Psicologia ed educazione

Suggerimenti pratici per aiutare i genitori a crescere i figli pensando da allenatori

Di Sara De Giorgi
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17 aprile 2020 | Aggiornato il 20 aprile 2020
Tra lo sport e l'educazione dei figli ci possono essere numerosi punti di contatto. Alla luce di ciò, che cosa significa allenare il loro talento e imparare dagli errori? Lo abbiamo chiesto a Cristiano Pravadelli, psicologo e formatore, oltre che padre e autore del libro Genitori in campo. Crescere i figli e vincere insieme (Terre di Mezzo Editore), nel quale spiega come educare e crescere i figli nel modo migliore utilizzando anche metafore legate al mondo del tennis, di cui è esperto. Perché crescere i figli è un po' come il tennis: gioco, partita, incontro!

Cos'hanno in comune lo sport e l'educazione dei figli? Molto! Ci sono numerosi punti di contatto. Lo chiarisce bene Cristiano Pravadelli, psicologo e formatore, oltre che padre e autore del libro Genitori in campo. Crescere i figli e vincere insieme (Terre di Mezzo Editore), nel quale spiega come educare e crescere i figli nel modo migliore utilizzando anche analogie con il mondo del tennis, di cui è esperto. 

 

Alla luce dei punti in comune tra sport e educazione dei figli, sorgono alcuni interrogativi. Per esempio, perché i figli sono sempre diversi da come li pensiamo? Che cosa significa allenare il loro talento e imparare dagli errori? Cristiano Pravadelli ci ha raccontato qualcosa in più sul suo libro, nato dalla sua esperienza professionale e dalla sua vita di famiglia. Perché crescere i figli è un po' come il tennis: gioco, partita, incontro!

Il libro è disponibile dal 9 aprile 2020 in versione ebook, acquistabile sul sito terre.it e sulle principali piattaforme di vendita ebook. È possibile seguire lo scrittore anche sul suo personale canale YouTube

 

Vita da genitori e sport: quali sono gli aspetti comuni?

 

«Ci sono molti aspetti comuni. Nel tennis si educano i giovani al divertimento, ma anche alle regole. Non si può giocare se non ci sono regole da seguire. Io conosco meglio il tennis, perciò lo cito, ma parlo in generale dello sport.

Lo sport offre molti agganci per aiutarci a comprendere la genitorialità, soprattutto quando parlaimo di scambio, confronto, competizione sana, ecc. Come genitori giochiamo perché l'altro, cioè il figlio, impari a vincere, insegnandogli come si conquista una vittoria». 

 

Per quale motivo i figli sono sempre differenti da come sono percepiti dai genitori?

 

«In realtà i figli sono sicuramente diversi perché, anzitutto, non sono fatti con lo stampo, ma, per fare un paragone efficace, sono come "prodotti artigianali": ognuno è diverso e ha piccole imperfezioni che lo rendono irripetibile. Noi pensiamo e percepiamo i figli in modi differenti. Li pensiamo in un certo modo perché abbiamo aspettative su di loro, come, per esempio, quando la mamma è in attesa e il papà con lei: c'è una grande fantasia nell'immaginare come sarà il bimbo. Quando il piccolo nasce, poi ci si confronta con la realtà.

Percepiamo, poi, i figli, un volta nati, in un determinato modo perché presumiamo di conoscerli, ma in realtà non è così, poiché loro hanno molto altro da dire e da fare rispetto a ciò che percepiamo noi. Da qui ha inizio l'esperienza di genitore come allenatore, che vuole scoprire quali sono i punti di forza e di fragilità insieme al figlio».

 

È possibile allenare i talenti dei figli?

 

«Il tema del talento è un tema inflazionato. La parola "talento" rimanda al significato di "valore", che, in quanto tale, viene donato. Il problema del talento è diverso da quello della crescita e dell'educazione dei figli. Un esempio: nello sport, ad esempio, quando c'è un ragazzo di 13 anni con un grande talento, questo riesce a ottenere vittorie con grande facilità: ciò significa che non si allena per ottenere questi risultati, perché gli viene tutto senza fatica.

L'esperienza dice invece che i grandi talenti adulti erano ragazzini che erano giocatori nella media in età giovanile e che hanno preso anche sonore sconfitte, dunque hanno dovuto imparare tanto. Ciò significa che l'aspetto su cui dobbiamo insistere di più è che dobbiamo allenare i nostri figli ad imparare ad imparare. Ed è un lavoro da fare con loro: bisogna educarli alla perseveranza, a stare sull'impegno preso, a portare a termine una cosa. Tutto ciò è fondamentale, per portare avanti il talento. Purtroppo la nostra situazione educativa attuale tende a privilegiare chi ha un talento nato e non chi sta imparando a imparare». 

 

“Il segreto è tenere la palla in gioco”: cosa significa?

 

Nel gioco del tennis lo scambio che avviene tra i giocatori è una metafora perfetta della comunicazione che c'è tra i familiari e con i figli. Per esempio, c'è sempre qualcuno che apre la comunicazione in famiglia: nel tennis, invece, l'apertura è chiamata "battuta" o "servizio". "Continuare a mantenere la palla in gioco" significa non arrivare mai alla chiusura della comunicazione. Quando si arriva a una chiusura della comunicazione, nel tennis e in famiglia, si arriva anche a uno chiusura dello scambio reciproco ed è difficile ricominciare il gioco.

Nei conflitti con i figli ci sono momenti in cui, come genitori, si arriva a un punto di stallo e si sente il bisogno di dire: "È così, perché ho ragione io". Invece occorre portare avanti la comunicazione e cercare di capire qual è il problema alla base, giungendo a un punto in cui c'è chiarezza.

Nel gioco del tennis si manda la palla dall'altra parte in modo che l'altro possa rispondere, poi via via lo scambio aumenta e si fa spostare il giocatore dall'altra parte mettendolo in difficoltà. Ecco, inoltre, mettere in difficoltà i nostri figli in questo senso significa far loro esplorare aspetti di cose che non avevano visto del loro campo di gioco

Inoltre, relativamente alla relazione genitore-figlio, le risposte del ragazzo costringono a far spostare anche il genitore. La cosa fondamentale è pensare che quando si ha uno scambio ci si può e ci si deve aprire a nuovi modi di vedere le cose. E accompagnare i figli a esplorare il loro campo è fondamentale, ma è altrettanto rilevante che anche i ragazzi aiutino i genitori a scoprire qualcosa di nuovo».

 

È utile anche imparare ad allenare agli errori. In che modo?

 

«Penso che l'errore sia inevitabile nella vita, ma oggi purtroppo è percepito come qualcosa da cancellare e che non deve esistere. Ad esempio, a scuola, guardare soltanto il risultato e dunque il voto ottenuto non è funzionale al processo educativo. Sarebbe invece importante interrogarsi su ciò che non si è capito.

L'errore invece è un indicatore di ciò che serve per migliorare. Nel tennis, quando si migliora gradualmente il proprio gioco, si diventa esperti: questo sprona a migliorare. Se si è inesperti, vuol dire soltanto che manca l'esperienza e che si può migliorare». 

 

Suggerimenti pratici per aiutare i genitori a crescere i figli e a vincere insieme

 

Per dare alcuni suggerimenti pratici ai genitori, vorrei fare riferimento alle parole della scrittrice Angela Duckworth, autrice del libro Grinta. Il potere della passione e della perseveranza. Dunque ecco alcune dritte per crescere i figli.

  1. Siate presenti. «L'esperienza genitoriale è un'esperienza pratica. Ciò significa che essere genitori vuol dire essere presenti con i propri figli».
  2. Abbiate interesse verso di loro. «Penso che noi dovremmo essere sempre curiosi e interessati in modo sano ai nostri figli. Spesso crediamo che i figli siano nostre proiezioni. Invece, avere interesse e curiosità in questo caso significa riuscire a vedere le cose dalla prospettiva dei bambini e dei ragazzi. Personalmente, mi appassiona vedere il modo in cui i miei figli leggono alcune dinamiche del mondo». 
  3. Non perdete di vista lo scopo della genitorialità. «È difficile parlare di genitorialità parlando di dovere: in realtà essere genitori è una scelta che si compie ogni giorno. Occorre chiedersi se si ha davvero chiaro lo scopo della genitorialità: sembra scontato, ma non lo è, perchè ci sono sfumature personali importanti». 
  4. Abbiate sempre speranza. «Noi stessi, adulti, in questo momento storico, abbiamo bisogno di sperare e di non essere disillusi. I giovani hanno tanto bisogno di proiettarsi nel futuro: non bisogna bloccare la proiezione che loro hanno verso il futuro, dicendo magari loro frasi negative».
  5. Non abbiate paura di lasciare spazi di noia ai figli. «Purtroppo i bambini oggi vivono in spazi in cui è tutto precostituito e stanno diventando meri esecutori. Invece, nello spazio di noia, loro devono scavare e imparare ad autocostruirsi qualcosa. Se i più piccoli non trovano spazi in cui annoiarsi, vivranno sempre in una funzione di dipendenza dall'organizzazione altrui. Questa, a mio parere, è forse l'area di allenamento più importante per i genitori». 

 

“Genitori in campo. Crescere i figli e vincere insieme”

 

«Il libro nasce dalla mia esperienza di preparatore mentale per il tennis e, soprattutto, dalla mia esperienza di genitore e da quella di psicologo. A un certo punto della mia vita, mi sono trovato a dovermi confrontare con l'esperienza diretta del genitore ed è stata una sfida interessante.

Quella della fatica del genitore è una condizione umana: il testo nasce dalla percezione che ci sia necessità di normalizzare l'esperienza della fatica della genitorialità. Anzi, andare a scavare in quella fatica può allenarci poi a tutte le sfide che dobbiamo affrontare. Inoltre, il termine "allenare" mi ha fatto trovare un gancio con il tennis, sport che conosco bene. Il libro non tratta tecnicamente di tennis, ma approccia ad esso in quanto metafora dell'esperienza genitoriale». 

Genitori in campo
C. PRAVADELLI, "Genitori in campo. Crescere i figli e vincere insieme" |