Educazione

Bambini: le 5 "C" che insegnano il rispetto delle regole

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01 Ottobre 2016 | Aggiornato il 03 Ottobre 2017
E' fondamentale dare ai bambini limiti e regole. Ma imporre una buona disciplina è uno dei compiti più difficili di ogni genitore. Sazanne Valliéres nel suo libro "L'arte di comunicare con i bambini" ha messo a punto la legge delle 5 "C" per dire di "no" ai figli in modo efficace. 
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Un bambino per crescere bene ha bisogno di regole e limiti. 

Infatti, se un piccolo è abituato ad avere sempre tutto, crescendo avrà grossi problemi ad adattarsi alla società, a partire dall'ambiente scolastico, fatto di doveri e impegni. 

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Ma dare le regole ai bambini piccoli non è certo facile. Anche perché, se da un lato l'assenza di regole è dannosa, dall'altro lo è anche l'eccesso: regole troppo rigide, in un clima negativo, possono nuocere allo sviluppo del bambino e comprometterne l'autostima

 

Inoltre, molti genitori hanno con i figli un approccio incostante: permettono tutto o quasi fino al momento in cui perdono la pazienza e sbottano con urla e punizioni. Ma questo atteggiamento non è certo educativo, anzi, non  fa che lasciare i bambini basiti e confusi,

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Come si fa quindi a creare un buon sistema di disciplina?

La psicologa canadese Suzanne Valliéres nel suo libro "L'arte di comunicare con i bambini" (Red Edizioni) per aiutare i genitori in questo non facile compito ha messo a punto:

la "legge delle 5 C " :

 

 

1. Chiarezza

Le regole  devono essere semplici, adatte all'età e vanno spiegate chiaramente.

Ad esempio:  "Non devi urlare", "non devi interrompere chi sta parlando", "una volta finito di giocare devi rimettere a posto i tuoi giocattoli", "non devi picchiare gli altri bambini". 

 

2. Concretezza

Le regole devono essere concrete affinché il bambino possa comprenderle e seguirle adeguatamente. Ad esempio: è concreto chiedere al bambino di rimettere a posto i suoi giocattoli; non è concreto chiedergli di tenere pulita la sua camera.

E quando obbedisce porre l'accento sul suo buon comportamento: "Che bravo, hai rimesso tutto a posto". Questo rinforzo positivo sarà per lui fonte di motivazione e accrescerà la sua autostima. 

 

3. Costanza

Questa è la cosa più difficile per gli adulti. Le regole non devono cambiare a secondo dell'umore del momento o se è il papà o la mamma a farle rispettare, i genitori devono avere la stessa linea educativa. 

Cambiare idea o dare imput diversi fa confondere il bambino, la costanza invece lo rassicura, gli permette di prevedere le reazioni dei genitori.

 

Costanza non vuol dire inflessibilità, ad esempio una regola può essere momentaneamente sospesa in occasione di una festività, ma bisogna spiegare chiaramente al bambino che si tratta di una situazione eccezionale. 

 

4. Coerenza

I genitori devono dare il buon esempio ai bambini. Anche noi quindi dobbiamo rispettare le regole che abbiamo imposto in famiglia, per esempio, se la regola è quella di non gridare, anche noi la dobbiamo rispettare.

 

E quando il bambino è particolarmente esagitato, anziché alzare i toni anche noi, mettendoci sullo stesso piano del piccolo, dobbiamo, invece, sussurrare quello che vogliamo dirgli. "La mamma che sussurra scioglie la tensione, rassicura il bambino, attira l'attenzione e lo distoglie dal suo comportamento. Il bambino tenderà a calmarsi e sarà più disponibile ad ascoltare ed eventualmente a collaborare" spiega la Valliéres.

 

Ad esempio: se una bimba piange perché vuole mangiare un biscotto prima di cena, la mamma può sussurrarle: "Piccola, vieni qui: voglio parlarti all'orecchio. Lo sai cosa ho preparato per te stasera? Mi vuoi aiutare ad apparecchiare?". 

 

5 Conseguenze

Tutti i bambini hanno la tendenza a opporsi alle regole e a voler oltrepassare i limiti. Quindi è importante far capire chiaramente ai bambini che la disubbidienza avrà come conseguenza un castigo. La conseguenza dovrebbe possibilmente presentare un legame associativo con la regola trasgredita.

Per esempio: se c'è  la regola  di non mangiare davanti alla televisione e questa viene trasgredita, la conseguenza sarà non guardare più la televisione per tutto il giorno. 

Oppure, se il piccolo si rifiuta di riordinare i giocattoli, questi gli verranno tolti per un breve periodo.

Altre "punizioni" consigliate dall'esperta sono: mandarlo a letto 15 minuti prima; o metterlo in disparte per 2-5 minuti per riflettere (mai prima dei tre anni).

Invece, non bisogna mai ricorrere a castighi corporali o a frasi come "Sei cattivo", "perché ti comporti sempre così", queste possono umiliare il piccolo.

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Se le conseguenze sono logiche e ragionevoli, il bambino le capirà più facilmente e svilupperà un suo senso di responsabilità. 

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