Psicologia

Come spiegare la morte ai bambini

Di Antonella Laudonia
cimitero-bambini
27 Novembre 2012 | Aggiornato il 12 Settembre 2016
“Mamma, ma la nonna non torna più?” Oppure “dove si va quando si muore?” Può arrivare un momento, nell'infanzia di molti bambini, in cui purtroppo si è chiamati a rispondere. Come farlo? I consigli di Fulvio Scaparro, psicotrapeuta infantile
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“Mamma, ma dov'è adesso il nonno, come mai non lo vedo più? Ma poi torna?” “Dov'è finita la zia, perché non viene più a giocare con me?” “Dove si va quando si muore?” Può arrivare un momento, nell'infanzia di molti bambini, in cui una domanda simile viene posta ai genitori, in occasione di un lutto di una persona cara, ma talvolta anche senza pretesto, così in linea del tutto teorica. E rispondere in modo appropriato diventa un'impresa assai ardua. Che coinvolge i propri credo più profondi, siano essi religiosi o laici.

Per capire come affrontare la ‘domanda delle domande’, nostrofiglio.it ha intervistato Fulvio Scaparro, psicoterapeuta infantile, nonché psicologo dell'età evolutiva.

I genitori evitano di parlare della morte con i bambini. Secondo lei è giusto?

Nella nostra cultura, mediterranea e italiana in particolare, la morte è troppo spesso esorcizzata, se ne parla poco o niente, e siamo noi adulti per primi a bandirla dai discorsi, soprattutto in presenza dei bambini, perché si pensa che il tema strida con la spensieratezza tipica dell'infanzia. E anche tra adulti stessi, non si tende molto a parlarne se non per lo più facendo scongiuri.

Così facendo non si prepara un bambino a questo evento di passaggio inevitabile. E il paradosso è che proprio noi che affondiamo le nostre radici in una cultura cattolica viviamo il passaggio in modo tragico e drammatico, affatto confortati da quell'idea di fondo che dovrebbe rasserenare almeno i credenti.

Da noi sarebbero impensabili i party post funerale tipici della cultura d'Oltreoceano. Il funerale viene vissuto in maniera cupa e talvolta addirittura teatrale. Ma ciò non è d'aiuto ai bambini, che hanno bisogno di capire fin da subito che la vita continua (nelle culture in cui si mangia e si beve dopo i funerali si assolve meglio a questo compito, in un certo senso).

Veniamo al dunque: se purtroppo una persona cara non c’è più, come possiamo spiegarlo a un bambino?

Nei primi tre anni di vita i bambini negano ogni forma di interruzione di vita, ovvero negano la scomparsa definitiva. Ma quando ci si trova a dover rispondere alle prime domande scottanti sul tema, come fare? Qui le strade si dividono.

I genitori che possono contare sul proprio credo religioso, sulla fede, sono in grado di raccontare storie più edificanti e messaggi di speranza (“Un giorno ci ritroveremo tutti insieme in Paradiso”).

Per chi è non credente, la questione si fa più ardua e dare risposte confortanti è più complicato. Non è corretto prendere a prestito spiegazioni religiose se non si crede, ma al tempo stesso non si deve commettere l'errore di trasmettere così nudo e crudo il proprio pensiero ateo. Sarebbe irrispettoso del bambino rispondergli brutalmente che non ci sarà più niente dopo la morte, solo per essere coerenti con le proprie convinzioni. E' irriguardoso nei suoi confronti perché lui ha tutto il diritto di formarsi le proprie convinzioni personali col passare del tempo.

Magari può essere d'aiuto, nel rispondere, utilizzare frasi non troppo dirette del tipo: “Il nonno, la mamma, o chicchessia non lo rivedremo in questa vita, ma i suoi insegnamenti, il suo ricordo vivranno con noi, continueranno a esserci accanto anche se in modo diverso, un segno che andrà al di là della pura esistenza”.

Oppure “La nonna continuerà a vivere con noi finché noi ne manterremo vivo il ricordo”. Oppure “Alcune persone credono che ci rivedremo tutti nell'aldilà, chissà, io non lo so, ma nel frattempo l'importante è mantener vivo il ricordo del nostro caro”.

Che cosa non bisogna proprio fare?

Qualunque strategia si decida di attuare nello spiegare la morte ai bambini, l'importante è non essere evasivi di fronte alle loro domande. Saranno domande secche, dirette, spietate. Ma i genitori non devono mai rispondere con frasi del tipo: “Lo capirai quando sarai grande”, o “Questa è una domanda complicata adesso, vedrai che un giorno ne parleremo”. Occorre trovare il modo più affine al proprio modo di pensare e con estrema delicatezza dare risposte esaurienti ai propri figli.

E’ giusto o sbagliato raccontare storielle fantasiosi per parlare della morte?

Raccontare storie consolatorie può non essere sbagliato quando si ha a che fare coi bambini. Perché no? In fondo ogni anno a Dicembre non raccontiamo loro la storiella di Babbo Natale? E allora ben vengano, finché si parla con i piccini, le storielle che addolciscono la pillola.

La storia della stellina a modo mio la usai anche io con mio figlio quando mancò suo nonno al quale era molto legato. Raccontai che ogni sera il nonno passava a mangiare il panino al salame messo per lui sul davanzale della finestra. Il mattino, non vedendolo più, mio figlio era più sereno.

Provvisoriamente può andare bene seguire questa tattica, è rassicurante. Per far passare meglio il messaggio si può anche far riferimento ai cicli della natura: “Le foglie dell'albero muoiono e cadono, ma l'albero continua a vivere, va avanti”.

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La morte è un evento doloroso in una famiglia. Come gestire la propria sofferenza di fronte ai bambini?

Ricordiamoci che quando i bambini sono piccoli le nostre emozioni di adulti li condizionano più delle parole che proviamo a esprimere. Detto questo, va fatta una riflessione su come darci un contegno, per quanto possibile, in caso di lutto in famiglia, per aiutare i piccini di casa a vivere e a superare quei momenti nel modo meno traumatico possibile.

In sostanza, quando viene a mancare un proprio caro i bambini fanno domande e chiedono spiegazioni. Oltre a calibrare bene quello che è meglio dire e rispondere è bene tenere presente che loro saranno molto condizionati da come ci vedranno reagire e comportarci in quei frangenti. Se respireranno un'atmosfera tragica che non ispira continuità di vita, anche se le spiegazioni saranno illuminate il messaggio di disperazione prevarrà sulle parole edificanti.

Quindi attenzione a come vi ponete e vi fate vedere in quei delicati momenti, il che non significa che bisogna nascondere la sofferenza, inevitabile, ma che va esternata con tatto, magari evitando di far vedere che non si mangia e non si dorme più, indici ricollegabili alla mancanza di speranza. E nella comunicazione coi figli la speranza è tutto.

Secondo lei, i bambini dovrebbero partecipare al funerale?

E' difficile dettare regole ferree in questo campo. Bisogna distinguere. Se si tratta di funerali in cui sono prevedibili scene di disperazione incontenibile, vuoi perché per esempio si tratta di una morte improvvisa a cui nessuno si è potuto preparare (magari in seguito a un incidente stradale), o vuoi perché conoscendo la fragilità dei più coinvolti si può già immaginare che si assisterebbe a situazioni di disperazione estrema, allora è meglio lasciare i bambini a casa.

Se invece si mette in conto di assistere a scene di tristezza infinita ma con contegno, può essere indicato portare anche i piccoli di casa ai funerali, magari usando l'accortezza di farli sedere vicino a uno zio o a un'amica non coinvolti in prima linea dall'evento luttuoso.

Un ultimo suggerimento: appena terminata la funzione, sarebbe bene portare i bimbi a fare qualcosa di vitale, che sia un giro alle giostre o ai giardinetti, è sano che passi subito il messaggio di speranza che la vita continua.

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E’ giusto o sbagliato, secondo lei, portare i bambini al cimitero?

Oggigiorno i nostri cimiteri sono per lo più abbandonati, si sta perdendo l'usanza di frequentarli ed è un errore. Perché proprio lì ci sono le tombe di chi ci ha preceduto, e questo da una parte realizza un contatto concreto con la morte e dall'altro ci dà la possibilità di onorare i nostri cari con dei fiori, con il ricordo, e per chi crede anche con una preghiera.

Ma andare al cimitero è anche un gesto laico, si va per mantenere in vita il ricordo della persona venuta a mancare. Per questo è consigliabile portarci anche i bambini, già a partire dai tre anni, anche se molti preferiscono lasciarli a casa, ma non lo trovo giusto.

Portandoli con la famiglia al cimitero si ha la possibilità di spiegare loro dove riposa adesso il proprio caro, anche solo dicendo: “In questo momento dorme qui, ma continua a vivere con noi e attraverso di noi, che ne manteniamo vivo il pensiero anche andando a trovarlo”. Onorare i defunti è un modo per farli continuare a vivere con noi.


Come vivono i bambini un lutto? Il loro punto di vista nell'articolo di Focus Junior "come affrontare il lutto, la morte, di qualcuno caro a te?

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