I CONSIGLI DELL'ESPERTA

Come avvicinare i bambini alla musica?

Di Benedetta Piccioni
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16 Maggio 2017 | Aggiornato il 20 Settembre 2018
Quando iniziare, che tipo di percorso scegliere e che cosa possono fare i genitori. Ecco tutti i consigli e gli spunti di Beatrice Mansi Montenegro, direttore dell'Accademia di Musica piccoli Mozart e responsabile editoriale Edizioni Volontè & Co.
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«È importante dare ai bambini la concreta possibilità di fruire della musica, che è una grande risorsa educativo-formativa, nella convinzione che questa possa contribuire a uno sviluppo armonioso della persona» racconta Beatrice Mansi Montenegro, direttore dell'Accademia di Musica piccoli Mozart e responsabile editoriale Edizioni Volontè & Co

«Bisognerebbe, dunque, partire dalla convinzione che si sia educatori, insegnati o genitori, perché solo da questo indispensabile presupposto ci si potrà porre nella giusta direzione, alla ricerca quindi delle modalità corrette nel proporre o scegliere le attività, gli ascolti e le occasioni musicali».


1. Iniziate fin da subito


Ancora, fondamentale parlando di bambini, è sapere che un'educazione e formazione musicale è possibile (e anzi auspicabile) sin dalla più tenera età«ma affinché sia veramente efficace, a ogni stadio della crescita deve corrispondere un’adeguata proposta educativa».

«È giusto, per fare un esempio estremo, mettere in mano a un bambino di 2 anni una chitarra “perché a lui piace tanto” e dargli la possibilità di maneggiarla e magari tirar fuori dei suoni. Questo però non significa “avvicinarlo alla musica”! Se un genitore si chiede cosa può fare in prima persona, nella vita familiare di tutti i giorni, all’interno del proprio contesto familiare, gli consiglierei innanzitutto di condividere con il proprio bambino delle esperienze musicali».

Questo non significa accendere la radio e la tv e ascoltare la musica che “va in onda”, magari in mezzo al frastuono di altre attività, «oppure mettere un cd di “canzoncine per bambini” con l’errata convinzione che queste siano più adeguate vista la loro semplicità. Sarebbe al contrario utile fare ascoltare, o meglio, ascoltare insieme al bambino musiche tratte dai più vari repertori, di generi il più possibile differenti, anche di musica cosiddetta “classica” o jazz».

 

 

2. Accompagnate i bambini all'ascolto


Detto questo, «non si può pretendere di far ascoltare a un bambino in tenera età un’intera Sinfonia di Beethoven, meglio procedere con dei piccoli assaggi sensati, magari corredati di un piccolo racconto. Così come altrettanto importante e utile sarebbe condividere delle esperienze musicali con i propri figli, magari mettendosi in gioco in prima persona (partecipare a concerti dal vivo, ad attività o corsi musicali appositamente proposti per i piccoli, ritagliarsi in casa dei momenti musicali dedicati, con giochi, canti, letture, ascolti in un clima rilassato). D’altra parte, musicisti pedagogisti, come ad esempio Suzuki, hanno sottolineato la grande importanza del ruolo del genitore nel percorso di educazione musicale di un bambino, e di come la pratica musicale possa diventare un prezioso strumento espressivo ma anche uno straordinario canale di comunicazione tra genitori e figli».
 

 

3. Informatevi bene prima di scegliere una scuola di musica

Decidere di far intraprendere un percorso formativo musicale al proprio figlio deve essere una scelta serena e consapevole e quindi vale la pena informarsi bene prima di scegliere una scuola. «Per quanto riguarda l’età, si può iniziare da quando il bambino ha pochi mesi, l’importante è seguire un percorso serio e rivolgersi a strutture che prevedono dei corsi per le differenti fasce di età, dove ci siano insegnanti di musica formati per l’insegnamento ai bambini, dove si utilizzino delle precise metodologie didattiche, dove vi siano dei libri di testo di riferimento».

4. Valutate il percorso didattico


Già a partire dai 3 anni, i corsi musicali possono prevedere l’utilizzo di strumenti musicali dello strumentario Orff, ma anche piccoli approcci alla tastiera (che fra gli strumenti è quello più immediato, insieme alla voce). «Dai quattro anni, i corsi musicali possono diventare più strutturati, progressivi ma sempre molto graduali, con un approccio musicale globale e un percorso alla tastiera; dai 6 anni si può pensare a un percorso mirato a uno strumento particolare, ma con un approccio da subito pratico, che dia la possibilità e la gratificazione al bambino di toccare e suonare lo strumento, seguendo parallelamente un percorso educativo teorico-pratico per lo sviluppo dell’orecchio melodico, del senso ritmico, della lettura/scrittura e creatività musicale».

 


5. Assecondate le inclinazioni del bambino

Per quanto riguarda la scelta dello strumento bisognerebbe seguire l’inclinazione o il desiderio del bambino, senza forzarlo su scelte non sue. «Certo è che per poter scegliere, il bambino dovrebbe aver avuto la possibilità di conoscere un minimo gli strumenti musicali; se così non è stato si potrebbe allora inizialmente optare per gli strumenti più immediati, pianoforte o canto, per poi eventualmente cambiare nel caso in cui il bambino esprimesse tale desiderio. Le proposte educative di una scuola devono in ogni caso essere chiare e ben motivate. L’insegnamento ai bambini comporta un grande impegno, grande preparazione, e un costante aggiornamento didattico e pedagogico. Perché ogni bambino non è “un vaso vuoto da riempire”, ma è già un prezioso piccolo bocciolo in divenire, che ha bisogno dei giusti stimoli per poter fiorire e sprigionare il “proprio sé”».