvero? La risposta, per il momento, rimane sospesa.

Gli studi clinici condotti sui bambini sono pochi e, per ora, discordanti: in alcuni casi gli immunomodulanti sembrano molto efficaci, in altri sostanzialmente inutili. Per questo non tutti i medici sono concordi nel consigliarli. In ogni caso, vanno presi sempre su indicazione medica e sapendo che non ci si devono aspettare miracoli: non è detto che funzionino e, anche quando lo fanno, spesso si limitano ad attenuare il problema, non a farlo sparire.

 

Cosa fare quando il bambino ha il raffreddore o altre malattie respiratorie, tutte le buone pratiche
 

1. Lavaggi nasali Secondo molti esperti, i lavaggi nasali possono rappresentare un efficace rimedio contro i fastidi del raffreddore perché aiutano a liberare il naso dal muco. Quindi, se il bambino è in difficoltà e li tollera bene, vale sicuramente la pena fare un tentativo: si possono effettuare utilizzando soluzione fisiologica, acque termali oppure acqua di mare sterilizzata, naturalmente con delicatezza.
2. Aerosol con fisiologica. Oltre ai lavaggi nasali, si può fare l’aerosol, dal momento che il vapore aiuta a sciogliere le secrezioni. L’importante è adoperare solo soluzione fisiologica e non aggiungere farmaci, come fluidificanti o cortisonici, che non hanno alcuna documentata efficacia.
3. Umidificare gli ambienti. L’aria secca e calda di certi ambienti chiusi può asciugare le mucose e favorire la formazione di croste, che tappano ancor di più il naso. È bene regolare allora il termostato dei caloriferi a temperature più ragionevoli; inoltre, se l'ambiente è veramente secco potrebbe essere utile adoperare umidificatori per ambienti, almeno nella stanza dove dorme il bambino.
4. Sollevare il materasso. Nei giorni in cui il bambino è raffreddato, si può collocare un cuscino sotto il materasso del suo lettino: dormire con la testa leggermente rialzata fa defluire meglio le secrezioni.
5. Offrirgli spesso da bere. L’assunzione di liquidi è molto utile per rendere fluido il muco e liberare il naso: se il bambino è allattato, conviene offrirgli il seno più spesso, se è già svezzato, dargli da bere acqua o bevande tiepide.

 

Quando bisogna rivolgersi al pediatra?
Anche se, nella maggior parte dei casi, le infezioni ricorrenti provocano più fastidio che altro, questo non significa che non vadano tenute sotto controllo. Ecco tutte le situazioni nelle quali occorre consultare il medico, secondo le indicazioni di Maurizio de Martino:
- se sopraggiunge febbre elevata, che non passa dopo 2-3 giorni;
- si notano persistenti secrezioni purulente giallo-verdognole;
- se il bambino è particolarmente inappetente e lamentoso;
- si ha l’impressione che il bambino avverta mal d’orecchie;
- il piccolo ha meno di 3 mesi di vita;
- le infezioni sono davvero troppo frequenti o gravi (più di due volte al mese per tre mesi di fila, o più di una broncopolmonite in una stagione). In questi casi le infezioni potrebbero dipendere da una malformazione delle vie aeree, dalla presenza di un corpo estraneo o da una compromissione delle difese immunitarie.