Psicologia

Autostima del bambino, 10 dritte ai genitori per migliorarla

Di Concetta Desando
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29 Settembre 2014 | Aggiornato il 02 Luglio 2018
Il sito BabyCenter ha stilato il decalogo del genitore che vuole aiutare il bambino a coltivare la propria autostima. Dare amore incondizionato e attenzione, fargli correre qualche rischio e qualche sbaglio, ascoltarlo e incoraggiarlo sono solo alcune delle cose da fare…
 
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Una forte autostima è alla base del futuro di ogni bambino perché gli consente di provare e di sperimentare per conto suo, prendendo decisioni, apprendendo dai propri errori, imparando ad affrontare le sfide della vita invece di fuggire, ad essere “resiliente” (termine usato in psicologia, che indica la capacità di far fronte in modo positivo agli eventi traumatici, riorganizzandosi per fronteggiare le difficoltà). In una parola, l’autostima è fondamentale per aiutare un bambino a crescere. Ma come fare per aiutarlo?

Il sito BabyCenter ha stilato il decalogo del genitore che vuole aiutare il proprio bambino a coltivare la propria autostima.

 

1. Dategli amore incondizionato

L’autostima di un bambino cresce se il genitore lo ama non per quello che fa, ma senza condizioni. Sentirsi accettati per quello che si è e non per quello che il genitore vorrebbe che si fosse è un grande aiuto. Per cui coccolatelo, baciatelo, dategli pacche sulle spalle e, soprattutto, ditegli “ti voglio bene, non importa chi tu sia o che cosa tu faccia”. Ed evitate sgridate come “Sei un cattivo bambino! Perché non sei capace di fare il bravo?”. Invece, cercate di riprenderlo in modo più “adulto”: “Spingere in questo modo tuo fratello non va bene, puoi fargli male e può essere pericoloso: non farlo!” (Leggi anche Punizioni, meglio insegnare l'autodisciplina)

 

2. Dategli attenzione

Trovate il tempo per dare al vostro bambino attenzione totale: è una pratica che fa meraviglie con l’autostima, perché il messaggio che passa è che pensate che il vostro piccolo sia importante e unico. Non serve moltissimo tempo: basta smettere un attimo di guardare il telefonino quando si risponde alla sua domanda, invece di farlo soprappensiero; oppure è sufficiente abbassare per qualche secondo il volume della TV per dirgli due parole. L’importante è che, oltre alla voce, ci sia anche il contatto visivo: guardatelo negli occhi, in modo che capisca che siete interessati a ciò che vi sta dicendo.

 

3. Ponete limiti

Stabilite regole ragionevoli per il vostro bambino, e fate in modo che non cambino. Ad esempio, se gli dite che la merenda si mangia in cucina, il giorno dopo non potete chiedergli di andare a mangiarla in sala. Sapere che alcune regole sono scolpite nella pietra lo farà sentire sicuro, anche se, soprattutto all’inizio, ci sarà bisogno di ripetergli costantemente quali sono le regole. (Guarda anche 8 regole per rimproverare il bambino)

 

4. Fategli correre qualche rischio

Incoraggiate il bambino a esplorare, a provare nuovi cibi, a trovare nuovi amici, a correre sul triciclo. Anche se c’è la possibilità di un insuccesso, senza correre rischi non ci sarà mai un’opportunità di successo: il proverbio “chi non risica non rosica” in questo caso è azzeccato. Quindi, lasciate che il vostro bambino sperimenti, e resistete alla tentazione di intervenire per metterlo in guardia o per aiutarlo se è in difficoltà. E men che meno facendogli voi il “lavoro”: aumentereste la sua dipendenza e diminuireste la sua autostima. Dovete essere capaci di bilanciare il bisogno di proteggerlo con la necessità di aiutarlo a crescere.

 

5. Lasciate che sbagli

Sbagliando s’impara: è una lezione importante per i bambini. Se appoggia il bicchiere troppo vicino al bordo del tavolo, non sgridatelo: invitatelo, invece, a riflettere su come potrebbe fare meglio la prossima volta. In questo modo il bambino impara che sbagliare, a volte, capita: l’importante è essere capaci di recuperare e di imparare dai propri errori. (Potrebbe interessarti Come insegnare al bambino a perdere)

 

6. Elogiate ciò che fa di buono

Chiunque, quando è incoraggiato, reagisce in modo positivo; quindi fate lo sforzo di riconoscere le cose buone che il bambino fa quotidianamente, e diteglielo. Non semplicemente con un “bravo”, ma spiegando anche perché è stato bravo, in modo che sappia esattamente che cosa ha fatto bene. (Leggi anche Complimenti ai figli sì, ma senza esagerare)

 

7. Ascoltatelo

Se il bambino sta cercando di dirvi qualcosa, ascoltatelo con attenzione, anche se non capite che cosa vuole: ha bisogno di sapere che i suoi pensieri e i suoi sentimenti vi importano. Aiutatelo a riconoscere le emozioni, chiamandole per nome: “So che sei triste perché devi salutare i tuoi compagni di giochi”. E accettate le sue emozioni senza giudizi, ad esempio senza prenderlo in giro perché ha paura del buio e “tu sei un bambino grande, è ridicolo avere ancora paura”. Imparate, invece, a condividere anche voi le vostre emozioni con lui, in modo che lui faccia lo stesso.

 

8. Evitate i confronti

Frasi come “perché non stai buono? Guarda Luigi com’è bravo” non fanno altro che ridurre l’autostima del bambino. Però persino elogi troppo positivi possono danneggiarlo: dirgli “sei tu il più bravo di tutti”, rischiano di metterlo in imbarazzo, perché non è facile vivere con il peso di essere “il migliore”. È bene apprezzare il bambino per le qualità che lo rendono un individuo unico, invece di confrontarle con quelle di altri.

 

9. Offrite supporto

Se il bambino è frustrato perché non riesce in attività nelle quali invece i suoi amichetti sono bravi, offritegli il vostro supporto e enfatizzate una delle sue qualità: “Luigi gioca bene a palla, ma tu fai bei disegni”. Ciò serve a insegnargli che ognuno ha le proprie debolezze e i propri punti di forza, e che non è necessario essere perfetti per star bene con se stessi.

 

10. Incoraggiatelo

Ogni bambino ha bisogno che chi gli vuole bene gli mandi segnali che dicano “credo in te, vedo che ti stai impegnando, metticela tutta”. Incoraggiare significa riconoscere non solo i risultati ma anche i progressi. Se sta imparando ad allacciarsi le stringhe delle scarpe, non ditegli “no, non così: lascia che faccio io”. Ditegli, invece “Ti stai impegnando molto: ci sei quasi”. Attenzione, comunque: anche se sottile, c’è una differenza tra l’elogio (“Ce l’hai fatta”) e l’incoraggiamento (“Sono orgoglioso di te”): il primo ricompensa l’attività, il secondo la persona. Così, con troppi elogi e pochi incoraggiamenti, il bambino penserà di essere stato “bravo” solo se la cosa è riuscita alla perfezione. Invece conta anche l’impegno. (Leggi anche ansia da prestazione, 7 consigli pratici)