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Salute e benessere

Inverno e bambini: perché devono stare all'aperto anche se fa freddo o il tempo non è bello

Di Valentina Murelli
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29 Novembre 2017 | Aggiornato il 23 Febbraio 2018
Il freddo non fa ammalare. Al contrario, passare del tempo all'aria aperta anche in autunno e in inverno ha una lunga serie di vantaggi per i bambini. In termini di salute, ma anche di opportunità di crescita e di sviluppo psicofisico.

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"Non importa che sia estate o inverno: a meno che non sia malato, un bambino non dovrebbe mai passare i pomeriggi chiuso in casa". Parola di Laura Reali, pediatra di famiglia a Roma e membro del gruppo Pediatri per un mondo possibile dell'Associazione culturale pediatri. Che, dunque, chiarisce subito come dovremmo comportarci con i bambini ai primi freddi.

 

"Spesso i genitori pensano che quando le temperature si abbassano e il sole sparisce dietro alle nuove l'ideale sia stare rintanati in casa, ma non è così" conferma Monica Castagnetti, psicopedagogista e formatrice del Centro per la salute del bambino di Trieste. Specificando che non lo è "né dal punto di vista della salute né da quello, più generale, delle esigenze del bambino e delle sue opportunità di sviluppo psicofisico".

 

Più sani all'aria aperta
"Sfatiamo subito il mito che il freddo faccia ammalare" dichiara Reali. "A parte che, con il cambiamento climatico in atto e il conseguente riscaldamento globale, i periodi veramente freddi stanno diminuendo, l'idea che il freddo faccia male è un retaggio del passato, quando le abitazioni non erano riscaldate bene e l'abbigliamento non era adeguato".

 

Vero: alcuni germi, per esempio il virus dell'influenza, al freddo stanno meglio, ma molti altri in realtà stanno peggio e dunque fanno più fatica a moltiplicarsi. Inoltre l'ambiente aperto riduce significativamente la possibilità di trasmettere malattie. "Negli ambienti caldi e chiusi di asili nido, scuole materne e scuole, virus e batteri proliferano e, visio l'affollamento e la vicinanza, hanno molte possibilità di passare da un bambino all'altro. All'aperto tutto ciò è molto più difficile" sottolinea la pediatra, secondo la quale sarebbe opportuno che anche al nido o alla scuola materna i bambini potessero passare molto più tempo all'aperto.

 

Non solo: grazie all'esposizione alla luce solare, la vita all'aria aperta aiuta a fissare la vitamina D, che secondo vari studi è molto importante oltre che nel metabolismo del calcio anche nella prevenzione delle infezioni. Ovviamente, d'inverno e soprattutto al Nord la luce solare disponibile è davvero poca - tanto che molti pediatri consigliano comunque supplementi di vitamina D - ma anche poca vitamina D raccolta in questo modo è meglio di niente.

 

 

Andare fuori a giocare - l'ideale è il parco, ma vanno benissimo anche i cortili - ha anche un altro effetto positivo sulla salute, questa volta indiretto. Spiega la pediatra: “ I bambini che stanno all'aperto da una parte fanno più movimento e dall'altra passano meno tempo davanti alla tv (dove per altro spesso si piazzano mangiucchiando cibo spazzatura). Nel complesso questo riduce il rischio di sovrappeso e obesità".

 

 

Se l'ambiente è inquinato
Si fa presto a dire "andate fuori a giocare". Ma come la mettiamo con i bambini di città, che nei mesi più freddi spesso vivono sotto una costante cappa di smog e polveri sottili? Non diventa ancora più pericoloso passare del tempo all'aria aperta?

"In realtà no, perché anche quando l'inquinamento ambientale è forte, è difficile che la qualità dell'aria all'esterno sia peggiore di quella dentro casa" afferma la pediatra Laura Reali, coautrice del libro Inquinamento e salute dei bambini (Il pensiero scientifico editore) . "All'interno, infatti, si accumulano sia gli inquinanti esterni, che comunque passano anche attraverso le finestre chiuse, sia quelli interni. Senza contare che, al chiuso, le particelle di inquinanti diventano vettore di allergeni, virus e batteri che - appiccicati a queste particelle - riescono a circolare più facilmente".

Ecco perché è importante cambiare spesso aria. Ed ecco perché, anche chi vive in città non dovrebbe rinunciare a uscire. Magari scegliendo un parco un po' più distante dal traffico o da industrie. E se possibile proponendo ai bambini, nei fine settimana, delle gite fuori porta in qualche bosco dei dintorni. "Possibilmente da raggiungere con un mezzo pubblico, per ridurre l'impatto inquinante e prendere consapevolezza del tema" suggerisce Reali.

 

Gioco all'aperto: fondamentale per crescere
Ce ne sarebbe già abbastanza per sdoganare l'uscita al parco anche in pieno inverno. "Tra l'altro parliamo di poco tempo, un'oretta o poco più, perché diventa buio presto" precisa Castagnetti. Ma i vantaggi del gioco all'aperto non si fermano qui.

 

"Stare in spazi aperti - afferma la pedagogista - è la naturale condizione di vita del bambino, che in questo modo, impara meglio a prendere consapevolezza del suo corpo e dello spazio che occupa e a interagire in autonomia con lo spazio esterno. Tutte funzioni che gli servono per crescere, ma anche per gli apprendimenti futuri di matematica e scienze, discipline per le quali il concetto di 'spazio' è fondamentale".

E ancora: muoversi all'aperto - saltare la corda, arrampicarsi su un albero, rincorrere un amico - consente al corpo di sperimentare in libertà una vasta gamma di movimenti, il che permetterà al bambino di non arrivare impreparato,  con conseguente sentimento di inadeguatezza e vergogna, all'ora di ginnastica della scuola media.

 

A contatto con la natura

Altro aspetto fondamentale è il contatto con la natura, che ovviamente ha le sue manifestazioni specifiche anche in inverno: "Poter giocare tutto l'anno in un prato, sulla terra, vicino a un albero ha un valore immenso perché permette di toccare con mano il trascorrere delle stagioni, verificando il modificarsi delle sensazioni tattili, olfattive, uditive" spiega Castagnetti. "Anche con bambini molto piccoli si può giocare a sentire il terreno sotto le dita, o la consistenza delle foglie, o a descrivere i diversi colori di un bosco: tutte attività che, tra l'altro, permettono di arricchire il lessico del bambino, che potrò imparare concretamente il significato di termini come secco, umido, rigoglioso e così via".

 

Ovviamente, non bisogna avere paura che il bambino prenda freddo o si sporchi. "Basta fargli indossare dei bei vestiti comodi, in più strati - a cipolla - in modo che si possa vestire o svestire a seconda delle condizioni esterne" suggerisce Reali. E se c'è rischio che si bagni  - perché, ammettiamolo, cosa c'è di meglio per un bambino che saltare in una pozzanghera - basta prevedere un abbigliamento adeguato, con impermeabile, cappellino, stivaletti antipioggia. "Del resto, come può un bambino imparare a regolarsi, se non facendo esperienza diretta delle situazioni? Solo mettendo i piedi in una pozza d'acqua scoprirà che così si bagna e che, magari, quella sensazione è fastidiosa" afferma Castagnetti.

 

Giochi in compagnia
L'ultimo aspetto da considerare riguarda la possibilità di giocare con gli altri. "Per i bambini più grandicelli, dai tra/quattro anni in su, la dimensione ideale del gioco all'aperto è quella di gruppo e sappiamo bene che proprio giocando in gruppo il bambno impara delle competenze fondamentali per la vita, come il rispetto delle regole o la capacità di negoziazione" chiarisce Reali.

 

Per Castagnetti, abituarsi a stare in gruppo all'aperto potrebbe avere anche un vantaggio in più: "Già i preadolescenti hanno l'abitudine di andare al parco o a giardini, mettendosi però ognuno per conto proprio, con lo smartphone in mano. In parte questo è ormai inevitabile, ma può darsi che questa abitudine non diventi così netta e imperativa per chi si è abiutato a vivere lo spazio con gli altri in maniera più dinamica".