educazione

Come imparare a dire di no ai bambini

Di Sara Sirtori
diredino
12 Agosto 2019
Mamma e papà spesso temono che il “no” possa compromettere il legame con i figli. Ci sono però dei no che servono per l’educazione e la crescita dei figli e che nascono da un progetto educativo condiviso tra i genitori. Abbiamo intervistato Paolo Ragusa, che ci spiega come imparare a dire di no ai bambini. 
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Spesso non riusciamo a dire "no" ai nostri figli per paura apparire poco disponibili o perché abbiamo timore del conflitto. Eppure i "no" sono indispensabili per educare i bambini e renderli autonomi.

 

I “no” sono diversi a seconda dell’età dello sviluppo e rispondono a precise esigenze di crescita. Nella prima infanzia il  'no' è quello del divieto, che aiuta i bambini a costruirsi una segnaletica di base. Tra la prima e la seconda infanzia i 'no' sono quelli del limite:  sono dei no che arginano la sete di conoscenza e la voglia di esplorare il mondo. Nella pre-adolescenza il 'no' è quello della regola, una bussola per orientarsi nel mondo e per puntare verso l’autonomia.  

 


Quali sono i "no" che servono davvero e come imparare a dire di no ai bambini? Su questo tema abbiamo sentito il parere di Paolo Ragusa, responsabile formazione del CPP, counselor e formatore.


Perché è importante imparare a dire no ai bambini?


Ci sono dei 'no' che aiutano i bambini a costruirsi una segnaletica di base nel loro muoversi nello spazio.  “Utilizzando questa segnaletica di base, il 'no' è il segnale principale.”  I genitori devono prima di tutto stabilire delle regole per formare il carattere ed aiutare i propri figli a crescere nella maniera migliore possibile. 
“Se il bambino riceve i principi basilari di questa segnaletica, riesce a destreggiarsi, sa dove andare, come comportarsi, fin dove può spingersi. In funzione di educare i bambini all’autonomia, è importante fornire loro una segnaletica, di cui il 'no' è il segnale principale, il segnale di diveto.”

 

Perché è importante però non dire troppi no ai bambini?

 

“Anche in fatto di 'no', il troppo non va bene, perché confonde i bambini. Non si tratta di avere un 'no' per ogni evenienza, ma di avere un 'no' ogni volta che ciò è necessario per supportare l’autonomia di un bambino."

” I 'no' arginano e danno la misura, fanno sì che il bambino riconosca i propri limiti. Un bambino ha bisogno di indicazioni sugli spazi da utilizzare e non utilizzare, sulle cose che vanno e non vanno fatte in questo momento. Il 'no' deve essere contestuale per essere di utilità al bambino.

“Nell’adulto c’è la tendenza a dire tanti 'no' per evitare situazioni sgradevoli. In realtà non possiamo prevenire, ma dobbiamo intervenire là dove è necessario attraverso un’indicazione chiara.”


Da quando i bambini iniziano a capire il no?


“Il bambino inizia a capire il 'no' nel momento in cui comincia ad usarlo. C’è una corrispondenza tra ciò che il bambino usa e ciò che il bambino può recepire.” Prosegue l’esperto: “Intorno ai 2 anni i bambini fanno un grande uso del 'no' e proprio in quella fase della loro età possono anche riceve il 'no', ed imparare a utilizzarlo per la loro crescita. A questa età il bambino comincia ad avere una sua autonomia e il nostro 'no' lo aiuta a costruire questa autonomia.

 

Quali sono i no che aiutano a crescere?


Il 'no' è sempre da contestualizzare all’interno della fase di vita del bambino.
“Il 'no' nella sua formula sintetica indica il divieto, e questo va bene per i bambini fino ai 4 anni. Nelle età successive il 'no' prende una forma più strutturata che è quella della regola che consegniamo ai nostri bambini perché possano gestire i momenti di crescita.” 
Inoltre, ci sono alcuni 'no' strutturanti dal punto di vista evolutivo. “Ad esempio, il 'no' del lettone è un 'no' netto, chiaro, che permette al bambino di vivere bene la sua fase edipica per potersi staccare dalla figura della mamma.” 
“C’è il 'no' della pre-adolescenza che diventa la regola, per esempio quelli legati all’esperienza scolastica: «Ci sono delle esperienze che devi fare».
Infine, c’è il 'no' legato allo stare da soli: i bambini hanno bisogno di vivere una socialità più ampia possibile, e allora abbiamo il 'no' che interdice l’isolamento: questo indirizza il ragazzo verso l’incontro con l’altro, verso una socialità evoluta.” 


Guarda il video con le pillole di Paolo Ragusa: