Educazione e psicologia

Bambini: cos'è e in cosa consiste la tecnica del "time-out"

Di Sara De Giorgi
angryboy
26 Luglio 2019
Quando si educano i figli ci sono alcune tecniche che possono venire in aiuto quando si comportano male. Una di queste è il "time-out", che prevede che il bambino resti qualche minuto in silenzio, seduto o in piedi, dopo aver combinato un guaio abbastanza grosso. Se usata nel modo corretto e tenendo conto della psicologia del piccolo, secondo alcuni pedagogisti è molto efficace. Ecco, nei dettagli, in cosa consiste e quali sono i vari passaggi di questa particolare tecnica.
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La tecnica del "time-out" è sicuramente una soluzione geniale per alcuni genitori: infatti, quando un bambino trascorre qualche minuto seduto da solo, diventa calmo e collaborativo. Eppure, altri affermano che non funziona: questo avviene perché i loro figli, quando sono costretti al "time-out", piangono e chiamano mamma e papà invece di restare seduti in silenzio oppure si agitano ancora di più.

 

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"Time-out", cos'è

 

Il "time-out", nell'ambito della genitorialità, equivale all'allontanamento temporaneo di un bambino da un ambiente in cui si è verificato un comportamento inaccettabile. L'obiettivo è quello di toglierlo da un contesto piacevole, invogliandolo così alla rimozione del comportamento offensivo. È una tecnica educativa e genitoriale raccomandata da alcuni pediatri e psicologi dello sviluppo come una forma efficace di disciplina.

 

Se ricordate la classiche affermazioni "Siediti in quell'angolo!" o "Mettiti dietro la lavagna!", allora sappiate che quelle erano e sono forme di "time-out". Infatti, spesso viene scelto un angolino della casa o uno spazio comunque simile in cui il bimbo deve stare in silenzio, in piedi o seduto, per alcuni minuti durante i "time-out".

Tuttavia, secondo un recente studio della "Oregon Health and Science University" di Portland (USA), l'85% dei genitori che adopera la strategia del "time-out" commette errori che riducono il successo di questa tecnica educativa

Gli errori sono i seguenti:

  • i mamme e papà danno, a volte, un numero eccessivo di avvertimenti
  • durante il "time-out", parlano con i propri figli
  • li lasciano giocare con i giocattoli.

Se desiderate imparare questa tecnica per educare vostro figlio, è utile capire come renderla davvero efficace e come è possibile adottare tutte le tattiche che ne fanno parte.

 

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"Time-out", da dove ha origine

 

Il termine "time-out" è diventato popolare negli Stati Uniti grazie a reality show che si chiama Supernanny, ma la tecnica è stata inizialmente sviluppata negli anni Sessanta come alternativa più umana alle dure punizioni che erano comuni allora.

 

Il concetto di "time-out" è stato inventato nel 1958 dal ricercatore Arthur Staats, ora in pensione presso l'Università delle Hawaii a Manoa, quando ancora insegnanti e presidi schiaffeggiavano sistematicamente i bambini e i genitori sculacciavano o frustavano i loro figli.

 

Al giorno d'oggi il video di un bambino che viene schiaffeggiato a scuola diventa subito virale perché è considerato scioccante e la maggior parte dei genitori ha adottato per fortuna, negli ultimi anni, un approccio educativo non improntato alle punizioni corporali. Dopotutto, decenni di ricerche hanno dimostrato che i bambini che sono stati regolarmente sculacciati da piccoli hanno maggiori probabilità di diventare aggressivi quando sono grandi, di soffrire di ansia e depressione o di fare abuso di sostanze.

 

Ma il "time-out" non è sempre benefico. «Quando il bimbo ha uno scoppio d'ira o un crollo emotivo, può essere sopraffatto da ciò che sente e incapace di controllare le sue emozioni», ha afferma Daniel J. Siegel, professore di psichiatria presso la "UCLA School of Medicine". Anziché farlo sedere subito su una sedia nell'angolo, è importante fargli sapere che siete in sintonia con ciò che prova.

 

Inoltre, la maggior parte degli esperti ritiene che i "time-out" siano efficaci purché vengano utilizzati correttamente e nelle giuste situazioni e soprattutto con i bambini di età superiore ai 3 anni. «Dovrebbero essere riservati a particolari marachelle che possono mettere il bambino stesso o qualcun altro a rischio di farsi male o in pericolo, ad esempio», ha detto Ari Brown, pediatra e scrittore.

 

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Gli errori più comuni quando si adopera il "time-out"

 

  1. È sbagliato usarlo troppo spesso. Nonostante la credenza diffusa, non è vero che i "time-out" inducano i bambini a riflettere attraverso i guai che hanno combinato. «Un time-out è principalmente una strategia, grazie alla quale si evita di far peggiorare la situazione», ha detto Eileen Kennedy-Moore, Ph.D., consulente genitoriale. «L'apprendimento inizia dopo il "time-out"».
  2. Dare attenzioni ai bambini durante il "time-out". I bambini piccoli bramano l'attenzione degli adulti e anche "l'attenzione negativa" può essere loro sufficiente, ha spiegato Kennedy-Moore. Prestare attenzione al comportamento scorretto di un bambino può incoraggiarlo a comportarsi in modo ancora più scorretto. A tal proposito, il Dr. Brown ha affermato che «il "time-out" è semplicemente la mancanza di attenzione dei genitori per un breve periodo di tempo che consente a un bambino di notare che il suo comportamento lo ha portato a perdere l'attenzione dei genitori invece che ottenerla.  

  3. Usarli per i motivi sbagliati. Grazie a una ricerca realizzata dalla "Oklahoma State University", a Stillwater, è stato scoperto che i "time-out" funzionano meglio sui bambini piccoli che sono provocatori e che fanno intenzionalmente l'opposto di ciò che si chiede, ma solo se avete prima provato a dar loro risposte più miti. Quando un bimbo viene messo in "time-out" per ragioni errate o se questa tecnica viene usata troppo spesso, il suo comportamento potrebbe peggiorare secondo il professor Robert E. Larzelere, Ph.D., esperto di "Scienze della famiglia". Invece, i bambini piccoli che si lamentano del cibo o che stanno trascorrendo troppo tempo sull'iPad rispondono meglio ad altri approcci. In queste tipologie di situazioni, è opportuno considerare invece altre tattiche.

     

"Time-out", le alternative

 

Quali sono le alternative al "time-out"? Eccone alcune:

  1. Identificate e rafforzate i comportamenti positivi, come, per esempio, giocare dolcemente e parlare gentilmente. A suggerirlo è Mandi Silverman, psicologo clinico dell'"ADHD and Behavior Disorders Center" presso il "Child Mind Institute" a New York City. Dunque, lodate o offrite ricompense quando i piccoli hanno questi comportamenti, dicendo loro: "Bravo, stai giocando benissimo con i tuoi giocattoli!" o dando ai piccoli adesivi o regalini vari.
  2. Usate le frasi giuste. Invece di dire, in modo autoritario, a vostro figlio: «Possiamo rimanere nel parco giochi per altri cinque minuti, ma soltanto se rimetti le scarpe», potete invitarlo a collaborare dicendo: «Se rimetti le scarpe, possiamo restare al parco giochi per altri cinque minuti».
  3. "Colpite quando il ferro è freddo". Spiegate al bambino, quando è quieto, la seguente affermazione: «Non si lanciano i giocattoli perché farlo è molto pericoloso».

"Time-out", 5 passaggi fondamentali 

 

Da quando il Dr. Staats ha scritto per la prima volta dei "time-out", è passato molto tempo e gli psicologi e gli studiosi li hanno modificati in meglio, facendoli diventare sia più dolci sia più efficaci. Ecco i vari aspetti che contraddistinguono attualmente una tecnica di "time-out" efficace.

 

  1. Date un chiaro avvertimento al bimbo prima di procedere con il "time-out". Un singolo avvertimento, senza ripetizioni successive, prima di ogni "time-out" è in grado di ridurre il numero di "time-out" necessari del 74% secondo il prof. Larzelere. Se il bimbo non inizia a collaborare entro cinque secondi, allora procedete con il "time-out".
  2. Annunciate l'applicazione del "time-out". Dopo che il bambino ha combinato il guaio, ribaditegli brevemente ciò che ha fatto di sbagliato e accompagnatelo alla sedia nell'angolo. Molti esperti sconsigliano di mandarlo nella sua stanza, perché lì ha giocattoli, libri e altre cose divertenti. Resistete alla tentazione di dargli insegnamenti: va bene offrire una spiegazione prima del "time-out" o dopo, ma non durante. Se lo fate, sappiate che state prestando attenzione al bimbo piuttosto che toglierla. Qualsiasi attenzione, anche negativa, può agire come una ricompensa piuttosto che una conseguenza.
  3. Avviate il timer dell'orologio. Il dottor Staats inizialmente suggerì di far stare i bambini in "time-out" fino a quando non smettevano di agitarsi, anche se ciò voleva dire tenerli per mezz'ora. Oggi molti genitori usano la regola "un minuto per ogni anno di età di un bambino". Tuttavia, recenti ricerche condotte da Timothy Vollmer, professore di psicologia all'Università della Florida a Gainesville, dimostrano che anche brevi periodi di tempo da uno a tre minuti sono efficaci, almeno per i bambini dai 3 ai 5 anni.
  4. Rendete il "time-out" noioso per il piccolo. Durante il "time-out", non parlate con vostro figlio e non stabilite con lui un contatto visivo. Stare in silenzio può richiedere per voi un po' di pratica, soprattutto se vostro figlio dice cose come «Sei la peggior mamma del mondo!» o dice «Posso avere un bicchiere d'acqua?». Non importa cosa chiede o dice il bambino durante il "time-out", voi ignoratelo.
  5. Quando il timer si spegne, sancite la fine del "time-out". Non importa se vostro figlio è ancora irrequieto o piange. Una volta che il timer si spegne, il "time-out" è finito. Come fate a sapere se i "time-out" funzionano? Se iniziate a seguire questi passaggi, entro una o tre settimane dovreste ritrovarvi a impiegarli sempre meno. A tal proposito il dottor Larzelere ha affermato: «Se annunciate un "time-out" e fate quello che dite, i bambini impareranno ad ascoltare».

Se il bimbo si rifiuta di andare in "time-out"

 

Cosa succede se il bambino non vuole andare in "time-out"? Di seguito tre modi in cui i genitori possono comportarsi.

  1. Offrite una scelta. Il bimbo deve scegliere se cooperare oppure perdere un privilegio, come, per esempio, il tempo trascorso dinanzi alla televisione. Se decide di non fare il "time-out", ditegli: «Va bene, allora niente TV» e andate via.
  2. Offritegli del tempo libero nel quale si può comportare bene. Potreste dirgli: «Il “time-out“ è normalmente di tre minuti, ma se vai ora a farlo e ti siedi in silenzio, saranno due minuti».
  3. Mettete in ballo voi stessi. Se vostro figlio è comunque al sicuro nell'ambiente in cui siete o c'è un altro adulto, andate nella vostra stanza. Oppure dite: «Non ti parlerò per tre minuti perché hai dato uno schiaffo a tuo fratello».

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Cosa potete fare mentre il bambino è in "time-out"

 

Cercate di fare quello che fareste normalmente, ma stategli comunque sempre abbastanza vicini da sapere se sta facendo qualcosa di pericoloso o cerca di lasciare la sedia. Nessuno dovrebbe prestare attenzione a vostro figlio mentre è in "time-out". Non guardatelo, non parlategli, non toccatelo. Assicuratevi che anche i fratelli e le sorelle non lo considerino mentre è in "time-out".

 

Mettere due bambini in "time-out"

 

Quando due bambini litigano, sapere chi ha iniziato è meno importante che mettere in time-out entrambi per un comportamento scorretto. Se date la colpa a quello sbagliato, correte il rischio di "punire" il bambino sbagliato. Assicuratevi di far stare i due piccoli in zone diverse per il "time-out".

 

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Mettere un giocattolo in "time-out"

 

Se vostro figlio sta usando male un giocattolo, ad esempio, lanciandolo, potete considerare di mettere il giocattolo stesso in "time-out" (e non il bimbo). È un modo per insegnare a vostro figlio l'autocontrollo e ridurre i comportamenti scorretti senza far passare a vostro figlio troppo tempo in "time-out". Per fare ciò, basta portare via il giocattolo. Trascorso i minuti, comunicate al bambino perché il giocattolo era in "time-out" e chiedete a vostro figlio di ripetervelo.

 

FONTI: Centers for Disease Control and Prevention; Parents.com; Babycenter.com