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Pianto

I 5 passi utili se tuo figlio piange

Di Roberta Cavallo
piantobambino

28 Marzo 2018 | Aggiornato il 24 Maggio 2018
Perché i bambini non devono piangere? Perché gli adulti fanno di tutto per farli smettere? Cinque passi che puoi fare per contribuire al processo naturale che si attiva in tuo figlio con il pianto.

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Tuo figlio piange? Ecco 5 passi per aiutarlo.
 
Iniziamo con questa riflessione:
Perché i bambini non devono piangere? Perché gli adulti fanno di tutto per farli smettere?
 
Eppure tutti sappiamo quanto il pianto sia liberatorio, quanto ci si senta meglio dopo aver fatto scendere delle sane e buone lacrime! Invece no, i bambini non devono piangere, devono tenere tutto dentro, devono sempre essere felici. Facciamo chiarezza.
 
Per convenzione, per cultura, per credenza siamo convinti che piangere sia indice di dolore.
 
Non è così. Fonte di dolore è ciò che ha causato il pianto, non il pianto stesso. Se un bambino piange o se un adulto piange accade quanto segue (prova a immedesimarti nella situazione):
 
  • Qualcosa ti ha ferito e ti ha causato dolore
  • Senti dolore interiormente, stai male
  •  Ti viene voglia di piangere, vieni colto da una sorte di magone (se sei fortunato)
  • Inizi a piangere e ti liberi (se te lo concedi… i bambini se lo concedono sempre)
  • Grazie al pianto ti liberi di una emozione che altrimenti ristagnerebbe continuando a farti sentire a disagio (per tuo figlio è la stessa cosa)
 
Il pianto è sempre liberatorio (a meno che non si tratti del pianto di una vittima che lo fa soltanto per essere compatita). Non è il caso dei bambini: non fanno mai le vittime.
 
Quando si tratta di adulti cerchiamo in genere di essere empatici, comprensivi, di consolarli, chiediamo loro se possiamo essere utili in qualcosa, cerchiamo di dare coraggio, diciamo che ci dispiace.
 
Quando si tratta di bambini, in alcuni casi agiamo come appena detto. Ma non sempre. 
 
La maggior parte delle volte il pianto di un bambino ci congela, andiamo in tilt e una delle prime cose che ci scatta in automatico è lo “ssshhh, non piangere!”, “No, no, no piccino mio non piangere!, “Adesso sei grande, cosa fai? Piangi come un bimbo piccolo?!”, “Adesso basta, asciugati le lacrime e vai a giocare”, “Su, dai, cosa vuoi che sia!”.
 
 
Perché accade questo? Per 4 motivi 
 
1. Non sappiamo come aiutarlo e se smette velocemente di piangere evitiamo di contattare il nostro senso di inadeguatezza
 
2. Se nostro figlio sta male tendiamo ad accusarci, a sentirci in colpa e a dover guardare in faccia la nostra responsabilità (cosa che non è un problema di per sé, se accogliamo queste sensazioni e se poi facciamo il possibile per rimediare alla causa che ha provocato questo stato d’animo nel bambino. Peccato che spesso rimaniamo invischiati nel senso di colpa e nella paura e non riusciamo a fare il passo successivo: rimediare)
 
3. Il pianto sembra che disturbi, che sporchi, il quadretto ideale e idealizzato che a volte gli adulti si fanno della loro relazione con i bambini e dei bambini stessi: meglio correre ai ripari cercando di soffocare il piagnisteo
 
4. Il pianto di nostro figlio ci ricorda a volte i nostri pianti infantili e di conseguenza le ferite affettive che lo provocavano causate spesso dai nostri amati genitori: meglio nascondere il tutto sotto la sabbia facendo il possibile per farlo smettere di piangere.
 
Voglio invece ti sia chiaro che tuo figlio piange per liberare un’emozione. 
 
Il pianto non è cosa cattiva o sconveniente. Il pianto è un processo naturale che si attiva per liberarci da un peso emotivo, per aiutarci a gestire un’emozione, qualsiasi essa sia. 
 
Gli adulti di solito piangono meno dei bambini perché per fortuna crescendo hanno maturato naturalmente la capacità di gestire le emozioni (arriva con l’età, nel giusto tempo e se nelle tappe precedenti non ci sono state carenze, non è una questione di imparare a o di addestrare o di addestrarsi a). 
 
Quindi, quello che puoi fare per contribuire al processo naturale che si attiva in tuo figlio è:
 
1 - ACCOGLILO
Evita di non dare importanza al suo pianto ed evita di allontanarti. Con calma, senza identificarti (mani nei capelli urlando “mio dio cosa succede al mio bambino!”, iniziare a piangere con lui, dirgli con aria terrorizzata che non sai cosa fare, ecc.), avvicinati, abbassati alla sua altezza, guardalo negli occhi e sii empatico. 
 
Puoi dirgli: “Amore cosa è successo? Che cosa ti ha fatto stare così male?” (se è un neonato lo dovresti sapere tu in base alla situazione, se tuo figlio è già più grande te lo può comunicare con i gesti o con le parole – anche se il tuo istinto nello stesso tempo continua a funzionare). 
 
Oppure, se conosci perfettamente la causa (avete discusso, è caduto, si è fatto male, si è rotto un giocattolo, non vuole fare quello che vuoi tu, ecc.), allora puoi dirgli: “Lo so amore che stai tanto male…, che ti dispiace che si sia rotto,… ecc.” E’ fondamentale che non abbia modo di sentirsi inadeguato, colpevolizzato o privo di aiuto e protezione.
 
2 - COCCOLALO
Aggiungi una buona dose di coccole e sorrisi. 
 
Puoi prenderlo in braccio oppure anche soltanto prenderlo per mano, coccolarlo accarezzandogli la schiena con la mano, continuando a incontrare il suo sguardo con i tuoi occhi. Le coccole lo fanno sentire compreso, accolto e sostenuto e gli danno la certezza che tu non sei arrabbiato. 
 
I sorrisi gli fanno capire che hai in mano la situazione, che non sei terrorizzato, deluso o impaurito anche tu e che sei quindi in grado di risolvere la cosa.
 
3 - COMPRENDILO
Anche se a te sembra che il suo pianto sia “esagerato” o “fuori luogo” (secondo te era solo un giocattolo, hai fatto bene a rimproverarlo, suo fratello gli ha solo dato uno spintone, alla fine si è solo sbucciato un po’ il ginocchio, ecc.), se tuo figlio arriva a piangere vuol dire che per lui è stato significativo e tu devi tenerne conto. 
 
Quello che ti suggeriamo spassionatamente di fare (verificato infinite volte nella pratica con grande successo per noi e per i bambini) è di esordire dicendo al bambino che ha ragione a piangere, che lo capiamo, che è libero di piangere e di liberare tutto quello che ha nel cuore e che tu sei lì per aiutarlo, dando all’evento la stessa importanza che sta dando lui. In questo modo tuo figlio si sente sostenuto, si tranquillizza e nello stesso tempo si concede di liberare l’emozione stando dietro a quel processo naturale che è già iniziato dentro di lui. 
 
Nello stesso tempo tuo figlio sta imparando da te come gestire un momento difficile e quando sarà più grande lo farà da solo senza bisogno del tuo intervento, proprio grazie all’esempio che gli stai dando.
 
 
4 - PUOI CHIEDERGLI IL MOTIVO
A meno che non sia un neonato e quindi puoi individuare tu in autonomia il motivo del tuo disagio, chiedi a tuo figlio il motivo del suo pianto. 
 
Senza usare un tono accusatorio o indagatorio puoi domandarli come si sente e cosa è successo così da sapere come agire per aiutarlo e così da abituarlo ad esprimere la fonte dei suoi problemi e anche quello che prova (purtroppo molti adulti di oggi e quindi anche i bambini hanno a volte grosse difficoltà ad esprimere i loro sentimenti e a individuare l’origine dei loro problemi).
 
 
5 - PUOI AIUTARLO SE NON LO SA ESPRIMERE
Se tuo figlio non è ancora abituato ad esprimere le sue emozioni, puoi aiutarlo suggerendogli il suo stato d’animo sulla base di quello che tu stai osservando dicendogli per esempio: “Mannaggia, sei proprio arrabbiato!”, “Mamma mia che paura questa caduta!” (ma tu come adulto non avere paura…), “Come ti senti amore? Forse sei deluso? ecc…”
 
 
Chi è l'autrice dell'articolo
Roberta Cavallo
Roberta Cavallo
Roberta Cavallo è la Consulente Genitoriale nel Programma TV “4 Mamme”, in onda su FoxLife (Sky).
Con i suoi 5 libri best seller è l’autrice più letta e seguita in Italia dai genitori negli ultimi anni, conquistando oltre 100.000 famiglie italiane e diverse classifiche di vendita, come quelle di Amazon e Ibs e registrando il tutto esaurito nei suoi tour in giro per l’Italia. 
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