Cura del neonato e del bambino

Pannolino: come cambiarlo e come toglierlo secondo la pedagogia Montessori

Di Valentina Murelli
pannolino_montessori
03 Giugno 2019
Rispetto del bambino e dei suoi tempi, estrema delicatezza nei gesti, preparazione di un ambiente che promuova l'autonomia: sono gli ingredienti fondamentali di un approccio al pannolino in stile Montessori

 
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Spesso si pensa al cambio del pannolino come a una routine noiosa (se non addirittura fastidiosa) e allo spannolinamento come a una fase difficile, faticosa, al limite della crisi. Eppure si può guardare a questi momenti in modo completamente diverso, come momenti di vicinanza e coccola con i nostri bambini e come ottime occasioni per esercitarci nella costruzione di una relazione solida, equilibrata e basata sulla fiducia e per promuovere lo sviluppo autonomo del bambino, in pieno rispetto del pensiero filosofico e pedagogico di Maria Montessori.

 

“Ovviamente Montessori non ha dato indicazioni sistematiche su come cambiare il pannolino al bambino, o su come toglierlo” afferma Sonia Zecchi, educatrice montessoriana e co-fondatrice dello Spazio Montessori di Milano. “Però ha proposto un metodo scientifico di approccio al bambino, che parte dalla sua attenta osservazione per coglierne i bisogni psicofisici e reagire di conseguenza”. E proprio da questo approccio si può partire per fare del cambio del pannolino un momento unico e privilegiato nella costruzione della relazione con nostro figlio.

 

Il cambio del neonato

“Nelle prime settimane e nei primi mesi di vita del bambino, tutto passa attraverso la nostra relazione con lui ed è attraverso il tipo di relazione che instauriamo che gli passiamo la consapevolezza dell'ambiente che lo circonda e la fiducia nelle sue competenze e in noi” spiega Zecchi. “Ecco perché il cambio del pannolino non dovrebbe essere fatto frettolosamente, giusto per pulire e via, ma vissuto come momento di incontro, di dolcezza, in cui siamo consapevoli che ci stiamo permettendo di toccare la pelle delicata del bambino e lui si abbandona al nostro tocco”.

 

Secondo Zecchi le parole chiave diventano armonia, bellezza, fiducia: gesti calmi, non bruschi, accompagnati dal suono della voce che spiega che cosa si sta facendo. Nessuna “violenza” al bambino, ma anche nessun commento o espressione schifati: secondo l'educatrice, il messaggio che deve passare è che non c'è niente di brutto che arriva dal bambino, che la vita è bellezza, che ci si può affidare con fiducia alla relazione con la mamma, il papà, o anche l'eventuale tata o educatrice di nido. 

Il pannolino si cambia “con il bambino”, non "al bambino", come se fosse un bambolotto o, peggio ancora, contro la sua volontà

 

Maria Giovanni Iavicoli, educatrice del Centro Nascita Montessori di Roma, invita inoltre a pensare al fatto che in un istante il neonato passa dalla fluidità e uniformità del liquido amniotico a un ambiente variabile, pieno di stimoli, talvolta scomodo, come le superfici sulle quali lo appoggiamo. “Ecco perché dobbiamo utilizzare il più possibile movimenti fluidi, continui, senza interruzioni e preferire per il bebè un abbigliamento comodo, che non lo costringa troppo e faciliti il momento del cambio”. E ancora: “In casa dovremmo cercare di cambiarlo sempre nello stesso posto, in modo che abbia dei riferimenti e possa orientarsi e appropriarsi dello spazio che lo circonda, e dovremmo sempre cercare di coinvolgerlo, con lo sguardo e la voce, annunciandogli quello che stiamo per fare, anche quando è piccolissimo”.

 

“Senza mai perdere di vista – prosegue Iavicoli – quello che ci sta comunicando. Anche quando è molto piccolo il bambino ha modo di farci sapere come si sente e non solo con il pianto: per esempio, se è nervoso o scontento il suo movimento può diventare scoordinato, confuso, e allora dovremo regolarci di conseguenza, perché l'obiettivo deve essere assecondare il piacere e limitare il dispiacere”.

 

Il cambio del bimbo più grande

Certo, mano a mano che il bambino cresce le cose possono cambiare: quando si mette in piedi o comincia a camminare può darsi che non abbia più voglia di starsene lì sdraiato a pancia in su a farsi togliere e mettere il pannolino. “In questo caso una buona soluzione potrebbe essere il cambio in piedi” consiglia Zecchi, sottolineando che non si tratta però di un obbligo. “Non c'è un'età passata la quale per forza il pannolino va cambiato in piedi. Ci sono i bisogni, le esigenze, le preferenze del bambino. Se è lui a 'chiedere' di fare così e la situazione lo permette perché no? Viceversa, se lui ha piacere di continuare a stare sdraiato, perché no?”.

 

Non solo: quello che si può fare quando il bambino comincia a spostarsi è coinvolgerlo di più in tutto il rituale del cambio. “Gli si può chiedere di andare a prendere il pannolino pulito, o di buttare nell'apposito secchio quello sporco” afferma Iavicoli. “Non come obbligo, ma perché i bambini hanno grande soddisfazione nel ricevere e nello svolgere questi compiti in autonomia. Naturalmente, però, occorre che l'ambiente sia sistemato a misura di bambino, che il piccolo ci si possa muovere senza pericoli e possa raggiungere facilmente quanto gli occorre”.

 

 

Togliere il pannolino con la filosofia Montessori

L'approccio non cambia quando si tratta di togliere il pannolino. Anche in questo caso non dovrebbe essere un'imposizione, una decisione calata dall'alto, ma la facilitazione di un percorso che dovrebbe cominciare dal bambino stesso, in risposta al suo sviluppo neurologico e psicofisico. “Di nuovo, l'insegnamento montessoriano è quello di osservare il bambino e prendersi il tempo necessario per capire i suoi segnali: non anticiparlo, non pressarlo, non sovrapporre i nostri ritmi e le nostre aspettative alle sue potenzialità del momento” spiega Iavicoli.

 

Certo, non è facilissimo imparare a leggere i segnali del bambino, può volerci del tempo, ma poco all volta ci si riesce. “Così, per esempio, si impara a riconoscere quando il bambino sta facendo pipì nel pannolino – afferma Zecchi – e allora gli si potrà chiedere se vuole provare a farla nel vasino e permettergli di fare le prime prove. Poi, poco per volta, sarà il bambino stesso a chiedere di farla nel vasino, o a dirigersi direttamente verso il bagno quando sente lo stimolo”.

 

Ovviamente, serve che l'ambiente sia adeguatamente preparato ad accogliere questa nuova tappa di autonomia del bambino. “Il primo passo sarà mettere in bagno un vasino ancora prima che il piccolo possa averne la necessità, in modo che possa familiarizzare con questo oggetto di cui intanto gli spiegheremo l'utilità e l'utilizzo” prosegue Zecchi. E in un'ottica di promozione dell'autonomia – ricordiamo che il motto di Maria Montessori per i primi anni di vita del bambino è “aiutami a fare da solo” - potrebbe essere utile, mano a mano che il bambino progredisce nell'utilizzo del vasino, mettere a disposizione anche gli strumenti perché possa buttare la pipì, pulire il vasino e lavarsi le mani. “Di nuovo, non deve essere un obbligo – raccomanda Iavicoli – ma la costruzione della possibilità di farglielo fare. Il punto è facilitare, attraverso un'adeguata preparazione dell'ambiente, il tessuto di competenze che il bambino sta sviluppando”.