Disturbi alimentari

Distrubi alimentari e bambini: il decalogo del genitore responsabile

Di Nicolò De Rosa
bambinoalimentazionesana.600
13 luglio 2016
Lanciata da Nutrimente Onlus Milano, Teen Nutritional Help è una linea telefonica che punta ad offrire un servizio gratuito alle famiglie che affrontano la piaga dei disturbi alimentari, che colpiscono oltre 3 milioni di italiani. Il decalogo stilato dall'associazione su bambini e disturbi alimentari.

Nutrimente è un'associazione che da anni si impegna per la prevenzione, la cura e la conoscenza dei disturbi del comportamento alimentare, una piaga sempre più diffusa all'interno del tessuto sociale italiano, figlia di predisposizioni psicofisiche ma anche di poca conoscenza in materia di nutrimento.

 

 

Decalogo del genitore responsabile

 

Per prevenire l'insorgere dei disturbi alimentari, l’associazione ha realizzato il “Decalogo del genitore responsabile” per orientare al meglio l'approccio migliore per i propri figli col cibo. I genitori, dicono dall'associazione, possono essere parte attiva della soluzione del problema.

 

1) Essere una base sicura per i propri figli

 

I genitori, soprattutto nei primi anni di vita, hanno il compito di accudire e proteggere i propri figli, seguendo le linee di sviluppo dei piccoli prima e dei ragazzi poi. “Sei forte, puoi farcela da solo” è un incoraggiamento positivo, se adeguato all’età. Diverso, ed inopportuno, è invece dire “Ormai sei grande, devi vedertela tu” o “non si piange! Vergognati, alla tua età”.

 

2) Favorire l’esplorazione

 

I genitori hanno, allo stesso tempo, il compito di lasciare esplorare il mondo ai propri figli, senza colpevolizzarli per il minor tempo passato in famiglia, lasciando la “porta di casa sempre aperta” nel momento del bisogno . Si consiglia di parlare con i propri figli utilizzando frasi incoraggianti come “Divertiti! Starai bene coi tuoi amici!”, invece di “Vai pure a passare le vacanze coi tuoi amici, noi staremo qui da soli”.

 

3) Fare attenzione al tipo di relazione

 

Il genitore dovrebbe avere a mente il concetto di giusta distanza nella relazione e consentire, nel rispetto reciproco, ampia libertà di espressione dei propri sentimenti nella famiglia. Il genitore, quindi non si pone come migliore amico del figlio e nemmeno come giudice del suo comportamento. Genitori ipercritici, così come genitori non attenti ai confini, rischiano di creare un clima di insicurezza e di poca fiducia all'interno della famiglia. Si consiglia di usare frasi come “Se hai voglia puoi parlarmene” e di evitare frasi (con atteggiamenti connessi): “Io voglio essere la migliore amica di mia figlia”. “Quando andiamo in giro io e mia figlia, la gente non capisce se io sono la madre o la sorella”. “Tra me ed i miei figli non ci devono essere segreti”.

 

4) Alimentare l’autostima

 

Non sempre il progetto ideale di vita di un genitore combacia con il progetto reale dei figli. Questi ultimi non vanno ritenuti prolungamenti del sé, ma individui con intenzioni e desideri che, seppur differenti, meritano rispetto e attenzione. “So io ciò che è meglio per te” non sempre rappresenta il medesimo punto di visto fra genitore e figlio.

 

5) Incoraggiare l’autonomia

 

Un problema diffuso, è la difficoltà dei genitori a lasciare andare i figli che si avviano alla prima età adulta. È importante promuovere la loro autonomia, trasmettendo fiducia e appoggio nella loro capacità di camminare da soli, ad esempio con frasi del tipo: “Coraggio! Puoi farcela, noi crediamo in te e potrai chiedere il nostro aiuto se ne sentirai il bisogno”. Occorre evitare atteggiamenti “iperprotettivi”, sostenuti da frasi del tipo: “Meno male che ci siamo noi, da sola non ce la potevi fare” o di eccessiva spinta "Non fare la mammona, ormai sei grande!”.

 

6) Affrontare le difficoltà e non evitarle

 

Nel momento in cui si dovessero presentare difficoltà nei figli o in famiglia, occorre creare le condizioni affinché questo disagio possa essere riconosciuto ed espresso, preparandosi all’irruzione nel salotto di casa di tensioni. È meglio evitare la strategia del “far finta” o lanciare accuse, esprimere risentimenti o cercare di suscitare sensi di colpa nel figlio. Ai genitori è consigliato di avere un atteggiamento aperto al dialogo e alle emozioni con frasi come: “Capisco tu sia triste/arrabbiato, possiamo parlarne se vuoi”. Evitando l’uso di ‘regole di famiglia’ del tipo: “In casa nostra dobbiamo essere sempre sereni”.

 

7) Ascoltare in modo consapevole

 

A fronte di una figlia/o che sta cercando di esprimere un suo disagio, cercare di orientarsi verso frasi come: “Ci dispiace molto tu stia male, dacci la possibilità di aiutarti e aiutaci a capire come possiamo farlo” invece di “Perché ci fai questo?” o “Io e papà siamo stanchi, non lo vedi? Non è questo il momento per venir fuori con certe cose tue!”.

 

8) Demitizzazione dell'immagine corporea

 

Purtroppo oggi molte ragazze sono patologicamente concentrate su forma e peso corporeo. Occorre che in famiglia tali aspetti siano il più possibile normalizzati, quindi evitando di mostrare eccessiva attenzione, fare paragoni o osservazioni negative su un corpo che per natura si sta sviluppando e modificando. I genitori devono osservare delicatamente questo cambiamento ed essere pronti a rinforzare il valore personale della ragazza a prescindere dall'aspetto fisico. Sono consigliate frasi come: “Non c'è un corpo giusto o uno sbagliato” oppure “Come stai bene oggi!”. “Come ti senti?” invece di “Guarda come sei diventata cicciottella” oppure “Certo che quella tua amica, così bella magra, fa proprio una gran figura!”.

 

9) Guardare nel proprio piatto

 

Quando il rapporto con il cibo è parte preponderante del problema, non bisogna rinforzare ulteriormente l’ossessione sull’aspetto alimentare. A tavola va evitato ogni commento sul cibo. Ciascuno è tenuto a guardare nel proprio piatto e possibilmente a chiacchierare di come si sono svolte le rispettive giornate. È meglio utilizzare frasi come: "Può farti male un altro pezzo di torta, tienilo per domani così lo gusterai di più" invece di “Se vai avanti ad abbuffarti così, farai la fine di tua zia…”.

 

10) Cercare soluzioni con empatia

 

I genitori spesso sostengono che a fronte di una difficoltà alimentare o rispetto ad un disagio nell'aspetto corporeo, tutto si possa superare semplicemente con la buona volontà. Il disturbo alimentare non dipende dalla buona volontà del soggetto, né è legato alla sua intelligenza. I genitori possono essere di aiuto rivolgendosi ai propri figli in difficoltà con frasi come: "Vorremmo trovare con te il modo più adatto affinché tu ti senta meglio” invece di “Per me non serve una psicoterapia, basterebbe un po’ di buona volontà per riprendere a mangiare” oppure “Non capisco come una ragazza così intelligente si possa comportare così”.

 

(Leggi tutto sull'arfid, il nuovo disturbo alimentare dei bimbi)

 

 

Uno sportello telefonico d'aiuto

 

Nutrimente ha allora attivato uno sportello telefonico, Teen Nutritional Help, il quale permette alle famiglie di confrontarsi gratuitamente con esperti di psicologia e nutrizionisti, per affrontare la problematica dei disturbi alimentari.

 

«I genitori sono spesso i primi ad essere colpevolizzati se lo stato di salute dei figli non risulta ottimale ed il servizio nasce per dare un supporto professionale non solo ai ragazzi bisognosi, ma soprattutto a mamme e papà e alle loro preoccupazioni.»

 

Il servizio è stato lanciato nel periodo estivo proprio perché momento cruciale nel quale le patologie alimentari iniziano a riacutizzarsi.

 

La richiesta d'aiuto può essere attivata tramite una mail a: teenutrihelp@gmail.com.

 

(Leggi tutto su bambini e disturbi alimentari)

 

Guarda anche il video: l'alimentazione del bambino 7-10 anni