Adolescenti e alcol

Adolescenti e alcol: il ruolo dei genitori e della scuola

Di Giulia Foschi
alcoladolescenti
11 Maggio 2018
Si inizia prima, e si beve fuori dai contesti protetti e familiari. I consigli di un esperto per affrontare il problema con serenità, ma senza sottovalutare i rischi. 
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Dalla tavola di casa ai locali: per giovani e giovanissimi il bere alcolici non è più sinonimo di convivialità durante i pasti, ma un rito sociale al quale è difficile sottrarsi. Un fenomeno che, se non viene gestito con oculatezza, causa danni alla salute e compromette lo sviluppo di una sana vita relazionale. Ne parliamo con il professore Roberto di Monaco, docente di Sociologia dell’organizzazione e Leadership, reti e processi organizzativi all’Università di Torino e autore, insieme a Silvia Pilutti e Caterina Puglisi del libro «Adolescenti e alcol», edito da Carocci.

 

Un fenomeno sociale in trasformazione


Di per sé, il consumo di alcol tra gli adolescenti non è in aumento, anzi: secondo l’Istat l’assunzione di alcolici fra i minorenni è passata dal 28,9 al 20,4% negli ultimi 4 anni. Ciò che preoccupa è il calo dell’età dei primi bicchieri e lo spostamento del consumo dall’ambiente familiare e domestico a quello sociale, dei locali, dei bar, dei pub, delle discoteche, dove per i ragazzi, in gruppo, bere diventa quasi un obbligo. «Pesano dinamiche di gruppo nei diversi contesti dove i ragazzi vivono – spiega di Monaco -. A una riduzione generalizzata del consumo di alcol, sia tra i giovani sia tra gli adulti, senz’altro positiva, si affianca un’anticipazione del consumo tra i giovani: una quota, pur se non maggioritaria, inizia a bere già attorno agli 11, 12 anni, mentre dai 15 anni la fascia diviene molto significativa».

 

 

Un rischio per la salute 


Parliamo quindi di ragazzini ancora molto giovani, sul cui fisico il consumo di alcol, anche in quantità non elevate, può causare gravi danni. «Il consumo di alcolici è uscito dalla quotidianità – continua di Monaco -, come può essere ad esempio il rito di sorseggiare di un bicchiere di vino a tavola durante il pasto. I giovani d’oggi bevono magari solo una volta alla settimana, ma troppo e male. Non dobbiamo paragonare un quindicenne a un adulto: a un adolescente può bastare un solo cocktail per subire danni fisici, e non solo».

 

Cosa può fare la famiglia


Per un genitore non è facile intervenire, proprio perché il consumo di alcolici avviene all’esterno dell’area d’influenza e di controllo familiare.

 

UNA RICHIESTA DI ATTENZIONE. «Il dialogo resta sempre la prima strada da percorrere: aprirsi, parlare, senza pregiudizi, offrendo la massima disponibilità all’ascolto e al supporto. Spesso, infatti, l’uso di alcol, o di droghe, nasconde una richiesta di attenzione da parte degli adolescenti».

 

SPAVENTARE NON SERVE. Un altro nodo riguarda l’informazione: «Questi ragazzi sono quasi sempre consapevoli dei danni, anche molto gravi, causati dall’alcol. Eppure, lo consumano lo stesso. Inutile, quindi, insistere su questo punto, va senz'altro bene spiegare ma non serve spaventare: si tratta di studenti che leggono e sono informati, ma le dinamiche sociali sono comunque più forti».

 

 

Il ruolo della scuola


Considerata la collocazione del consumo di alcol tra i giovani nell’ambito della socialità, fondamentale diventa il ruolo degli insegnanti e l’esempio di altri giovani, magari un po’ più grandi, nel contesto scolastico, dove solitamente si formano amicizie e frequentazioni. Gli autori del libro sono infatti sostenitori della "peer education", ovvero una strategia educativa che vuole favorire un processo naturale di passaggio di conoscenze ed esperienze da parte di alcuni membri di un gruppo ad altri membri di pari status.

 

IL DIALOGO IN AULA. «I genitori dovrebbero fare affidamento alla scuola e agli insegnanti, ponendo il problema e sollecitando il dialogo anche all’interno delle aule: il luogo ideale per parlarne. Noi, in base alla nostra ricerca, suggeriamo anche di sfruttare l’alternanza scuola-lavoro come un luogo di crescita importantissimo per i ragazzi.

 

AGIRE NEL CONTESTO SOCIALE. «Purtroppo anche adolescenti ben seguiti in famiglia cadono nella trappola dell’alcol nel timore di non essere accettati, di venire esclusi dal gruppo. Parlando di meccanismi di tipo collettivo, e non individuale, è dunque nella collettività che bisogna agire, incentivando l’inserimento in contesti formativi, lavorativi e di sano confronto».