Nostrofiglio

ansia di perfezione

Spronare i figli sì, volerli perfetti no

bambinoperfetto

29 Gennaio 2019
I bambini e i ragazzi di oggi si fanno spesso prendere da un’ansia di perfezione che li fa sentire sempre in competizione con gli altri. Perché questo atteggiamento? E come aiutarli a trovare un equilibrio tra un sano  desiderio di fare meglio ed un’ansia di non essere mai all’altezza della situazione? I consigli della psicologa Chiara Gambino

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Sempre in competizione con qualcuno, ma anche con se stessi. Sempre insoddisfatti perché si poteva fare meglio. E quindi sempre sotto stress. È bello volersi impegnare per migliorare, ma il troppo fa male, come spiega Chiara Gambino, psicologa, psicoterapeuta e mediatrice familiare.

 

Vali se hai successo
Sono tanti i fattori che possono spingere un bambino a sentirsi sempre in competizione con se stesso e con gli altri. Di certo viviamo in una società che richiede continue performance, che sollecita ad alzare di volta in volta l’asticella perché impone standard sempre più elevati, perché da ogni parte ci bombardano con messaggi che ci inculcano in buona sostanza il concetto che vali se sei una persona di successo. Tutto questo non aiuta i genitori ad affrontare la crescita dei propri figli in modo sereno, perché si sentono quasi costretti a spronarli a fare sempre di più.

Sempre più in alto. Sin da piccoli
A questo si aggiunge lo spettro della crisi lavorativa, per cui un genitore, sin da quando mette al mondo un figlio, pensa a che futuro avrà, in uno scenario dove non c’è lavoro per tutti e i nostri ragazzi sono spesso costretti ad andare all’estero per trovarlo. Nell’ansia di preparargli un futuro migliore, allora, fa in modo che acquisisca molte competenze nei campi più disparati – lingue straniere, informatica, teatro, musica – affinché da grande possa avere più chance di diventare una persona realizzata e di raggiungere una posizione economicamente stabile. Come se fosse una nuova forma di lotta per la sopravvivenza.

Tutto molto fast. E molto digitale

Già da quando sono piccolissimi, i nostri figli imparano ad usare il cellulare ed altri aggeggi hi-tech, quasi quasi anche meglio di noi adulti. E ricevono tante sollecitazioni “digitali” che esulano dalla dimensione di innocenza e spontaneità che sarebbe tipica della loro età. Si impara tutto molto velocemente, secondo ritmi più veloci rispetto alla maturazione cognitiva e psicologica di un bambino. Quasi non ci fosse tempo da perdere.

 

Giornate sempre più full
Un tempo i bambini si divertivano con poche cose, si inventavano un gioco dal nulla, trascorrevano parte della giornata a contatto con la natura, sperimentando con tante sbucciature sulle ginocchia i propri limiti. I bambini di oggi non hanno più la possibilità – e neanche il tempo – di giocare all’aperto, pieni come sono di impegni degni di un manager in carriera. E anche i loro momenti liberi non sono mai completamente vuoti, ma riempiti da full immersion in videogiochi e cartoni. 

 

Bambini caricati di aspettative eccessive…
In questo nuovo trend che vuole ragazzi competenti, competitivi e vincenti a tutti i costi, sui figli vengono spesso riversate aspettative eccessive. Non si insegna loro che la vita è costellata di ostacoli e qualche volta si perde anche senza averlo voluto. Al contrario, si trasmette il messaggio che la sconfitta equivale ad un fallimento, da evitare a tutti i costi.

… che hanno l’ansia di deludere 

Nel momento in cui il bambino è sovraccaricato da queste aspettative, affronterà tutte le sue  piccole sfide quotidiane con uno stato di allerta e di preoccupazione continua, perché avverte che, se va male, dà ai genitori una delusione. E paradossalmente può capitare che questa preoccupazione porti proprio ad un calo di prestazioni. Si entra così in un vortice ansioso: più il ragazzino si affanna per evitare défaillance, più va in ansia e rischia di fallire.    

Come sostenere il bambino nel modo giusto 
 

1 - Insegnargli a perdere
Tutti sbagliamo e non sempre va tutto bene. Anche se abbiamo fatto di tutto perché non succedesse. Quando il figlio sbaglia, allora, aiutiamolo ad accettare il fallimento, con la consapevolezza che non è lui sbagliato, ma che può capitare di avere una giornata no o di trovare qualcuno più bravo in quel campo. Senza che questo metta in discussione il suo valore come persona. Anzi, è proprio attraverso le sconfitte che il ragazzo si può fortificare e scoprire quali sono i suoi limiti e le sue potenzialità.

2 - Scoprire le sue naturali inclinazioni

Non si può essere bravi in tutto e ognuno di noi ha delle inclinazioni: c’è chi non riesce nelle materie scientifiche ma è bravo in quelle umanistiche; chi si inserisce bene in uno sport di gruppo, chi si sente sotto pressione quando si trova in contesti troppo agonistici: non esistono situazioni migliori o peggiori in senso assoluto ed è bene, per una crescita serena, trovare quella più consona al temperamento del proprio figlio.

 

3 - Lasciare che faccia da solo
I bambini di oggi sono poco abituati a rimboccarsi le maniche e fare le cose da soli, perché fin da piccoli vengono aiutati in tutto e per tutto, nel desiderio di non vederli sbagliare e soffrire. Ecco che noi genitori cerchiamo di mettere “pezze” ovunque, pur di non fargli sentire il sapore della sconfitta. In questo modo i bambini si illudono che sia sempre andato tutto bene, quando invece in molte situazioni è andato bene solo perché c’è stato un intervento “dall’alto” che ha attutito il colpo.  

4 - Se capita un flop, aiutarlo a capire anziché offrirgli la soluzione

Quando una situazione va male, non ci affrettiamo a trovargli noi da subito una soluzione. Senza metterci in uno stato di ansia e di preoccupazione e senza farne un dramma, spieghiamogli che può capitare, dopodiché aiutiamolo a capire che cosa può essere successo, chiediamogli come pensa di affrontarla e in che cosa possiamo essergli utili, ma facendo in modo che sia lui stesso a indicarci una traiettoria o dirci di che cosa ha bisogno.

5 - Non programmare anche il divertimento
I nostri figli hanno una vita troppo “costretta”: non hanno spazi aperti dove giocare in libertà, il loro tempo è quasi tutto programmato e anche le occasioni di svago, come una festa di compleanno, sono già pianificate da una serie di attività decise dagli adulti, dove, ancora una volta, si trovano costretti ad aderire ad aspettative che magari non fanno parte della loro natura. In questo modo viene loro sottratta la possibilità di esprimersi liberamente, di tirar fuori la propria energia come pare a loro. Almeno quando si tratta di svago, lasciamo ai bambini la libertà di decidere come svagarsi! E di non fare un gioco se non ne hanno voglia.

6 - Dargli la possibilità di sviluppare la sua creatività attraverso la noia

Non riempiamo tutti i tempi del bambino, ma lasciamogli la possibilità di sperimentare dei tempi vuoti, senza attività extrascolastiche ma anche senza tv e cellulare (siamo noi a doverne regolamentare l’utilizzo): in questo modo gli offriremo la possibilità stare con se stesso, scoprire chi è veramente e quali sono le sue passioni, sviluppare la creatività e la fantasia proprio attraverso la noia. Non avendo “distrazioni esterne”, infatti, il bambino comincerà a guardarsi dentro e scoprirà che dentro di lui ci sono tante risorse alle quali può attingere: costruire un proprio mondo immaginario, fare un disegno, inventare un gioco nuovo, creare qualcosa con ciò che ha a disposizione. Scoprire e coltivare le risorse del proprio mondo interiore fa sviluppare uno stato emotivo di calma, pace, realizzazione. Che lo aiuterà a capire quel che gli piace veramente, senza sentirsi obbligato ad aderire a standard preconfezionati.
E lo aiuterà anche ad affrontare il mondo "di fuori" con meno ansia e agitazione. (Leggi anche: la noia che fa bene ai bambini).