Autismo

Autismo infantile, come riconoscere i primi sintomi

Di Alice Dutto
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02 Aprile 2019
Sguardo sfuggente, ripetitività dei movimenti e ritardo nel linguaggio. Sono questi i parametri principali che denotano una sindrome autistica. Eppure, fare una diagnosi è assai complicato: per questo bisogna rivolgersi ad esperti del settore
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In teoria, la diagnosi di autismo andrebbe fatta entro i primi tre anni di vita del bambino. Tuttavia, non esistono esami oggettivi in grado di dirci se nostro figlio è affetto da questa sindrome: la diagnosi, infatti, si basa su dati clinici e cioè sull'osservazione del comportamento del bimbo. Tra l'altro molti bambini a sviluppo “tipico” presentano alcuni tratti autistici. Per questo è molto difficile fare una valutazione ed è quindi molto importante rivolgersi a degli specialisti. Leggi anche Autismo: che cos'è. Sintomi, segnali e strategie 

Video intervista a Lucio Moderato, psicologo e psicoterapeuta, Direttore Servizi Diurni e Territoriali “Fondazione Istituto Sacra Famiglia” di Milano.

 

Guarda il video sui sintomi dell'autismo

Che cos'è l'autismo?


L'autismo è un disturbo generalizzato dello sviluppo di origine genetica con una forte interazione ambientale. Non è una malattia nel senso classico del termine, perché non è possibile curare l'autismo. Tuttavia, è possibile prendersene cura con interventi psico-educativi strutturati che portano all'abilitazione e al miglioramento della qualità della vita sia dei bambini che degli adulti autistici, ma anche dei loro genitori o dei loro familiari. (Leggi anche: autismo infantile, 10 cose da sapere)

 

Qual è l'incidenza dell'autismo in Italia?


Dobbiamo considerare che i dati sull'autismo negli ultimi vent'anni sono molto cambiati. Negli anni '70 si parlava di un autistico ogni 40-50mila abitanti, oggi parliamo di un autistico ogni 100 abitanti. Queste sono stime internazionali che si possono applicare anche al nostro Paese, anche se non abbiamo un conteggio preciso della situazione. 
Questa disparità di cifre non dipende dal fatto che l'incidenza dell'autismo sia aumentata (forse solo in minima parte), ma dal cambiamento degli strumenti diagnostici.

 

Quali sono le cause dell'autismo?


Fino agli anni Ottanta si pensava che l'autismo fosse una problematica derivante da questioni di tipo psico-relazionale: le responsabili erano le famose mamme “frigorifero”, o mamme anaffettive, che non erano in grado di voler abbastanza bene ai loro figli. Negli ultimi vent'anni tutto questo è stato sconfessato grazie anche all'intervento delle associazioni dei genitori. 
Adesso si sa che l'autismo è una sindrome di origine genetica che ha forti influenze dal punto di vista delle interazioni ambientali. 


Attualmente, sono stati scoperti sette geni correlati all'autismo. E sette geni possono creare uno spettro piuttosto vasto di questa malattia. Tuttavia, è ovvio che la genetica non basta per spiegare questo fenomeno, anche perché in genetica il rapporto tra genotipo e fenotipo non è di causa-effetto, ma di predisposizione. Ciò vuol dire che un soggetto può essere predisposto all'autismo, ma non svilupparlo, oppure essere poco predisposto ed esserne affetto.

 

Quali sono i primi segnali e come si possono riconoscere?


Non è possibile riconoscere la sindrome autistica con esami strumentali, la diagnosi si può fare solo attraverso dati di tipo clinico, che si basano sull'osservazione del comportamento del bambino. 


I “sacri testi” dicono che la diagnosi andrebbe fatta nei primi tre anni di vita. I parametri da considerare sono sostanzialmente tre: il primo è lo sguardo sfuggente, che non riesce a focalizzarsi sugli oggetti che normalmente si osservano; il secondo è la ripetitività dell'attività e del gioco, c'è una certa rigidità e una certa routinarietà; infine, il terzo aspetto riguarda l'assenza del linguaggio verbale o un suo ritardo. 


Tuttavia, bisogna ricordare che tutti questi elementi possono verificarsi anche nei bambini a sviluppo tipico. Per questo è meglio rivolgersi a uno specialista del settore, in modo da evitare errori che possono avere pesanti ricadute sulla vita del bambino. TI PUO' INTERESSARE: Vaccini e autismo: non c'è correlazione

 

Che cosa bisogna fare se si notano questi segnali nel bambino?


Quando il bambino è piccolo è evidente che bisogna andare dal pediatra, sarà poi sua cura, qualora ci sia un sospetto di autismo, inviarlo agli specialisti del settore che possono essere psicologi o anche neuropsichiatri. La valutazione diagnostica deve poi essere fatta su base clinica e quindi sull'osservazione del loro comportamento.


Di sicuro non esistono esami strumentali: non esistono test oggettivi, come l'esame del sangue o una risonanza magnetica, che ci possano dire che il bambino è autistico.
Il dato è che, come in tutte le cose, prima si interviene meglio è. E poi è importante coinvolgere fin da subito i genitori nel trattamento, perché se è vero che non si può guarire dall'autismo è anche vero che possiamo abilitare il bambino in condizioni di autismo per fare in modo che impari tutte le cose che servono per la sua vita e per la sua quotidianità, dal vestirsi al lavarsi, fino anche alle abilità cognitive. (Leggi anche: 10 cose che un bambino con autismo vorrebbe che tu sapessi)

 

Quali sono gli interventi più efficaci?


Le linee guida 21 internazionalmente adottate, soprattutto quelle scozzesi, dicono quali sono gli interventi che funzionano di più. Questi ultimi fanno riferimento alla psicologia dell'apprendimento, quindi interventi psico-educativi strutturati, progressivi, gerarchicamente organizzati, sequenziali e soprattutto uniformi. Insegnare una cosa alla volta e lentamente. È un po' come alimentare un albero: se si butta una volta alla settimana una cascata d'acqua sulla pianta, questa morirà di sete; se si versa una goccia d'acqua tutti i giorni quell'albero si svilupperà e diventerà grande.

 

Il principio deve essere questo: piano ma sempre, lenti ma inesorabili.