Salute

Piede torto, cos'è e come si cura

Di Simona Regina
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22 marzo 2016
Alla nascita uno o entrambi i piedini appaiono ruotati verso l’interno. Si tratta del piede torto, delle più comuni malformazioni congenite delle ossa e delle articolazioni dei neonati.  Non sono ben note le cause. Ecco che cosa è e come si cura.

Il piede torto è una delle più comuni malformazioni congenite delle ossa e delle articolazioni dei neonati (1 su mille nati) che colpisce i maschietti più delle femminucce. Alla nascita, in pratica, uno o entrambi i piedini appaiono ruotati verso l’interno.

 

Ancora non sono ben note le cause, ma si ritiene che giochino un ruolo di primo piano alterazioni genetiche che si sviluppano durante la 12-16esima settimana di gravidanza.

 

Se il problema non emerge con le ecografie prenatali, la diagnosi viene fatta subito dopo il parto. E la tempestività dell’intervento è fondamentale: se non curata o trattata adeguatamente, infatti, questa malattia può causare gravi disabilità fisiche e disagi psicologici.

 

“È molto importante, però, rassicurare i genitori perché il bambino opportunamente trattato sarà in grado di condurre una vita normale e attiva” rassicura Marco Carbone, responsabile della struttura complessa di Ortopedia pediatrica del Burlo di Trieste.

“Di fatto, data l’alta incidenza della malattia, rappresenta uno dei cavalli di battaglia dell’ortopedico: un bambino ogni tre minuti al mondo nasce infatti con il piede torto” spiega Gaetano Pagnotta, responsabile delle Malattie congenite dello scheletro del Bambino Gesù di Roma e vicepresidente della Sitop (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica).

 

 

Piede torto: le terapie previste

 

“Oggi la miglior terapia è considerata il Metodo Ponseti” precisa Carbone, perché è una procedura non invasiva che, come attesta l’Oms, ha un tasso di successo del 98%. “Il trattamento è tanto più efficace quanto più precocemente inizia, anche nei primi giorni di vita”. Consiste in una serie di manipolazioni, delicate, da parte del medico, seguite dall'applicazione di una serie di gessi, da sostituire circa ogni 7-8 giorni, che progressivamente riescono a correggere la deformazione.

 

Solitamente si ricorre a un piccolo intervento chirurgico, che dura meno di dieci minuti e non richiede nessun punto di sutura (è sufficiente un’incisione di mezzo centimetro), per allungare il tendine di Achille. Subito dopo si applica un ulteriore gesso, per tre settimane, e poi il trattamento prosegue con un tutore (due scarpette unite da una barra) che il bambino dovrà portare inizialmente giorno e notte e successivamente solo di notte fino ai 4 anni circa.

 

“L’uso del tutore è necessario per il mantenimento della correzione ed evitare recidive: cioè che la deformità si ripresenti” spiega Carbone. “Per questo – ribadisce Pagnotta – il trattamento non si esaurisce appena il bambino si mette in piedi, ma l’uso del tutore notturno deve continuare fino, indicativamente, ai 4 anni”.

 

“Anche il trattamento tradizionale – aggiunge – consiste nell’applicazione, molto precoce, di gessi ma prevede il ricorso a interventi chirurgici più estensivi e invasivi, con il rischio di aderenze, la formazione cioè di cicatrici interne, e con il rischio di un piedino rigido e contratto. Per questo il metodo Ponseti è considerata la migliore scelta terapeutica”.

 

 

Centri in Italia specializzati al trattamento del piede torto

 

Ecco alcuni centri, in Italia, specializzati nel trattamento del piede torto con il metodo Ponseti:

 

Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna

 

Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano

 

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma

 

Ospedale Pediatrico Burlo Garofolo di Trieste

 

Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari

 

Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova

 

Ospedale Gaetano Pini di Milano

 

Ospedale Santa Maria della Stella di Orvieto

 

Policlinico Ospedaliero Universitario Tor Vergata di Roma