La pedagogista

Figlio unico: consigli per i genitori su come crescerlo al meglio

Di Zelia Pastore
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5 dicembre 2019
Egoista e viziato, triste e solitario: sicuramente i genitori che hanno un solo figlio si saranno imbattuti spesso in tutti questi miti e luoghi comuni. Abbiamo chiesto alla pedagogista Elena Urso di fare chiarezza una volta per tutte e di dare ai genitori qualche dritta su come aiutare i loro bambini a crescere al meglio

Destinatari dell’affetto (e delle aspettative) di mamma e papà, i figli unici nell’immaginario collettivo da un lato sono destinati ad avere successo, dall’altro a soffrire di solitudine ed essere tristi. Ma cosa c’è di vero in queste generalizzazioni? Quando si tratta di figli unici o di famiglie composte da più figli non esistono dei modelli familiari che abbiano in assoluto vantaggi o svantaggi per la crescita del bambino, esistono piuttosto una serie di convinzioni più o meno diffuse che sarebbe opportuno provare a chiarire una volta per tutte.

 

Ecco cosa possono fare i genitori dei “single children” per crescerli al meglio delle loro possibilità: abbiamo chiesto un parere alla pedagogista Elena Urso, autrice del libro assieme alla collega Elisabetta Rossini di Essere bambini e Ad ogni bimbo il suo dudù, edizioni Edicart.

 

 

FIGLI UNICI: EGOISTI E VIZIATI?

 

Stando al sentimento comune e all’opinione più diffusa tra inesperti del settore sul tema figlio unico, i bambini in questa condizione sarebbero tendenzialmente portati ad essere egoisti, viziati e introversi, ma al tempo stesso vivrebbero un'infanzia più felice e sarebbero più predisposti ad avere successo nella vita. Ma quanto c'è di vero in queste affermazioni? Come tutte le generalizzazioni, anche in questo caso ci sono aspetti da tenere in considerazione, ma anche miti da sfatare: “Sicuramente ci sono delle differenze tra sistema familiare con un unico figlio e famiglia con due o più figli perché, ovviamente, sono diverse le dinamiche tra genitori e bambini. Nel caso del figlio unico si tratta di un rapporto di due a uno e quindi le attenzioni che riceve il bambino sono assolutamente esclusive. Ciò non vuol dire migliori o maggiori da un punto di vista quantitativo, ma semplicemente che tutta la manifestazione affettiva e tutto ciò che riguarda l'educazione sono rivolti all'unico bambino del nucleo familiare”, spiega la pedagogista Elena Urso. Un'attenzione non esclusiva da parte di mamma e papà potrebbe essere sicuramente un valido aiuto per la crescita dei piccoli "unici".

 

 

 

 

I FIGLI UNICI HANNO PIÙ SUCCESSO?

 

Il rapporto diretto ed esclusivo del figlio unico con i genitori viene comunemente indicato come il motivo per il quale questi bambini sarebbero più predisposti ad avere un'infanzia felice e successo nella vita. Ma per la pedagogista questo assunto non è sempre vero: “Sebbene sia vero che i figli unici ricevono stimoli più mirati rispetto ad una famiglia con più figli, questo non determina necessariamente un maggior successo in futuro. Così come la mancanza di fratelli o sorelle non implica che i figli unici siano meno empatici. Le variabili sono talmente tante che è impossibile essere così deterministi”.

 

Se non si può quindi rubricarli tutti come futuri leader, lo stesso ragionamento vale per il pregiudizio che siano incapaci di condividere: “Allo stesso modo, una tendenza diffusa è quella di pensare che i figli unici siano più egoisti perché meno abituati a condividere durante i primi anni di vita. In effetti si tratta di un'imprecisione perché tutti i bambini, almeno fino ai 4 anni di età, non condividono spontaneamente le loro cose e quando lo fanno è solo perché viene imposto loro dai genitori. Questo periodo in cui il bambino non è incline a condividere con gli altri è una normalissima fase dello sviluppo ed è necessaria per la crescita dei piccoli. La socializzazione e la generosità comunemente intese sono delle prerogative che si sviluppano successivamente nel bambino e alcuni contesti in particolare, come la scuola o la ludoteca, possono essere dei luoghi ideali per sperimentare questi aspetti, con o senza fratelli”.

 

 

UN FIGLIO UNICO E' TRISTE E SI SENTE SOLO?

 

Asilo, scuola primaria, parchi e spazi ricreativi possono essere anche dei luoghi nei quali il bambino può trascorrere del tempo insieme ai suoi pari e confrontare sistemi familiari diversi dal suo: “Per molto tempo, almeno fino a quando non entra in contatto con altre famiglie, il bambino ha come unico riferimento il suo nucleo familiare composto da mamma e papà, quindi è portato a pensare che tutte le famiglie siano esattamente come la sua. Proprio perché non è in grado di pensare ad un sistema familiare in cui ci siano altri bambini oltre a lui, i figli unici non vivono sensazioni di solitudine”.

 

Non è insolito comunque che, una volta cresciuto un po' ed essendosi confrontato con famiglie con più figli, il bambino chieda a mamma e papà di avere un fratellino o una sorellina, ma molto spesso “non immagina, perché non può neanche prefigurarselo, chi arriverà”, spiega Elena Urso. “Per i figli unici chiedere un fratellino significa domandare a mamma e papà di avere un bambino come loro, quindi della stessa età, con cui poter giocare, ma che non necessariamente deve rimanere nella sua famiglia e che può anche andare via”.

 

 

 

 

“NON AVREMO ALTRI BAMBINI”: COME DIRLO AI FIGLI UNICI

 

Allargare o meno la famiglia è una decisione molto importante, delicata, ma che soprattutto riguarda i genitori e non il figlio già presente in casa, rispetto al quale la questione va spiegata con i dovuti modi: “Nel caso in cui i genitori abbiano deciso di non avere altri figli, alla richiesta del bambino di poter avere un fratellino o una sorellina, è bene spiegare molto semplicemente che la mamma e il papà sono già soddisfatti e felici così. È importante fargli capire che questa è una decisione che spetta ai genitori sia nel caso in cui non si vogliono altri figli che nel caso contrario, perché se si facesse intendere che è stato il bambino a decidere esternando il suo desiderio di un fratellino, potrebbe avere la sensazione di possedere un super potere sulle decisioni dei genitori”.

 

 

 

 

CONSIGLI PER I GENITORI

 

Nelle famiglie con un solo figlio o con il primogenito, ci potrebbe essere nei genitori una tendenza ad avere comportamenti iperprotettivi. Anche questa non è una legge universale, ma in ogni caso, come suggerisce Elena Urso, è consigliabile provare a seguire dei piccoli accorgimenti:

 

  • ESSERE UNA FAMIGLIA IN CONTATTO CON LE ALTRE: “Fare attenzione a non chiudersi all'interno del proprio sistema familiare e provare a inserire il bambino all'interno di contesti nei quali possa socializzare e soprattutto confrontarsi con altri suoi pari”;
  • SFORZARSI DI ATTUARE IL PRINCIPIO DI NON ESCLUSIVITÀ: “Provare a stabilire quel limite naturale che normalmente viene dato dalla presenza di altri bambini in casa, come per esempio la non esclusività dell'attenzione dei genitori in ogni momento della giornata”;
  • STIMOLI VERSO L’AUTONOMIA: “Concedere al bambino la possibilità di essere autonomo nelle piccole cose che è in grado di fare. Spesso ciò accade più spontaneamente quando ci sono più figli. Tuttavia è possibile promuovere l'autonomia di un figlio unico, affidandogli piccoli compiti adeguati all'età. Per esempio vestirsi da solo dai tre anni, cominciare a mangiare da solo dall'anno in su".