Educazione musicale

Musica e bambini, 10 dritte ai genitori per avviare i propri figli

28 Settembre 2015 | Aggiornato il 04 Settembre 2017
La musica favorisce lo sviluppo cognitivo di ogni bambino e contribuisce ad allenare la memoria potenziando, al tempo stesso, la creatività. Già in età prescolare, scoprire il mondo delle note ha effetti molto positivi nel percorso di crescita: tutti gli esperti sono ormai d'accordo su questo punto. “Fare musica è molto più di un passatempo: è un elemento essenziale nell'educazione del vostro bambino”. A sostenerlo è Hugo Pinksterboer, musicista e scrittore nel suo libro Corsi di musica per bambini e ragazzi, Guida orientativa per genitori, Edizioni Curci). 
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LA MUSICA È PER TUTTI. Tutti i bambini possono imparare a suonare e cantare ed è un'esperienza divertente a ogni livello anche senza raggiungere risultati eccellenti. Nessuno è davvero negato neanche se fatica, per esempio, a seguire il ritmo di una canzoncina con le mani o a cantarla. Ma se il bimbo, già da piccolo, viene bollato da un adulto come privo di talento, secondo l'esperto, c'è il rischio che se ne convinca e rifiuti in futuro ogni approccio alla musica. Tutto è più semplice quando in famiglia o tra gli amici qualcuno già suona e canta: probabilmente il bimbo stesso chiederà di imparare uno strumento. Al contrario, c'è chi non pensa proprio a suonare: in questo caso, il genitore può proporlo come un gioco evitando, però, qualsiasi forzatura. E' molto importante che il figlio non associ la musica a un 'obbligo' da aggiungere alla lista dei suoi doveri (soprattutto se frequenta già la scuola primaria).

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UNA FAMIGLIA PARTECIPE STIMOLA IL BIMBO NEL SUO PERCORSO MUSICALE. Il sostegno del genitore è fondamentale per l'educazione musicale del figlio anche senza l'ambizione di diventare un professionista. In ogni caso, interesse e partecipazione da parte della famiglia aiutano a motivarlo nel percorso a ogni diversa tappa. Se il bimbo inizia a frequentare un corso introduttivo alla musica, adatto alla sua età, dovrebbe viverlo come un appuntamento divertente. Tra i corsi più diffusi in Italia per bimbi da 0 a 6 anni, hanno grande successo quelli basati sul metodo Gordon proposti dall'AIGAM (Associazione Italiana Gordon per l'Apprendimento musicale). Quando, poi, comincia a suonare uno strumento e non ne ha voglia, è importante non rimproverarlo altrimenti potrebbe associarlo a una imposizione. Per incoraggiare il bambino, è essenziale, invece, elogiare anche solo quel poco che ha fatto e discutere dei suoi progressi davanti al suo insegnante.

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QUANDO INIZIARE. Secondo Hugo Pinksterboer, non è mai troppo presto per scoprire il mondo musicale a patto che sia un'esperienza divertente. Se il genitore, per esempio, canta semplici canzoncine (pazienza se non è intonato!), il figlio si diverte e già verso i 2-3 anni cerca di ripeterle a modo suo. Tra l'altro, il bimbo riconosce suoni diversi e prova a seguire il ritmo battendo le mani o alcuni oggetti tra di loro. Per aiutarlo a sviluppare questa tendenza, sono perfetti i giocattoli musicali (tamburi, maracas, xilofoni o un piccolo pianoforte). Intorno ai 3 anni, il bimbo intona le canzoncine da solo e inizia a intuire in modo spontaneo le differenze di volume, altezza (note acute e gravi) e tempo. E' un buon momento per un corso introduttivo (propedeutico), specifico per i più piccoli (esistono per diverse fasce di età), che aiuta ad acquisire i concetti musicali base con un approccio giocoso.

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L'ETA' GIUSTA PER SUONARE CAMBIA A SECONDA DEL BIMBO. In genere, molti bambini imparano uno strumento 'vero' (di solito il pianoforte o il violino), verso i 5-6 anni, a volte anche prima. Tuttavia, non esiste un'età ideale, adatta a tutti per 'fare più sul serio': molto dipende dallo sviluppo del singolo bambino e dallo strumento che sceglie. In altre parole, quando abilità motorie, coordinazione e capacità di concentrazione migliorano, il bimbo è pronto per cominciare a suonare. In ogni caso, dal punto di vista dell'autore, sotto i 6-7 anni è pretenzioso pensare che i ritmi di apprendimento di un bimbo possano essere costanti e rigorosi. Quello che conta davvero è passare la curiosità e l'amore per la musica senza dare troppo peso ai progressi o alla qualità dell'esecuzione.

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PROGRAMMI MUSICALI E LEZIONI. I corsi propedeutici di gruppo sono l'ideale per avvicinare i più piccoli alla musica. Sempre per i giovanissimi esistono anche corsi specifici per suonare uno strumento. Molti adottano il Metodo Suzuki che insegna violino, violoncello, pianoforte e chitarra e richiede la partecipazione del genitore alle lezioni. Con questo approccio, il bimbo impara insieme all'adulto a suonare a orecchio senza leggere la musica. Secondo alcuni esperti, tale sistema può rallentare i progressi futuri. Tuttavia, secondo l'autore Pinksterboer, quello che importa davvero è assecondare le inclinazioni del figlio e capire quale tipo di insegnamento sia più adatto a lui. Quanto alle lezioni, individuali o collettive, in una scuola, anche in questo caso, molto dipende dalla personalità del singolo. E' importante che l'insegnante abbia passione e sia specializzato a lavorare con i bambini. Bravi musicisti, infatti, non sempre sono anche buoni insegnanti, specialmente per i più pi

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STRUMENTI PER COMINCIARE. La scelta di strumenti adatti per dimensioni ai bimbi sotto i 6 anni è piuttosto limitata (pianoforte o tastiera, violino e archi che sono reperibili in diverse misure e talvolta chitarra e percussioni). Dopo questa età, invece, aumenta la disponibilità di strumenti prodotti su misura e poi, intorno ai 10 anni, ogni ragazzino riesce a gestire fisicamente anche la maggior parte degli strumenti da grandi. Per il primo approccio al mondo musicale, il pianoforte è considerato un ottimo alleato perché i tasti in ordine (note basse a sinistra e alte sulla destra) aiutano a capire la struttura della musica. Per questo è ideale già intorno ai 4 anni, anche se nulla vieta di passare in seguito a qualcosa d'altro. Anche il violino, per esempio, è tra gli strumenti disponibili nella misura giusta per un bimbo di 4-5 anni, per questo molti musicisti in erba in questa fascia di età iniziano a suonarlo.

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STRUMENTI ED ETA'. Se piano e archi si prestano anche per i più piccoli, non si può dire altrettanto per gli strumenti a fiato: sono oggetti grandi e pesanti e difficilissimi (e costosi) da trovare in scala ridotta. E' impensabile, per esempio, che un bambino di 6-7 anni suoni l'oboe! Quanto a sassofono, clarinetto, e tromba, l'età consigliata dalla maggior parte degli insegnanti è intorno ai 10 anni. Tra i fiati, è invece perfetto per i principianti il flauto dolce che di norma si può suonare quando il bimbo è capace di chiudere tutti i fori, già verso i 5 anni. Adatte ai bimbi intorno ai 6-7 anni, sono le chitarre acustiche che si trovano anche in versione ridotta. Il modello più piccolo è tre quarti di quello normale, e in genere ha le corde di nylon ma c'è anche la chitarra folk che le ha in acciaio e quella elettrica che va bene sempre verso i 7 anni.

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OGNI STRUMENTO HA LE SUE DIFFICOLTA'. Di fatto, non esiste uno strumento 'facile' in assoluto ma alcuni vanno molto meglio per cominciare. Sul pianoforte, per esempio, è sufficiente premere 8 tasti di fila per ottenere una scala, ma questo non significa che sia semplice raggiungere un buon livello. Ogni strumento ha le sue difficoltà come spiega il musicista Pinksterboer: nel caso del piano, serve suonare due parti allo stesso tempo con due mani e, a volte, ogni mano suona più tasti insieme. Con violino e chitarra classica, per esempio, la mano sinistra fa cose molto diverse da quella destra. Per la batteria, invece, è necessario sviluppare la coordinazione usando mani e piedi allo stesso tempo.

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MASCHI E FEMMINE: CAMBIA QUALCOSA? Oggi molte ragazze suonano la batteria, il basso, la chitarra elettrica, o il trombone, tuttavia è ancora piuttosto diffuso il luogo comune che questi siano strumenti più adatti a un 'maschio'. Arpa e flauto dolce o traverso, invece, vengono etichettati 'da femmine': non è così, ogni strumento è adatto a tutti (indipendentemente dal sesso), quello che conta è l'interesse dimostrato dal bambino. Capita, infatti, che un bimbo cominci a suonare uno strumento e, dopo un paio d'anni o prima, decida di passare a un altro. In una fase di crescita, è normale che i gusti si modifichino e questo vale anche nel caso di un piccolo violinista che voglia poi suonare la chitarra. Obbligarlo a continuare è controproducente e potrebbe fargli venire voglia di piantare tutto, mentre appoggiarlo significa dargli la possibilità di ampliare la sua formazione musicale.

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QUANTO TEMPO AL GIORNO OCCORRE DEDICARE ALLA MUSICA. Nella fascia d'età tra i 3 e i 6 anni, quello che conta davvero è ispirare amore per la musica. In questa fase, anche se il bimbo ha già scelto uno strumento e mostra interesse non è appropriato parlare di 'studio' quotidiano (e tanto meno forzarlo a lunghi esercizi). Cinque-dieci minuti al giorno invece possono essere un momento divertente, di gioco, che non lo farà disamorare delle note. Dai 6 anni in poi, il discorso cambia: ogni bambino può capire che in alcune attività ci vuole tempo per raggiungere buoni risultati. In genere, sessioni brevi di circa 15 minuti, per 4-6 volte alla settimana, rappresentano una soluzione adeguata fino a 8 anni. Diverso è il caso in cui il bambino manifesti il desiderio di suonare più a lungo e spesso: se la musica sembra coinvolgerlo moltissimo, è bene discuterne con l'insegnante.

LA MUSICA È PER TUTTI. Tutti i bambini possono imparare a suonare e cantare ed è un'esperienza divertente a ogni livello anche senza raggiungere risultati eccellenti. Nessuno è davvero negato neanche se fatica, per esempio, a seguire il ritmo di una canzoncina con le mani o a cantarla. Ma se il bimbo, già da piccolo, viene bollato da un adulto come privo di talento, secondo l'esperto, c'è il rischio che se ne convinca e rifiuti in futuro ogni approccio alla musica. Tutto è più semplice quando in famiglia o tra gli amici qualcuno già suona e canta: probabilmente il bimbo stesso chiederà di imparare uno strumento. Al contrario, c'è chi non pensa proprio a suonare: in questo caso, il genitore può proporlo come un gioco evitando, però, qualsiasi forzatura. E' molto importante che il figlio non associ la musica a un 'obbligo' da aggiungere alla lista dei suoi doveri (soprattutto se frequenta già la scuola primaria).
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