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Sindrome di Asperger

Sindrome di Asperger: come relazionarsi con un bambino Asperger?

Di Niccolò De Rosa
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16 Febbraio 2018
Il 18 febbraio si celebra la Giornata mondiale della sindrome di Asperger, un disturbo dello spettro autistico caratterizzato da intelligenza normale ma difficoltà nelle relazioni sociali, che possono far apparire chi ne soffre ossessivo e stravagante. Come comportarsi, dunque, con un bambino Asperger? Ce  lo dice il professor Paolo Cornaglia Ferraris

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Il 18 febbraio si ricordo la nascita di Hans Asperger (1906-1980), il pediatra austriaco che per primo individuò le caratteristiche della Sindrome di Asperger. L'operato del medico però venne riconosciuto solo nel 1994 e ciò la dice lunga sul complesso dibattito dietro lo studio di questo disturbo dello spettro autistico i cui confini risultano spesso tanto sfumati da renderlo difficilmente diagnosticabile.

 

In cosa si distingue dall'autismo?

La sindrome di Asperger viene riconosciuta dopo i tre anni di età. I bambini che ne sono affetti, pur mostrando caratteri autistici, conservano una buona intelligenza e hanno un buon linguaggio. Inoltre, sono diverse la goffaggine e la difficoltà al movimento fine delle dita della mano, segnali spesso non presenti nei bambini con autismo ad alto funzionamento.

 

Il vademecum

Da molti anni il Centro Studi Erickson è tra i più attivi promotori di iniziative e attività per far sensibilizzare sul tema e anche quest'anno il professor Paolo Cornaglia Ferraris, direttore della collana Io sento diverso, ha voluto dare un proprio contributo diffondendo un piccolo vademecum riguardante le modalità per relazionarsi al meglio con i bambini Asperger. Bambini che «non si mettono in disparte quanto quelli con autismo, ma hanno enormi difficoltà a capire e interagire, giocare insieme».

 

Non prova piacere nell’essere toccato o baciato, ma può volerlo se è lui stesso a iniziare

Perché?

L’essere toccato può infastidirlo perché l’azione è inaspettata.

Come comportarsi? Che cosa fare?

Avvertitelo quando sarà preso in braccio o baciato. Spiegate a parenti e amici le sue preferenze, evitando situazioni spiacevoli o imbarazzanti.

 

Evita materiali come sabbia, creta, colle, creme, ecc.

Perché?

Il senso del tatto con alcuni materiali lo infastidisce o impaurisce perché violento o troppo stimolante.

Come comportarsi? Che cosa fare?

Incoraggiatelo (senza costringerlo) a tollerare questi materiali, attraverso un’esposizione controllata, graduale e molto rispettosa delle sue paure. Preparatelo ad attività che prevedano l’uso di questi materiali spiegando o disegnando poster o vignette. Progettate giochi che il bambino trova piacevoli inserendo questi materiali con gradualità e prudenza. Eliminate attività spiacevoli e non necessarie alla sua educazione oppure fatele sempre seguire da attività che gli piacciono. Appena diventa più tollerante, aumentate gradatamente il tempo di contatto con il materiale che prima rifiutava.

 

 

Parla da solo quando fa un compito o esegue un esercizio

Perché?

Può avere bisogno di un input ulteriore per aiutarlo a mantenere l’attenzione focalizzata sul compito. Il suono della propria voce può impedire altri input sensoriali acustici. Può avere scarsa fiducia nelle sue abilità motorie.

Come comportarsi? Che cosa fare?

Permettetegli di parlare da solo, se questo non infastidisce gli altri. Utilizzate un movimento con la mano per aiutare a far diminuire l’ansia o per migliorare la sua autoregolazione.

 

È infastidito dai rumori degli elettrodomestici di casa

Perché?

Qualche volta tono e frequenza dei motori degli elettrodomestici possono distrarlo o infastidirlo.

Come comportarsi? Che cosa fare?

Esponetelo al rumore «irritante» a piccole dosi, aumentando gradualmente la durata quando lo sopporta meglio. Avvertitelo sempre che l’apparecchio sta per essere acceso così non sarà colto di sorpresa. Fategli usare l’apparecchio, quando possibile. Associate il rumore a un’attività preferita.

 

Rifiuta i cambiamenti

Perché?

L’attività di routine lo aiuta a capire e a organizzarsi l’esistenza. Ha bisogno di prevedere ciò che accadrà, specialmente se non «sente il controllo» sul proprio corpo. Ha bisogno di avere ben definiti gli orari della giornata perché gli è difficile o impossibile capire il fluire del tempo e gestirlo. Non sa cosa fare quando interviene un cambiamento.

Come comportarsi? Che cosa fare?

Usate un segnale prima di un cambiamento. Preparatelo alle novità usando supporti visivi. Accompagnate il cambiamento con una sensazione di pressione profonda. Dategli il compito di descrivere su un foglio quando accade un evento inaspettato.

 

Non sa vestirsi; è sempre trascurato o spettinato

Perché?

Non sembra curarsi del proprio abbigliamento, ha difficoltà ad accorgersi che i vestiti non sono in ordine.

Come comportarsi? Che cosa fare?

Create un poster con disegni e orari per mettersi in ordine. Scegliete per lui un abbigliamento «comodo», eliminando bottoni e sostituendoli con elastici o velcro. Insegnategli una sequenza sempre uguale per vestirsi e per controllare il proprio aspetto davanti allo specchio (tracce di dentifricio, camicia abbottonata, pantaloni allacciati, scarpe allacciate, ecc.).

 

Reagisce con fastidio durante il pranzo, va in collera, grida o rifiuta le regole o se ne vuole andare

Perché?

L’ambiente è troppo rumoroso, voci, sbattere di posate, piatti, bicchieri, televisore acceso, movimento di sedie ecc. L’ambiente è pregno di odori forti provenienti dalla cucina o di profumi che possono essere stressanti.

Come comportarsi? Che cosa fare?

Permettete che mangi da solo e a scuola vada in mensa prima degli altri. Permettete che mangi in classe o in un altro ambiente senza troppi stimoli. Diminuite il tempo per il pranzo. Assistetelo per il pasto (aprite la bottiglia, versate la pietanza, aiutatelo a tagliare e a prendere il cibo).

 

Non sembra capire i compagni di scuola, i loro gesti o le loro espressioni non verbali

Perché?

Può essere disturbato dall’osservare parti del corpo, movimenti e facce degli altri. Troppi stimoli tutti insieme. Può avere difficoltà a concentrare l’attenzione sulle varie parti del corpo e sulle espressioni facciali. La consapevolezza della presenza di altre persone che lo circondano può essere limitata da un’intensa preoccupazione. Mantiene la distanza dagli altri per evitare il contatto fisico e ciò limita l’abilità a percepire gesti e espressioni. Può fidarsi delle informazioni acustiche e avere difficoltà a distinguere le informazioni visive dai dettagli sullo sfondo.

Come comportarsi? Che cosa fare?

Fornite suggerimenti acustici graditi per dirigere l’attenzione. Insegnategli i significati delle espressioni facciali, del corpo e dei gesti. Eliminate elementi di distrazione presenti nell’ambiente. Rispettate i suoi bisogni di tenersi distante per evitare il contatto fisico oppure odori a lui sgraditi. Rassicuratelo verbalmente. Accompagnate le espressioni facciali, i movimenti del corpo e i gesti con una spiegazione verbale. L’uso di suggerimenti non verbali, sottintesi, paradossali e ironici e quant’altro ha significato traslato o metaforico deve sempre essere spiegato perché quasi mai è intuito spontaneamente. Offrite poche modalità sensoriali alla volta.