Psicologia ed educazione

6 consigli per diventare "coach" dei propri figli

Di Sara De Giorgi
padre-e-figlio
3 febbraio 2020
È possibile diventare i coach dei propri figli e allenarli ad essere persone felici. E si può iniziare fin da quando sono piccolissimi. Abbiamo intervistato Stefano Denna, esperto di comunicazione, coach e autore del libro Genitori Coach. Come guidare i propri figli e aiutarli a esprimere il proprio potenziale (Edizioni Mondadori), che ci offerto alcuni consigli per guidare i più piccoli nel modo giusto e incoraggiarli ad esprimere i loro talenti.

Si può essere i coach dei propri figli? Assolutamente sì e si può iniziare fin da quando sono piccolissimi. Abbiamo intervistato al riguardo Stefano Denna, esperto di comunicazione, coach e autore del libro Genitori Coach. Come guidare i propri figli e aiutarli a esprimere il proprio potenziale (Edizioni Mondadori).

Il libro ha un obiettivo: essere un manuale pratico per i genitori moderni, utile a tutti i genitori che vogliono guidare i figli nella realizzazione personale e sociale e allenarli ad essere felici.

 

Fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo?

 

Stefano Denna ha spiegato che l'affermazione "Quello del genitore è il mestiere più difficile del mondo, quando sarai grande, te ne accorgerai..." è una frase che pronunciava sempre suo padre, così come facevano e fanno lo stesso tanti altri genitori.

«Molte altre persone come me si son sentite dire questo quando erano piccole. Ed è vero. Ma ci si può allenare», ha affermato.

 

Come superare le paure che seguono la nascita di un figlio?

 

«Studi molto recenti di genetica hanno dimostrato come le paure e le ansie della neomamma influenzino il figlio e, addirittura, le tre generazioni successive, anche a livello cellulare. Dunque occorre fare attenzione agli stati d'animo che come neogenitori viviamo quotidianamente, poiché vi possono essere conseguenze che immediatamente non sono visibili.

 

In generale, bisogna imparare a prendere consapevolezza delle proprie emozioni. Facendosi soverchiare dalla paura si accede solo al 2 per cento del proprio potenziale. Invece è fondamentale attingere alle proprie risorse attraverso il linguaggio o mediante un eventuale cambio di atteggiamento oppure con tecniche ben precise. È necessario uscire dallo stato di paura ed entrare in uno condizione di calma e di tranquillità per poter fare le scelte meno sbagliate.

 

Importante è poi imparare a gestire lo stress, che si verifica soprattutto quando entriamo in uno stato di "sopravvivenza". Davanti alle difficoltà si verificano fuga, aggressività o impotenza. In tal caso, se non c'è un cambio di atteggiamento, si rischia di essere inefficaci.

 

Ribadisco che fondamentale è la consapevolezza delle proprie emozioni, che non arrivano dall'esterno, ma sono il risultato di meccanismi interni legati a come ci parliamo, alle domande che ci poniamo in un determinato momento e a come usiamo più o meno consapevolmente strategie che permettono conseguenti cambi di stati d'animo», ha chiarito Stefano Denna.

 

Figli adolescenti, come comportarsi?

 

«Viviamo nel mondo della cura del sintomo: se ho mal di testa, prendo la pastiglia, ecc. Invece, non ci sono soluzioni concrete e definitive a problematiche poste da figli adolescenti. A mio parere non si diventa adolescenti all'improvviso, ma il processo di crescita e, conseguentemente, di educazione, va avanti da quando il ragazzo nasce. Tutto dipende dal lavoro fatto consapevolmente dai genitori con i figli.

 

Valori e insegnamenti devono essere trasmessi già da quando i figli sono piccolissimi attraverso, ad esempio, favole, giochi, messaggi consapevoli. A mio parere è impossibile che un figlio improvvisamente cambi, rivelandosi problematico. Un genitore coach, come un allenatore che allena la propria squadra per la stagione successiva iniziando molto tempo prima, sa che l'educazione del figlio è un processo molto lungo e dunque si prepara bene fin dall'inizio».

 

Consigli per diventare genitori coach

 

  1. «Ci sono alcuni errori che tanti genitori fanno pensando di operare nel modo giusto e in buona fede. Uno di questi è mettere a confronto i propri figli con i figli di qualcun altro. Il genitore spesso fa dei paragoni: questi non funzionano mai e non hanno senso, perché fa sentire sbagliati. Dunque, mai paragonare i propri figli a quelli di altri.
  2.  Non bisogna poi confondere l'amore con la preoccupazione. Spesso si fa a gara per essere il genitore che si preoccupa di più. In realtà è un errore: l'amore e l'ansia sono due cose diverse. L'ansia va gestita, l'amore consiste soltanto nel dare incondizionatamente all'altro.
  3. Non bisogna imporre il proprio modello del mondo. Ognuno è diverso e può avere dei valori diversi. Bisogna riuscire a vedere i propri figli come delle persone che hanno la propria struttura. Occorre rinunciare all'idea di omologazione e abituare i piccoli al pensiero autonomo. 
  4. Un altro errore che occorrerebbe evitare è essere troppo reattivi: spesso confondiamo la spontaneità con la reattività. Arrabbiarsi e urlare con i figli in maniera continua è sbagliato, poiché crea insicurezza. Un figlio insicuro è tale perché è stato cresciuto mediante meccanismi che lo hanno reso insicuro. Invece di arrabbiarsi, è importante fermarsi, davanti magari ai capricci, e scegliere qual è la reazione più utile per il bambino e più adatta alla situazione.
  5. Un suggerimento per i neogenitori: non fatevi guidare solo dall'istinto di paternità o di maternità nella crescita del bebé, ma cercate di comprendere e di osservare il figlio fin da subito. I bimbi, fin da piccolissimi - se si presta attenzione a tutti i segnali - indicano chiaramente ciò verso cui sono predisposti nella vita. È meglio invece evitare di indirizzare i figli verso ciò che si desidera per loro.
  6. Giocate con i bambini e fate attenzione ai loro messaggi. Cercate anche di tornare un po' bambini voi stessi: ciò aiuta a comprendere le cose che contano nella vita».

Genitori coach, l'idea del libro

«Io mi occupo di formazione e lavoro con Roberto Re da ormai 15 anni. In particolare, facciamo formazione nelle aree della leadership, della comunicazione, della gestione dello stress, tutte cose molto importanti attualmente. I nostri clienti sono- in genere - piccoli imprenditori, professionisti, persone che vogliono migliorare i loro risultati.

L'idea del libro è venuta alla mia collaboratrice di Firenze nel 2008 quando mi ha detto: "Perché con questi argomenti non realizziamo un corso per i genitori?". Abbiamo così legato la figura del coach, che è una guida, a quella del genitore. Abbiamo poi inserito ciò nei nostri programmi e dopo qualche anno è arrivata l'idea della collana "I libri da leader consigliati da Roberto Re".

Infine abbiamo poi buttato giù il libro Genitori Coach. L'idea di base è quella di non essere solo preoccupati per i figli, o di occuparsi di loro portandoli a scuola, nutrendoli nel modo giusto, ecc. In genere il genitore medio fa con i figli ciò che i suoi genitori hanno fatto con lui... Noi abbiamo pensato di aggiungere alla figura del genitore quella del coach in quanto allenatore, inteso non come colui che impone il suo modello del mondo, ma come colui che fa da supporto e da guida alla realizzazione personale attraverso la creazione di fiducia», ha concluso Stefano.