UNO STRUMENTO FANTASTICO

Il pensiero magico nei bambini: che cos'è, come funziona e perché è importante

Di Alice Dutto
pensieromagicobambini
14 Giugno 2019
Uno strumento fantastico che permette ai piccoli di vivere in un mondo che non è a loro misura. È questa l'essenza del pensiero magico, che si sviluppa dai due anni fino ai 7-8 anni d'età
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Tutti i genitori, i nonni e le insegnanti della materna ne fanno quotidianamente esperienza: «il pensiero magico dei bambini è un pensiero speciale, che si sviluppa dai due anni e rimane presente e vitale fino ai 7-8 anni di età. È uno strumento fantastico, perché rende i piccoli capaci di trasformare la realtà, di nominarla in un altro modo» spiega Daniele Novara, fondatore del Centro PsicoPedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti.

Un bambino può cucinare inverosimili piatti usando foglie, legnetti e sassi; parla con gli oggetti; cura un taglietto con un bacino; scaccia la paura del buio con una parola; va a dormire con un dinosauro che lo difenderà dai mostri o gioca alla mamma cullando un bambolotto.
 

Pensiero magico: la definizione

In buona sostanza, «Il pensiero magico è l’espediente cognitivo eccezionale che i bambini hanno a disposizione per riuscire a vivere in un mondo troppo diverso, troppo grande, troppo incomprensibile per loro».
 

 

Come funziona il pensiero magico

«Tutti i bambini sentono la frustrazione e l’impotenza del loro essere piccoli in un mondo che non è a loro misura. Un bambino di tre anni può ripetere come un mantra la frase: “Sono grande!” ogni volta che ha bisogno di darsi coraggio e affrontare la fatica di trovarsi “nanetto” in un mondo di giganti».

Si tratta di una risorsa potentissima, come dimostra il fatto che, «nonostante l’invadenza del digitale e quella dei genitori di oggi, troppo impegnati nel disintegrare la magia con le loro spiegazioni razionali, il pensiero dei bambini continua a essere caratterizzato da componenti magiche».
 


Un esempio? «Le loro fantasiose bugie, che non sono bugie vere e proprie come le intendiamo noi adulti, ma l'espressione del pensiero magico in azione. Un bambino può tessere la storia più bislacca del mondo per evitare un cibo poco gradito o per non andare a una festa in casa in un pomeriggio di sole. E anche il famigerato “No!”, tormento dei genitori di tutto il mondo, non è altro che un tentativo ingegnoso di ridurre la presenza degli adulti che continuano imperterriti a comandare sui più piccoli».
 

Come approcciare al meglio il pensiero magico

Molti genitori si chiedono però come comportarsi di fronte ai racconti improbabili di un bambino o alla sua pretesa di coinvolgere il genitore nei suoi giochi magici. Assecondarlo oppure no?

«Il primo consiglio consiste nel non sgridarlo o, peggio, punirlo perché ha detto “una bugia”. Al contrario, è importante che i genitori imparino ad assumere la loro prospettiva magica e che, nei limiti del possibile, siano disposti a giocare sul piano immaginario e fantastico dei figli».

Perché nel pensiero magico il bambino è attivo, «è il costruttore della sua storia ed è per questo che non va sminuito o contrastato, altrimenti rischiamo di deprivare l’esperienza fantastica-immaginativa che i grandi esperti dell’infanzia hanno sempre saputo tenere viva».

 

Gli adulti e il pensiero magico

Il pensiero magico non si perde mai del tutto. «Un esempio? Le superstizioni di molti di noi adulti: non c'è nessun motivo razionale per allarmarsi se un gatto nero attraversa la strada, ma la parte "magica e meno razionale" della nostra mente ci fa dubitare».

 

Daniele Novara