Educazione

Bambini: che fare se uno dei due è prepotente?

bambinoprepotente
13 Settembre 2016
I genitori sono amici tra loro, i figli sono quasi cresciuti insieme, ma uno è tranquillo e remissivo, l’altro prepotente. Ci scrive una mamma sul forum: come comportarsi per salvaguardare l’amicizia ma soprattutto per proteggere il proprio bambino? I consigli della psicologa Rosanna Schiralli.  
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“Sono la mamma di un bambino di 6 anni, tranquillo e socievole, che difficilmente si scontra con i compagni e difficilmente è aggressivo se gli viene fatto un torto. Il problema è il figlio di carissimi amici con cui è cresciuto insieme e che frequentiamo nel tempo libero.

Questo bambino si approfitta letteralmente del bene che mio figlio gli vuole: deve fare sempre quello che dice lui, se fanno un gioco e mio figlio sbaglia qualcosa gli dice che è stupido, se fanno un gioco e mio figlio vince, fuori di sé dalla rabbia arriva a tirargli oggetti. Io e mio marito non sappiamo più come comportarci: mio figlio ci rimane male e non si spiega i comportamenti dell’amico. Inoltre a nostro avviso i genitori non sono abbastanza incisivi per arginare le prepotenze del figlio (li vediamo esausti per questi atteggiamenti). La voglia di intervenire è tanta, ma vogliamo bene a questa famiglia e ci dispiace per la situazione creatasi. D’altro canto non vogliamo continuare a vedere che nostro figlio cerca e chiede di stare con un amico che per lui è un punto di riferimento, per poi essere deriso e maltrattato e all’occorrenza picchiato” (lettera dal forum). 


Se un bambino si comporta da prepotente, esprime un disagio. 


Se un bambino si comporta con prepotenza, nasconde senz’altro un malessere. “Può darsi che sia un bambino ‘viziato’, che non viene contenuto nelle sue pulsioni e che non ha limiti o regole” dice la psicologa (leggi: perché è importante dare delle regole ai bambini). “Oppure c’è qualcosa che non va nella relazione famigliare: forse i genitori non trascorrono mai del tempo con lui – tempo di condivisione vera, non di semplice compresenza ognuno davanti ad un video! -  forse è arrivato un fratellino a scombinare gli equilibri, forse i genitori non vanno d’accordo tra di loro e in casa c’è un clima teso. In tutti questi casi il bambino, con il suo comportamento, cerca di lanciare dei segnali e al tempo stesso riversa la sua rabbia e aggressività sull’amico più debole”. 


E i suoi genitori dovrebbero contenerlo e capirne le cause.


Che fare? “Nell’immediato, i suoi genitori dovrebbero fermarlo, guardarlo negli occhi e dirgli con fare pacato ma deciso ‘non si fa’, senza mortificarlo e ovviamente senza alzare le mani” risponde la Schiralli. “Però poi dovrebbero interrogarsi sul perché fa così, dal momento che il suo comportamento va letto come un sintomo e per risolverlo bisognerebbe capirne la causa, magari con l’aiuto di un esperto. 


Difficile invece affrontare apertamente la questione tra genitori, proprio perché c’è un rapporto di amicizia: si potrebbe provare con molta delicatezza ad esporre la situazione, senza puntare il dito contro nessuno e senza ergersi a ‘maestri’, ma chiedendo loro che sensazione hanno. Non si può escludere però il rischio che la prendano male e che l’amicizia finisca”. 


Consigli per i genitori del bimbo più docile. 

 

  • Mostrare comprensione per la sua sofferenza. I genitori del bimbo più docile dovrebbero innanzitutto mostrare rispecchiamento e comprensione per la situazione, dicendogli ad esempio ‘mi rendo conto che ci soffri; è successo anche a me da piccolo e ci restavo male’. Per lui è fondamentale che la sua delusione sia vista e compresa dai suoi genitori. 
  • Simulare a casa la situazione. Per dare maggiore sicurezza al proprio figlio, può essere utile fare a casa una simulazione, in cui mamma e papà interpretano la parte dei prepotenti e il bimbo interpreta se stesso. E chiedere a lui come potrebbe comportarsi, che cosa potrebbe rispondergli per provare a bloccare o ridurre la prepotenza, incitandolo a trovare lui stesso delle possibili soluzioni. 
  • Proporre di giocare insieme anche con gli adulti. La strategia più efficace può essere quella di provare a giocare tutti insieme, adulti e bambini. “E’ vero che i bambini dovrebbero risolvere tra loro le proprie scaramucce, ma quando si oltrepassano certi limiti è necessario che gli adulti intervengano” spiega Rosanna Schiralli. “Si stabilisce che gioco fare, ma soprattutto si stabiliscono in modo semplice e chiaro delle regole che tutti dovranno seguire. Mentre si gioca i grandi danno l’esempio indicando come ci si comporta e correggendo eventuali comportamenti scorretti, magari aiutandosi con delle palette rosse e verdi. Poi, pian piano, li si lascia fare da soli. L’obiettivo è quello di tracciare un sentiero, in modo che i bambini apprendano, attraverso i grandi, un modo diverso di stare insieme e rapportarsi tra loro, senza prevaricare e senza soccombere”. 
  • Invitarlo a casa propria. Altro tentativo quello di invitarlo a casa propria, dove il bimbo docile si sente più a suo agio ed è aiutato ad esprimersi un po’ di più e dove l’altro potrebbe sentirsi più tranquillo perché lontano dall’ambiente e dalle persone che, presumibilmente, determinano il suo nervosismo. E anche lì gli adulti possono supervisionare e, se necessario, sollecitare alla cooperazione e al rispetto delle regole per tutti, con un atteggiamento non giudicante e non punitivo, ma sempre collaborativo.  Molto utili a questo scopo i giochi che richiedono il contributo di entrambi: una costruzione, un puzzle, un gioco ‘a puntate’, che stimoli a unire le forze per raggiungere la meta.

Se non funziona, meglio diradare gli incontri. 

 

Se i vari tentativi falliscono, se gli altri genitori mostrano di non gradire la nostra intrusione o di non comprendere la situazione e se il rapporto tra i bambini non migliora, l’unica strada è diradare gli incontri.

 

“A quel punto si spiega al proprio figlio che ci dispiace che non potrà vedere tanto spesso il suo amichetto, ma non va bene che lui sia così prepotente e per questo mamma e papà hanno deciso che ci vedremo di meno” conclude la psicologa.