Depressione

Depressione: quando colpisce bambini e adolescenti

Di Simona Regina
suicidioadolescenti
27 Febbraio 2018
La depressione  è un’alterazione del tono dell’umore che si può verificare in qualsiasi momento della vita, anche nella prima infanzia. Alcuni consigli per i genitori
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Altro che età della spensieratezza. Anche i bambini possono essere depressi. 

“La depressione, infatti, è un’alterazione del tono dell’umore che si può verificare in qualsiasi momento della vita, anche nella prima infanzia” spiega Caterina Teodori, psicologa dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

 

Tipicamente, nei bambini la depressione è un “fenomeno reattivo” a un evento: consegue cioè a situazioni più o meno traumatiche che turbano e mettono in difficoltà i più piccoli, come per esempio la perdita di un familiare, una malattia, la separazione conflittuale dei genitori…. Ed è il loro comportamento a raccontare in vario modo il disagio che stanno provando.

Apatia, rabbia e aggressività possono essere segnali di depressione

“Tipicamente un bambino depresso è un bambino arrabbiato oltre che apatico. Ma sono soprattutto i cambiamenti nella quotidianità che devono allertare un genitore affinché cerchi di capire cosa non va” spiega Teodori. Quindi occhio se a un certo punto comincia a mangiare poco o troppo, se dorme male e si addormenta con difficoltà e solo con l’adulto a fianco, se non manifesta interesse per le attività che tipicamente gli/le piacciono.

Il rapporto con il cibo e i disturbi del sonno sono segnali indicativi di malessere

“Quando si parla di depressione si parla in fondo anche di ansia, perché sono due alterazione del tono dell’umore che vanno a braccetto e questo vale anche per i bambini”. Un bambino depresso è un bambino preoccupato e disorientato dalle sue preoccupazioni, senza punti di riferimento.

 

La depressione è una malattia prevenibile e curabile. Ma non va sottovalutata

 

Che fare?

In caso di malessere, il passo iniziale è parlarne con il pediatra che, a seconda delle espressioni del disagio, consiglia lo specialista da consultare (psicologo, neuropsichiatra infantile…). Ma è importante anche il confronto con le insegnanti perché sono gli adulti di riferimento con cui trascorrono una grossa fetta della giornata fuori casa. 

 

Ogni bimbo/a ha il proprio carattere, il proprio temperamento e le proprie risorse per affrontare le piccole-grandi sfide della vita. E in questo i genitori non devono sostituirsi ai propri figli per liberarli delle difficoltà quotidiane, ma devono rappresentare un porto sicuro e possono, giorno dopo giorno, aiutarli a dotarsi di quella bussola per navigare sicuri anche in mare aperto. “In altre parole la crescita deve prevedere delle difficoltà che il bimbo deve gestire nel quotidiano: che sia la scuola, il rapporto con i compagni, le regole da rispettare” precisa Teodori. E a proposito di regole, aggiunge: “I genitori non devono abdicare dal compito fondamentale di dare delle regole chiare: così infondono sicurezza, forza, tranquillità. Diventano punti di riferimento. Perché le regole aiutano a crescere”.  

 

Consigli per i genitori 


- Non abbiate paura di dare ai vostri figli regole chiare e di pretendere che le rispettino. Porre dei limiti, definire un confine che non si deve superare aiuta a infondere sicurezza e serenità

- Assicuratevi di adottare la stessa linea educativa: voi siete le due gambe con cui vostro figlio/a impara a camminare nel mondo e se non vanno nella stessa direzione zoppica, cade, inciampa. In altre parole, la conflittualità tra di voi crea confusione

- Ricordatevi: la separazione della coppia coniugale non implica la separazione della coppia genitoriale, quindi rimanete uniti nel concordare le linee educative e non mettete vostro figlio al centro dei vostri conflitti (molte forme depressive nei giovanissimi nascono da questo)

- Fate capire a vostro figlio che c’è un tempo per ogni cosa: si va a giocare nel parco ma poi a un certo punto si torna a casa, si guarda un cartone animato ma poi si spegne la tv, si cena e poi si va a letto. Rispettare una certa routine quotidiana (soprattutto nella prima infanzia) crea ordine

- Non sentitevi in colpa perché responsabili di piccole frustrazioni che deve fronteggiare nel quotidiano, come per esempio il non avere ogni giorno a scuola la merenda che desidera. Tollerare queste piccole frustrazioni adattandosi alla realtà è una forma di allenamento alla vita e alle difficoltà che incontrerà crescendo

 

Adolescenza: la montagna russa dell’umore

Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza - i 13 anni circa insomma – rappresenta un momento critico. Una fase della crescita in cui gli sbalzi di umore possono essere all’ordine del giorno. “Il repentino cambiamento fisico e ormonale del resto mette a dura prova il tono dell’umore, ma bisogna considerarne l’entità per cogliere in modo opportuno eventuali segnali di disagio e sofferenza” spiega Teodori.

 

Il classico mal di pancia prima di andare a scuola se ricorrente a tal punto da impedire di affrontare il quotidiano non va sottovalutato. Se il rendimento scolastico improvvisamente peggiora bisogna chiedersi perché. E ancora, disturbi del sonno e un non sano rapporto col cibo non vanno ignorati.

 

“Non è semplice però diagnosticare la depressione negli adolescenti” puntualizza Francesca Bevilacqua, psicologa e psicoterapeuta dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Perché alcuni aspetti depressivi fanno parte dei cambiamenti tipici dell’età. L’adolescenza rappresenta in fondo il momento in cui un ragazzo e una ragazza affrontano il lutto della perduta infanzia, con le sue certezze e quella sensazione di protezione e di onnipotenza innescata dal sentirsi al sicuro con e grazie al proprio nucleo familiare. Nell’adolescenza tutto questo viene messo in crisi. Del resto l’adolescente deve mettere in crisi i modelli di riferimento per potersene riappropriare e farli propri. E nel percorrere questa tappa della crescita, vive momenti di tristezza e malumore, di trascuratezza nell’igiene e nel vestirsi… e distinguere ciò che è fisiologico dall’instaurarsi da una depressione non è facile”.

 

L’alterazione del tono dell’umore entro certi limiti è fisiologico: a chiunque infatti prima o poi capita di essere ansiosi o di essere giù di tono. Ma questo non significa avere un disturbo d’ansia o depressivo. È importante quindi valutarne l’entità: se intacca la quotidianità allora bisogna intervenire.

In altre parole, quello che deve preoccupare è la frequenza dei sintomi. La depressione è caratterizzata da vissuti di profonda tristezza, irritabilità e rabbia: se sono quotidiani e ripetuti per almeno due settimane tutti i giorni bisogna chiedere aiuto.

 

Campanelli di allarme:

  • distacco dagli amici e dalla scuola
  • perdita di interessi
  • disturbi del sonno
  • disturbi dell’appetito (con diminuzione o aumento smisurato)
  • peggioramento dell’andamento scolastico (fino al ritiro dalla scuola)
  • mancanza di concentrazione 

Che fare?

“Non è affatto facile ammettere che qualcosa non vada e chiedere di conseguenza aiuto. D’altro canto far iniziare in modo coatto un percorso di psicoterapia non è l’opzione migliore. Questo però non significa restare con le mani in mano e non fare nulla. I genitori si devono attivare cercando di aprire un canale comunicativo col figlio, riconoscendo e dando importanza alla sua sofferenza, dando voce al suo disagio senza banalizzarlo o negarlo” raccomanda Bevilacqua.  

 

Dunque, "prima di tutto – prosegue – è importante aprire un dialogo. Essere presenti rispettando il suo tempo e, anche se si chiude in camera, manifestare disponibilità al confronto. In sostanza bisogna essere disponibili a riaprire quella porta. E se inizialmente non ne vuol sapere di andare in terapia o di parlarne con il pediatra, che intanto ci vadano i genitori per farsi aiutare ad aiutare”.

 

Anche il pensiero della morte può sfiorare l’adolescente depresso. “Non bisogna avere paura di parlarne e di confrontarsi sull’argomento, soprattutto se è il figlio/a a introdurre la questione o se vi accorgete di suoi messaggi che rimandano a pensieri suicidi. L’adolescente che sta male ha bisogno di capire che cosa non va, di decifrare il suo malessere e il supporto di uno specialista può aiutare ad affrontare la situazione. Genitori, dunque, non abbiate paura di chiedere aiuto” puntualizza Teodori.

 

 

In generale - per concludere - le due psicologhe ricordano ai genitori che la diagnosi precoce e il trattamento sono essenziali perché la depressione è una malattia che richiede un aiuto professionale.

 

Per apprfondire consulta:

 

WHO | Worried that your child is depressed?

WHO | Do you feel like life is not worth living?

WHO | Suicide