Bullismo al femminile

Cosa fare se tua figlia è vittima di una bulla

Di Giulia Foschi
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18 giugno 2018
Il bullismo al femminile è un fenomeno in crescita, non semplice da riconoscere e da arginare. È importante prestare attenzione ai sintomi di disagio che la vittima di una bulla esprime e correre ai ripari con fermezza, ma senza farsi prendere dalla rabbia o dalla voglia di rivalsa

ll bullismo al femminile è un fenomeno complesso e in crescita. Cosa fare se si sospetta che la propria figlia sia vittima di una bulla? Ne parliamo con Luca Bernardo e Francesca Maisano, direttore e psicoterapeuta del Centro multidisciplinare dedicato al disagio adolescenziale del Fatebenefratelli di Milano e autori del libro «L’età dei bulli - Come aiutare i nostri figli» (Sperling & Kupfer).

 

 

Le storie di Marta e Francesca

 

Purtroppo il bullismo al femminile è sempre più diffuso e può capitare a tante ragazze di essere vittime di una bulla: non è necessario rispondere a particolari caratteristiche.

«Marta (nome di fantasia) è stata presa di mira da una bulla, in un’escalation di gesti intimidatori: lei e le sue amiche le nascondevano oggetti come il cellulare, si ritrovava vestiti strappati, libri rovinati, fino a essere braccata fisicamente, dopo essere stata isolata. Una situazione che è nata dalla contesa di un ragazzino, che neppure interessava alla vittima, ma le cui attenzioni per lei da parte di lui hanno scatenato l’aggressività dell'altra. Quando Marta si è trovata isolata e accerchiata, all’uscita da scuola, da tre compagne raggiunte dall’esterno da altre cinque ragazze, ha chiamato la madre e la violenza è emersa».

 

«Francesca (altro nome di fantasia), invece, era costretta da una compagna di scuola a fare i compiti al posto suo, a portale lo zaino, a comprarle la merenda e tutto ciò che desiderava al bar della scuola usando i suoi soldi; la vittima ha continuato a fare queste assurde richieste, subendo la sottomissione, una vera e propria schiavitù, a causa delle intimidazioni della bulla, che minacciava di fare del male addirittura al suo cagnolino».

 

 

 

 

Gli indicatori di una potenziale vittima

 

Ma come si fa a capire che la propria figlia è vittima di una bulla? Ecco i segnali a cui mamme e papà devono prestare attenzione:

1. Se non vuole più uscire

 

«La vittima di una bulla tenderà a non volere frequentare i soliti luoghi di ritrovo: andare a scuola per lei diventerà difficoltoso. Vuole diventare invisibile».

2. Se modifica radicalmente il suo comportamento
«Potrebbe iniziare a studiare di meno: un calo costante del rendimento scolastico è un indicatore al quale porre particolare attenzione. Potrebbe anche smettere di curare la propria igiene personale e invece di parlare con i genitori preferisce chiudersi in camera, diventando introversa».

3. Se ha problemi con il proprio corpo
«Potrebbe anche manifestare disturbi dell’alimentazione o cominciare a tagliarsi: attenzione, quando è svestita, se si notano piccoli tagli sul corpo».

4. Se lamenta disagi psicofisici e psicosomatici
«Mal di testa e mal di pancia frequenti, usati anche come motivazioni per restare a casa da scuola o da attività fino ad allora svolte senza particolari problemi. Se la ragazza è vittima di una bulla sicuramente si noterà un cambiamento piuttosto netto rispetto a quello che ha sempre avuto».

 

 

Come reagire

 

Appurato che c'è un problema, cosa possono fare i genitori per aiutare la propria bambina?

1. Parlare senza giudicare o accusare
«Non è facile che la vittima parli, a causa del senso di vergogna. Tuttavia, se si notano alcuni dei comportamenti descritti sopra è fondamentale aprirsi al dialogo, senza forzature, dando alla ragazza il tempo necessario per superare la barriera che la protegge. In questo processo, è importante assicurare sempre, e continuare a ripetere, che non c’è mai, in ogni caso, un giudizio su di lei. Che qualsiasi cosa sia successa, non è colpa sua; non è lei ad essere sbagliata. Non accusarla mai, non mettere mai in dubbio il suo comportamento e il suo valore: è importante far sentire la presenza e l'affetto».

 

 

 

2. Risolvere il problema nel luogo in cui si verifica

 

«Spostare la ragazza in un'altra scuola equivarrebbe a una sconfitta. E il problema potrebbe ripetersi. È bene che la situazione venga elaborata nello stesso luogo in cui si è scatenata, anche se all’inizio può sembrare dura. Il problema deve essere risolto collettivamente, senza rivalse o ripicche istintive, contattando la scuola, il preside e gli insegnanti ed esponendo il problema».

 

«Se poi vostra figlia vuole stare qualche giorno a casa, non c’è problema: dopo, però, si va avanti. Le ragazze che hanno subito atti di bullismo vanno accompagnate, senza sostituirsi a loro nel processo di reinserimento, ma allo stesso tempo riaffermando sempre la propria presenza e disponibilità».

 

3. Evitare la violenza

 

«La rabbia e la violenza vanno sempre contenute, instradate. Incitare la ragazza a reagire non è una buona idea. Allo stesso modo, minacciare la bulla o la sua famiglia non servirà».