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IL PIANOFORTE

Perché scegliere di suonare il pianoforte da bambini: i pro e i contro

Di Alice Dutto
bambinopianoforte

12 Ottobre 2018
Uno strumento immediato e affascinante, che molti bambini vogliono suonare. Studiare il pianoforte però è anche molto impegnativo. Ecco come fare una scelta consapevole con i consigli di Marco Bettuzzi, docente al Conservatorio Paganini di Genova e presidente dell'associazione Valentina Abrami

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È uno degli strumenti più amati, quello che (quasi) tutti i bambini vogliono imparare a suonare. Si tratta del pianoforte, lo strumento solista per eccellenza, principe dell'orchestra, popolarissimo in tante le famiglie.

 

«Uno dei motivi del suo successo è legato all'immediatezza: essendo uno strumento ad accordatura fissa dà subito soddisfazione perché basta abbassare un tasto per ottenere un suono. Più complicata è l'esperienza di uno strumentista a fiato, che deve imparare a costruire il suono a partire da un tubo» spiega Marco Bettuzzi, docente al Conservatorio Paganini di Genova e presidente dell'associazione Valentina Abrami impegnata nella valorizzazione del ruolo dell'educazione alle arti nella formazione dei bambini.
 

 

PRIMA DI SCEGLIERE LO STRUMENTO
«Ancor prima di scegliere quale strumento suonare, consiglio ai genitori di iscrivere i propri bambini a un coro: è un'esperienza molto formativa dal punto di vista musicale per l'educazione dell'orecchio e l'apprendimento del senso del ritmo, ma anche dal punto di vista sociale – continua il professore –. Si può iniziare già a 5-6 anni. In genere, poi, con questo tipo di avvicinamento alla musica è il bambino stesso a manifestare la volontà di iniziare a studiare uno strumento».

In quel momento è bene assecondare la richiesta del bambino e fargli sperimentare strumenti diversi per fargli individuare quello che gli piace di più.

«Sebbene non ci sia un momento specifico per cominciare, si consiglia di farlo entro i 10 anni per ragioni fisiche legate, ad esempio, allo sviluppo delle articolazioni e alla strutturazione delle fasce muscolari».

 

PERCHÉ SCEGLIERE IL PIANOFORTE

Stando a uno studio pubblicato sul Journal of American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, suonare uno strumento musicale migliorerebbe lo sviluppo delle aree motorie, la capacità di concentrazione e il controllo e l'elaborazione delle emozioni.

 

In particolare, lo studio del pianoforte rinforzerebbe le abilità linguistiche: il professor Robert Desimone del MIT (Massachusetts Institute of Technology), in collaborazione con alcuni colleghi dell'Università di Pechino, ha dimostrato che lo studio del pianoforte aumenta le risposte corticali agli stimoli dovuti ai cambiamenti di tonalità di un suono o del parlato. Questo ha portato a un'alfabetizzazione precoce, dimostrando l'importanza delle lezioni di musica.

LE DIFFICOLTÀ DELLO STUDIO DEL PIANOFORTE
«Il pianista è forse il più isolato dei musicisti – riflette Bettuzzi – perché il suo è lo strumento che più di tutti può bastare a se stesso. Il mio consiglio è quindi quello di far abituare i bambini fin da subito ad accompagnare altri strumentisti o i cantanti e poi di spingerli a suonare in gruppo, magari in un'orchestra».
 

 

Ci sono poi da mettere in conto altre difficoltà nello studio del pianoforte: «Innanzitutto il costo: non si può comprare una tastiera, ma bisogna pensare all'acquisto o al noleggio di un vero pianoforte».
Nel primo caso i prezzi partono dai 500-1000 euro (ovviamente si risparmia qualcosa se lo strumento è usato); nel secondo, si va dai 50 agli 80 euro al mese circa.

 

E poi lo studio: «Suonare uno strumento non è un'attività come un'altra, ma ha una difficoltà decisamente superiore, perché riguarda la sfera fisica e intellettuale. In più, ci vuole tanto impegno per tanto tempo: per un percorso completo, prima di avere il diploma di pianoforte, ci vogliono come minimo 10-12 anni».

 

COME STUDIARE IL PIANOFORTE

«Se però il bambino manifesta uno spiccato interesse per il pianoforte, al netto delle aspettative che i genitori dovrebbero cercare di non proiettare sui figli, è bene individuare un buon maestro, che imposti una buona relazione con lo studente, e farlo cominciare a suonare».

La lezione privata, però, ha sempre un suo limite: «la motivazione nel continuare, perché se non c'è un confronto con gli altri può venir meno la spinta a migliorare e quindi continuare a studiare. Ecco perché consiglio sempre di costruire un percorso per il piccolo musicista che lo porti poi a entrare in Conservatorio o in una scuola di musica».