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Natale Montessori: raccontare o no di Babbo Natale?

Di Valentina Murelli
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16 Dicembre 2016 | Aggiornato il 10 Novembre 2017
Nell'ambito di un'educazione montessoriana è giusto presentare come reale un personaggio di fantasia? Ne abbiamo parlato con Elide Taviani, educatrice e formatrice dell'Opera Nazionale Montessori.

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Non c'è Natale senza Babbo Natale: dalle cartoline di auguri ai pupazzi nelle vetrine, dalle sagome sui balconi alle decorazioni per l'albero, dalle canzoncine ai travestimenti, il simpatico vecchietto vestito di rosso è ormai onnipresente. Anche nella mente dei bambini, per i quali è un personaggio al tempo stesso familiare e misterioso. Ma come andrebbe presentato nell'ottica di un'educazione montessoriana?

 

Considerata l'importanza che Maria Montessori attribuiva alle necessità di non ingannare i bambini e di metterli nelle giuste condizioni per scoprire e conoscere la realtà, la domanda sorge spontanea. È giusto raccontare ai più piccoli la "favola" di qualcuno che, nella notte di Natale, porta doni ai bambini su una slitta trainata da renne volanti? È giusto presentare come reale un personaggio di fantasia del quale, prima o poi, verrà comunque svelata l'inesistenza? E che conseguenze avrà questa scoperta sul rapporto di fiducia che i genitori hanno cercato di costruire con il loro bambino?

 

Tra gli educatori montessoriani non c'è una posizione univoca sul tema: per qualcuno è meglio evitare, per altri invece lo si può fare tranquillamente, magari con qualche attenzione. A dimostrare la mancanza di un pensiero unico è il fatto che nelle scuole italiane che fanno capo all'Opera Nazionale Montessori (ONM), ente fondato dalla stessa scienziata e pedagogista per promuovere la diffusione del suo pensiero, il Natale viene festeggiato in modi differenti.

 

"Tradizionalmente si faceva il presepe: oggi alcune scuole Montessori lo fanno ancora, magari cercando di inserirlo in un contesto interculturale, mentre in altre si festeggia  l'arrivo di Babbo Natale" afferma Elide Taviani, formatrice dell'ONM e a sua volta alunna di scuole Montessori e mamma e nonna di bimbi che hanno frequentato e frequentano queste scuole. A lei, immersa da una vita in un clima Montessori, abbiamo chiesto una testimonianza sul suo rapporto con Babbo Natale e il Natale in generale.

 

La sua prima considerazione è che, al di là di quello che si decide di raccontare ai piccoli di casa, l'aspetto veramente importante per un Natale in "spirito montessoriano" è che sia una festa a misura di bambino. "Per cominciare, preoccupiamoci di andare al cuore di questa festività, che è una celebrazione della nascita, della vita, della gioia di avere con noi dei bambini. Credo sia giusto - indipendentemente dal valore religioso o meno che si intenda attribuirgli - ricordare che a Natale si festeggia la nascita di Gesù. Per chi non crede, questa ricorrenza può semplicemente diventare l'occasione per festeggiare tutti i bambini che nascono: un'occasione che si presta benissimo allo scambio di doni".

 

Il Natale, per Taviani, non deve però diventare una scusa consumistica: "L'obiettivo non deve essere la rincorsa ai regali e ai vestiti più appariscenti e costosi, ma la costruzione di un clima sereno e positivo, in cui siano rispettati anche i ritmi dei bambini, i veri protagonisti della festa. Se Natale diventa una giornata stressante, in cui bisogna aspettare a mangiare perché la zia non è ancora arrivata, non si possono aprire i regali perché manca il cuginetto, si diventa un intralcio per la mamma o il papà troppo impegnati in cucina o con gli ospiti, lo spirito della festa viene tradito".

 

 

Detto questo, Taviani propone qualche spunto di riflessione specifico per chi si pone il problema Babbo Natale sì/Babbo Natale no. "Maria Montessori ci insegna che i bambini sono infaticabili esploratori della realtà, perciò occorre dare loro l'opportunità di osservarla e comprenderla.

 

C'è talmente tanto di "vero" da scoprire che non serve aggiungere altro, soprattutto nei primi anni di vita, nei quali i bambini imparano “assorbendo” tutto ciò che sperimentano e conoscono.

Quindi, almeno all'inizio, meglio non mischiare troppo le carte tra reale e fantastico". In concreto, se decidiamo di raccontare di un personaggio leggendario che porta regali ai bambini, facciamolo pur, ma evitando renne volanti o passaggi dai camini, che non solo sono palesemente fuori dalla realtà - per cui il bambino che ne cercherà traccia ovviamente non potrà trovarla - ma per di più non aggiungono nulla alla meraviglia della realtà stessa.

 

"Per un bambino sono già straordinari uccelli e aerei" sottolinea Taviani. "Non c'è bisogno di renne volanti..."

Insomma, se non si aggiungono troppi fronzoli fantastici, di Babbo Natale si può parlare. Quanto al rischio che questa "bugia" di mamma e papà su chi porta i doni a Natale possa minare la fiducia dei bambini nei genitori stessi quando alla fine i piccoli scoprirannono la verità, per Taviani è piuttosto contenuto. "Certo, come dicevo sarebbe meglio non allontanarsi troppo dalla realtà e in generale evitare di costruire per il bambino un mondo popolato da troppe creature inesistenti (Babbo Natale, Befana, fate, elfi, fatine dei denti e così via). Però credo che quello che conta davvero, nella costruzione di un rapporto di fiducia, sia non ingannare i bambini su aspetti che riguardano direttamente loro e la vita famigliare. Solo un esempio: dire che tutto va bene se invece in casa c'è un problema è un atteggiamento che produce ansia e confusione. Bisogna invece imparare a presentare anche le piccole o grandi avversità che possono attraversare la vita di una famiglia".

 

Per altro non è detto che, alla scoperta che Babbo Natale non esiste, i bambini vivano le "bugie" dei genitori sul suo conto come un tradimento. Ciascuno reagisce a modo suo: qualcuno effettivamente soffre e accusa mamma e papà di averlo ingannato, altri non fanno una piega, o magari - alla "confessione" dei genitori - dichiarano di sapere già da tempo che si tratta di un'invenzione. E tra quelli ai quali viene detta subito la verità c'è chi si lamenta, da grande, di essere stato privato di un po' di "magia del Natale".

 

"Anche per questo - commenta Taviani - credo non ci sia da preoccuparsi troppo su cosa si decide di raccontare. L'importante è, da un lato, non derogare troppo dal principio di realtà e, dall'altro, fare del Natale un'occasione per stare insieme con gioia, dai preparativi  nei giorni precedenti fino alla festa del 25 dicembre".

 

 

Senza dimenticare che la figura di Babbo Natale può anche diventare  l'occasione per introdurre racconti di carattere storico o addirittura culturale e antropologico: "Si possono raccontare miti e leggende natalizi - conclude Taviani – da quelli del nord Europa a quella di San Nicola, protettore dei bambini, magari mostrando su un mappamondo i paesi nei quali vengono celebrati".