Nostrofiglio

CORSI DI INGLESE PER BAMBINI AL NIDO

Corsi di inglese per bambini al nido: quali vantaggi?

Di Giulia Foschi
inglese

05 Dicembre 2017
Non è mai troppo presto per iniziare a imparare un'altra lingua: nei primissimi anni di vita i bambini sono in grado di apprendere un nuovo linguaggio e di assimilare un'ottima pronuncia senza fatica. Avendone la possibilità, iscrivere il bimbo a un asilo bilingue è una buona idea, ma niente panico: l'apprendimento funziona alla perfezione anche negli anni successivi!

Facebook Twitter Google Plus More

Iscrivere un bambino a un asilo nido che preveda corsi d’inglese o che proponga un’educazione basata sul bilinguismo ha senso? Un corso di lingua nei primissimi anni di età è veramente utile? Ne parliamo con Franco Fabbro, professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile presso l’Università di Udine.

 

 

L'età migliore per imparare la lingua
 

«Diversi studi di neuroscienze hanno dimostrato che nei bambini da 0 a 3 anni, l’apprendimento, o meglio la propensione per una lingua, determina risultati migliori anche rispetto alla fascia di età appena successiva, dai 3 ai 6 anni, che resta comunque un periodo eccellente – spiega il professor Fabbro -. Iscrivere un bambino a un asilo nido bilingue, qualora i genitori ne abbiano la possibilità, è una scelta priva di controindicazioni».

 

Un sovraccarico di informazioni?

 

Sfatato anche il mito del rischio di fare caos tra troppi idiomi: «Talvolta i genitori temono che i bambini possano fare confusione o essere sottoposti a un’eccessiva mole di informazioni: non è così. Per loro avviene in modo assolutamente naturale. L’importante è che l’utilizzo di un’altra lingua avvenga sempre in un contesto specifico, come può essere appunto l’asilo».

 

 

Una scelta da compiere in base alle proprie possibilità


Qualora i genitori non avessero la possibilità di iscrivere il figlio a un asilo nido bilingue o che preveda corsi di lingua, non c’è da allarmarsi: «La pronuncia si assimila perfettamente anche dai 3 ai 6 anni, così come l’apprendimento grammaticale. È più una questione di fatica nel processo di elaborazione della lingua: da 0 a 3 anni i bambini assimilano due lingue come se fosse una unica lingua materna, senza alcuno sforzo. Ciò non toglie che anche negli anni successivi siano in grado di apprendere altre lingue con semplicità, quindi non ci sono problemi in ogni caso».

 

Sì ai momenti ludici, no ai cartoni animati


Se un genitore la conosce, ben venga l’interazione in un’altra lingua con il bambino: deve sempre avvenire, però, in un momento specifico. Possono andare bene anche dei corsi pomeridiani, o per meglio dire, vista l’età, dei momenti ludici in lingua.

 

No, invece, ai cartoni animati, a meno che siano accompagnati da un commento o da una condivisione: «Sono state fatte alcune ricerche in cui si è visto che alcuni bambini americani sotto i 2 anni in interazione con una persona che parlava con loro in cinese per un’ora, cinque giorni alla settimana, riuscivano ad apprendere la lingua, risultato totalmente assente se all’interazione veniva sostituita un’ora di televisione».

 

 

Le giuste aspettative: l'esperienza di una madre-insegnante
 

«Mia figlia ha iniziato a parlare a 3 anni – racconta Giulia Francese, Magic Teacher e responsabile di Hocus&Lotus, un programma educativo linguistico applicato in diverse scuole -, quindi pur avendo seguito corsi già da prima semplicemente non parlava, né in una lingua né nell’altra. Allora non è servito a nulla? È servito, perché il bambino assimila. Il genitore che investe 230 euro in un corso annuale (questo il costo medio, in alcuni casi incluso nella retta dell’asilo privato, in altri aggiuntivo) si aspetta dei risultati, ma non si può immaginare che il bambino torni a casa parlando perfettamente inglese: è un investimento sul futuro, i frutti arriveranno. A patto, naturalmente, che venga utilizzato il metodo giusto, che prevede l’utilizzo di parole di uso quotidiano, familiari e riscontrabili nella realtà del bambino».

 

Come insegnare inglese al nido: parlare dei vissuti quotidiani

 

Come si insegna l’inglese al nido quindi? «II bambino inizia a conoscere il mondo e impara a parlare all’interno di esperienze di carattere ripetitivo condivise con l’adulto: i format sono quei vissuti che madre e bambino condividono quotidianamente, come per esempio, ai primi stadi evolutivi, la poppata, il cambio pannolini, il bagnetto e così via. In tale contesto, significativo sul piano emozionale e affettivo, si sviluppa la comunicazione verbale».

 

Hocus&Lotus
Hocus&Lotus è un ente di formazione accreditato presso il MIUR. Come per la maggior parte dei programmi di educazione linguistica, i corsi avvengono in orario scolastico ed extrascolastico: alcune scuole lo includono all’interno del proprio programma, e di conseguenza nella retta, in altri casi può essere il genitore, o un gruppo di genitori, a farne richiesta.