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Come insegnare la grinta ai bambini

Di Luisa Perego
bambinisupereroi.600
26 luglio 2019
Determinazione, passione, perseveranza: le persone di successo perseguono ferocemente i loro obiettivi in due modi: hanno straordinarie elasticità e capacità di lavoro e una profonda consapevolezza di ciò che vogliono davvero.  E come seguono i loro obiettivi? Con grinta. Ecco perché è una delle qualità che andrebbero insegnate ai bambini. Scopriamo come.

Non darsi per vinti. Davanti alle avversità. Una qualità che si impara fin da bambini. Perseverare nelle proprie passioni... con grinta. Una passione che potrebbe essere uno strumento musicale, un lavoro, un hobby, un valore.

 

Grinta. Ma che cosa è esattamente? "E' la capacità di perseverare nel fare

 

qualcosa anche se è difficile e anche a costo di affrontare molte avversità". Parole di Esther Wojcicki, giornalista e insegnante della Paolo Alto High School in California. Una figura di livello internazionale in campo educativo. La consulente ha scritto un libro che si intitola "Bambini che cambieranno il mondo, il metodo Woj per crescere figli indipendenti e felici", Sperling & Kupfer editore. Un capitolo del libro tratta appunto dell'indipendenza da insegnare ai figli. E della grinta.

 

Determinazione, passione, perseveranza: le persone di successo perseguono ferocemente i loro obiettivi in due modi: hanno straordinarie elasticità e capacità di lavoro e una profonda consapevolezza di ciò che vogliono davvero. Perché non augurare tutto questo anche ai propri figli? Perché fin da bambini non insegnare la grinta? Una combinazione di diligenza e perseveranza che può essere molto utile nella vita.

 

 

Il rischio dei ragazzini di oggi: pochi stimoli + vita comoda = poca grinta

 

Come spiega l'autrice nel libro, i giovani di oggi non sono in automatico destinati al declino, la loro vita però non è ricca di esperienze che costruiscono la grinta. Sono le avversità che portano a forgiare una sorta di grinta automatica: "o si soccombe, oppure si lotta con le unghie e con i denti per superare gli ostacoli. In tal caso, la grinta è essenzialmente istinto di sopravvivenza". Basta pensare alle terze generazioni: i figli dei contadini arrivano alle università e diventano colletti bianchi, i figli ne seguono l'esempio e i nipoti, cresciuti nei confort e senza motivazioni, tornano al lavoro manuale. Con il rischio di rimanere indietro rispetto alle generazioni precedenti.

 

Le avversità più o meno grandi rendono forti. Ovviamente ogni genitore dovrebbe evitare ai figli traumi e sofferenze, che a volte possono avere effetti gravi sia fisici che psicologici, ma non scordiamo che quando si superano le difficoltà si diventa più forti in automatico.

 

"Nelle situazioni difficili, spesso i bambini sviluppano grinta, resistenza, pazienza e altre competenze cruciali per il loro futuro".

 

Come imparare ad avere grinta?

 

I bimbi che hanno vissuto nell'agio come possono sviluppare queste competenze? E che cosa possono fare i genitori?

 

Per prima cosa bisogna evitare di essere un genitore elicottero. Il rischio è di rendere i propri figli "inefficaci": come possono imparare a muoversi nel mondo?

 

Chi è un genitore elicottero?
È un'espressione colloquiale inglese (Helicopter parents) e indica quei genitori che aiutano i figli a superare tutti gli ostacoli che incontrano.
 

Insegnare al figlio che per imparare è inevitabile sbagliare e bisogna continuare a impegnarsi finché non si riesce.

 

Non pensare poi che le nostre abilità sono innate e immutabili. Che al mondo ci sono geni e non geni. Chi ha una mente dinamica (al posto di chi ha una mente statica e crede che le nostre abilità sono un dato di fatto e sono immutabili) crede che il successo si possa ottenere lavorando duramente e che un fallimento non è una ragione sufficiente per arrendersi.

 

Attenzione però a non farsi prendere dalla paura: ci sono persone, energiche e di successo che raggiungono i loro obiettivi, ma spesso la loro fonte di grinta è la paura: di fallire, di non essere amati dai genitori. Un atteggiamento del genere rischia di portare all'infelicità.

 

Il modo giusto è mettere grinta nei propri obiettivi perché si segue una passione: come spiega Esther Wojcicki, in questo caso "i genitori vedono nel figlio un essere umano con opinioni, finalità e interessi propri e lo incoraggiano a seguire le sue passioni e a fissare i suoi traguardi. Se, come inevitabilmente accade, fallisce, gli insegnano che gli errori sono una fase naturale dell'apprendimento e che bisogna perseverare".

 

 

La grinta è un puzzle di competenze

 

La grinta è come se fosse un puzzle composto da tante competenze differenti.

 

Uno dei tasselli è il conoscersi abbastanza bene da saper controllare le emozioni e le azioni per mantenere la rotta senza farsi fuorviare. Qualche esempio? Se il bimbo chiede qualcosa, si può suggerire un modo per ottenerlo, ma che di solito richiede un po' di tempo. Per esempio prima di andare al parco si può prendere tempo dicendo che bisogna prima dare da mangiare al cane o prima di andare in piscina si finisce di rimettere a posto i giochi.

 

Un altro tassello del puzzle della grinta è la pazienza: aspettare e risparmiare sono aspetti molto importanti. Si può per esempio dare al bambino un salvadanaio per iniziare a imparare il senso del denaro.

 

 

 

Altro tassello: la noia. Imparare a gestirla è un passo davvero importante. Perché la vita a volte o spesso è noiosa, ma proprio la noia potrebbe condurre in direzioni sorprendenti a far scoprire la prossima passione.

 

Il coraggio di sicuro è importantissimo da acquisire. Coraggio che non significa affrontare la vita con aggressività, ma lottare per i propri credo. Con educazione, ma con tenacia.

 

Avere grinta però significa a volte imparare anche a fermarsi. E fare un passo indietro. Perché se qualcosa non sta andando per il verso giusto è anche corretto arrendersi e farlo in fretta in modo da poter imboccare un'altra via.

 

 

E quando arriva l'insuccesso? Perché l'insuccesso arriverà...

 

Non si può organizzare il fallimento del proprio figlio. Non spetta a noi orchestrarlo. Quello che si può fare è "permettere ai ragazzi di lavorare ai loro progetti e di prendere le loro decisioni su quando provare qualcosa di nuovo. E' importante ripeterlo: il fallimento è una fase necessaria dell'apprendimento e l'apprendimento richiede cimentarsi in prima persona. Tutti cadiamo in errore, prima o poi. Le persone di successo sono quelle che si alzano e vanno avanti" conclude la scrittrice.