APP 2.0

Arriva Baby Week, l'app che aggiorna i genitori mentre il bimbo è all'asilo. Favorevoli o contrari?

Di Alice Dutto
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14 Luglio 2016
Se ha fatto la nanna, se ha mangiato tutto e che tipo di attività ha svolto: il nuovo servizio ideato da Vincenzo De Negri permette a mamme e papà di «rimanere sempre connessi con il proprio bimbo» anche quando è all'asilo. Ma sarà giusto? Lo abbiamo chiesto allo psicologo di Milano e titolare della software house XTO Group, Davide Benedetto 
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Avrà mangiato tutto? Si sarà divertito? E gli avranno fatto fare il riposino? Da oggi la risposta a tutte queste domande, che spesso assalgono i genitori, arriverà direttamente sui loro telefonini. È nata infatti Baby Week, l'applicazione che consente alle mamme e ai papà di essere sempre aggiornati quando il proprio bimbo è all'asilo. Ma sarà una buona idea?

 

Come funziona


Grazie a Baby Week, le maestre possono inviare in tempo reale ai genitori le informazioni relative alla giornata del piccolo: le attività didattiche proposte, l'alimentazione, la nanna e molto altro ancora. I docenti, infatti, possono anche scattare delle foto al bimbo per immortalarlo nelle sue piccole sfide e traguardi quotidiani.
Basta che l'asilo nido o la scuola d'infanzia scelgano di avvalersi di questo servizio per renderlo disponibile ai genitori «che non dovranno fare altro che scaricare il software e aspettare le notifiche push per rimanere sempre connessi con il proprio bimbo» specifica Vincenzo De Negri, ideatore di Baby Week.

 

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Una schermata dell'applicazione | Baby Week

Da dove nasce l'idea

«Questa app è nata perché quando tornavo a casa dopo essere andato a prendere le mie bambine all'asilo mi dimenticavo sempre qualcosa riguardo all'andamento della loro giornata – spiega De Negri –. E a volte le insegnanti avevano poco tempo da dedicarmi, essendo molti i genitori che chiedevano informazioni. Ho cercato una soluzione semplice, che facilitasse la vita di tutti».

 

PER APPROFONDIRE: Scarica l'app di Nostrofiglio 



Sistemi simili esistono anche in Olanda, Usa e Spagna, come ClassDoJo che permette ai genitori di essere coinvolti nell'educazione dei loro figli mentre sono a scuola, o BuzzMob che facilita la comunicazione tra genitori e insegnanti per migliorare le prestazioni scolastiche dei figli, ma la maggior parte di queste app sono dedicate a bambini più grandi e hanno caratteristiche diverse rispetto a Baby Week.
 

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Le maestre possono anche inviare le foto del piccolo | Baby Week

I vantaggi


«Per legge i dati relativi alla giornata del bimbo devono essere trasmessi ai genitori, ma per mezzo della nostra app i dati personali non vengono esposti in bacheca, come avviene di consueto, ma direttamente alle persone interessate, tutelando in questo modo ancor più i bimbi – approfondisce l'imprenditore –. L'app infatti è accessibile solo a mamma e papà, attraverso una user e una password e, ovviamente, ogni genitore ha accesso solo alla scheda del proprio bimbo. Quindi non c'è rischio che nessun altro veda le informazioni».

 

Qualche perplessità


Ma è giusto che i genitori rimangano sempre connessi al proprio bambino anche quando è all'asilo? «Se i dati forniti sono solo di carattere informativo, il servizio è sicuramente utile, ma se diventa uno strumento di controllo ossessivo sulla vita del piccolo, può risultare dannoso» spiega  Davide Benedetto, psicologo di Milano e titolare della software house XTO Group.

 

Nel primo caso, diventa anche un modo per tutelare gli insegnanti che oggi spesso non godono della fiducia di mamme e papà. «Con questo strumento comunicano ai genitori ciò che fa il bambino e se loro non hanno obiezioni vuol dire che accettano ciò che accade, mettendo dunque gli operatori al riparo da critiche» continua lo psicologo.

 


Se però l'app si trasforma in uno modo per avere sempre l'ultima parola su ciò che fa il bambino, può diventare un problema: «Perché toglie al piccolo lo spazio e la possibilità di sbagliare e cercare una strada diversa da quella genitoriale - evidenzia l'esperto -. Facciamo un esempio, magari sono tre giorni che la maestra ci manda la foto di nostro figlio che ha in mano sempre lo stesso libro e noi pensiamo che sia ora di dargliene un altro. Ma magari è proprio quello l'oggetto che desidera avere, perché lo conforta e lo diverte: se glielo facciamo togliere, gli imponiamo una dinamica senza assecondare il suo personale modo di crescere».

L'app è dunque utile se i dati che vengono veicolati hanno una funzione puramente informativa, «ma ci deve essere un limite e non deve diventare uno strumento di interazione per orientare il comportamento delle maestre o del bambino, perché la scuola deve rimanere uno spazio libero dove il bimbo sperimenta e cresce sotto il controllo dell'educatore».