Dai 24 ai 36 mesi

Sezione primavera: che cos'è e come funziona

Di Alice Dutto
sezioneprimavera
25 Gennaio 2019
Una classe “ponte” dedicata ai bambini tra i 2 e 3 anni che ha l'obiettivo di accompagnarli nel percorso dal nido alla scuola d'infanzia. Ecco come funziona 
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Un servizio nato come progetto sperimentale, dedicato ai bambini tra i 24 e i 36 mesi, che si configura come un mezzo di collegamento tra il nido e la scuola d'infanzia.

È la sezione primavera (anche detta sezione sperimentale aggregata alla scuola d'infanzia e ai nidi di infanzia), uno speciale percorso educativo che è stato istituito con la legge 27 dicembre 2006, n. 296 articolo 1 comma 630 (legge finanziaria 2007) e inserito nel sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni, previsto dal decreto legislativo n. 65 del 13 aprile 2017 all'articolo 2, comma 3, lett.b). 
 

Si tratta di un servizio previsto e finanziato in parte dallo Stato, gestito attraverso intese con le Regioni in cooperazione con i Comuni.
 

Tra i suoi obiettivi, come sottolineano i sindacati, c'è quello «di avversare gli anticipi e di assicurare ai bambini tra i due e tre anni di frequentare un contesto educativo adatto a loro e non costoso per le famiglie», ma anche quello di agevolare le famiglie che non trovano posto al nido, o di offrire una possibilità educativa in quei luoghi in cui non esistono nidi di infanzia.
 

In più, ha lo scopo di «favorire un'effettiva continuità del percorso formativo lungo l'asse cronologico 0-6 anni di età» come si legge nella norma istitutiva.
 

Che cosa sono le sezioni primavera

Le sezioni primavera possono essere realizzate da soggetti pubblici (scuole dell’infanzia statali o comunali o nidi comunali) o privati (nidi privati convenzionati con i Comuni, scuole dell’infanzia paritarie), che abbiano presentato un progetto all'Ufficio scolastico Regionale e abbiano ottenuto l’assenso del Comune che svolge il ruolo di ente “regolatore”. 

 


Le modalità di funzionamento e gestione complessiva delle sezioni primavera, sono oggetto di specifiche intese che lo Stato sottoscrive con le Regioni e con l’ANCI  (Associazione nazionale dei comuni italiani).

Tre, però, sono i cardini principali su cui si basano queste classi in tutta Italia:

  • il rispetto della particolare fascia di età dei bambini/e frequentanti;
  • l'ispirazione a criteri di qualità pedagogica;
  • la flessibilità e originalità delle soluzioni organizzative.

I requisiti della sezione primavera

Il funzionamento delle sezioni primavera è affidato a intese territoriali stipulate dagli Uffici Scolastici Regionali in accordo con le ANCI regionali, che possono stabilire specifiche regole sulla base dell'ultimo Accordo Quadro del 1 agosto 2013, la cui validità è stata riconfermata.

Tra i requisiti validi per tutti troviamo:

  • a parte alcune eccezioni, l'accesso al servizio di bambini di età compresa tra i 24 e i 36 mesi che compiano i due anni di età in una data compresa tra il 1 gennaio ed il 31 dicembre dell’anno scolastico di riferimento. Per i bambini che compiono i 24 mesi d’età tra il 1 settembre ed il 31 dicembre, l’ammissione alla frequenza può essere fissata al compimento dei due anni di età;
  • rispetto alla scuola d'infanzia, la sezione primavera deve essere predisposta in luoghi specifici, idonei alle esigenze dei piccoli dal punto di vista funzionale e della sicurezza. Tali spazi devono anche rispondere alle diverse esigenze dei bambini di questa fascia d'età, in particolare: accoglienza, riposo, gioco, alimentazione, cura della persona, ecc.;
  • l'allestimento degli spazi con arredi, materiali, strutture interne ed esterne, in grado di qualificare l'ambiente educativo come contesto di vita, di relazione e di apprendimento;
  • la creazione di un gruppo ristretto di bambini, generalmente tra i 10 e i 20 per ogni sezione. In alcune specifiche situazioni, ad esempio nelle zone montane o nelle piccole isole, il numero minimo può essere di 5 bambini;
  • un rapporto insegnanti/bambini che non può essere superiore a 1 a 10 (al nido è generalmente di 1 a 6), definito tenendo conto dell'età dei bambini, dell'estensione oraria del servizio, della dimensione del gruppo e delle caratteristiche del progetto educativo;
  • un orario flessibile (che prevede un modulo orario di base di 6 ore e un orario prolungato fino a 8/9 ore);
  • l'allestimento di un programma di consulenza, assistenza tecnica, coordinamento pedagogico, monitoraggio e valutazione che garantisca la completa affidabilità sotto il profilo educativo del nuovo servizio avviato.

Cosa si fa in una sezione primavera


L'intento delle sezioni primavera è quello di non riproporre ciò che si farebbe all'ultimo anno di nido o al primo di scuola dell’infanzia

Tra i requisiti di una sezione primavera c'è anche la strutturazione di un programma pedagogico ad hoc, che si basa sul concetto di «apprendimento attraverso un ambiente di cura educativa, quindi con una attenzione forte al tema dell'accoglienza, del benessere, della corporeità, dell'accompagnamento delle prime forme di linguaggio, creatività, immaginazione» si legge sul sito del Comune di Milano.
 


Chi insegna nelle sezioni primavera

Il personale deve essere idoneo dal punto di vista professionale per la specifica fascia d'età dei bambini, con una particolare attenzione al sostegno degli individui con disabilità inseriti nella sezione.
 

A Milano, per esempio, «Il team degli educatori è composto da due docenti di Scuola dell’Infanzia e un educatore di Nido. Abbinare due professionalità diverse vuole suggellare, con un team integrato, l’idea di una età di transizione in cui mettere a fuoco non solo i bisogni dei bambini (cura, benessere, autonomia) ma anche le loro potenzialità (logiche, linguistiche, apprenditive in generale), anzi non mettendo in contrapposizione la “cura” con l’“apprendimento” ma vedendoli come due aspetti interagenti dello sviluppo».
 

Quanto costa la sezione primavera

Le rette delle sezioni primavera variano a seconda del soggetto che gestisce il servizio. Quelle funzionanti nelle scuole comunali o nei nidi comunali di Milano, ad esempio, sono relative all'ISEE presentato dalla famiglia: fino a 6.500 euro di reddito la frequenza è gratuita; fino a 12.500 euro è di 51,50 euro al mese; fino a 27mila euro passa a 116 euro; oltre 27mila è di 232,5 euro al mese. 

In ogni caso, la quota per la frequenza della sezione primavera è detraibile dalle tasse.
 

Asilo nido o sezione primavera?

A due anni i genitori possono quindi scegliere se mandare un bambino all'asilo nido o alla sezione primavera. «Il criterio di scelta dovrebbe essere calibrato sempre sul bambino. Se sta già frequentando il nido è preferibile fargli terminare il percorso per garantirgli una continuità e per evitare un ulteriore passaggio» spiega Elisabetta Rossini, dello Studio di consulenza familiare Rossini-Urso e co-autrice del libro “I bambini devono fare i bambini”.

Se, invece, il bambino è rimasto a casa fino a quel momento, «l'opzione della sezione primavera è ideale, anche perché la classe è inserita all'interno della scuola d'infanzia che frequenterà per i tre anni successivi. Anche in questo caso, prevale l'ottica della continuità».

Accanto a questi criteri si aggiunge una valutazione di tipo economico: la sezione primavera, infatti, costa molto meno rispetto al nido. «Se i genitori decidono per questo passo, il consiglio è quello di confrontarsi con le educatrici per valutare insieme le competenze, il livello di autonomia, di socializzazione, le capacità di concentrazione e attenzione e capire se il piccolo è pronto a questo passaggio o meno».

L'importante è non decidere di iscrivere il proprio bambino alla primavera perché si ha il timore che al nido non impari abbastanza: «le attività proposte in questa struttura sono pensate appositamente per i bambini dagli 0 ai 36 mesi».