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Psicologia bambino

Il bambino è troppo principino: 8 consigli per farlo “scendere dal trono”

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12 Settembre 2018
Se ne vedono sempre di più di bimbi che vogliono comandare su tutti e avere tutti al loro servizio: a volte, senza rendercene conto, siamo proprio noi genitori, sempre attenti a non contraddirli e sempre pronti ad adularli, a favorire il loro comportamento. Salvo poi lamentarci di quanto siano disubbidienti. Come comportarsi, quali le strategie che funzionano? Lo abbiamo chiesto a Rosalinda Cassibba, ordinaria di psicologia dello sviluppo dell’Università di Bari

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“Si può dire che quella del ‘principino’ è una tipologia di bambini e ragazzini sempre più frequente” esordisce la psicologa Rosalinda Cassibba. “Il motivo principale è da ricercare proprio nell’atteggiamento di noi genitori, che a volte sembriamo in difficoltà quando dobbiamo porre un freno ai nostri figli”.
Ecco 8 consigli della psicologa per ‘far scendere dal trono’ i bambini principini.

 

1. Non sentiamoci genitori cattivi se gli neghiamo qualcosa
A volte ci sembra quasi di fare un torto a nostro figlio se rifiutiamo di concedergli qualcosa che può farlo contento e soddisfarlo. Questo non significa che dobbiamo dire di no a tutto, ma neanche che dobbiamo dire sempre di sì a tutto! 

2. Dare limiti, ma senza troppe spiegazioni
Sin da quando è piccolo, infatti, il bambino dovrebbe cominciare a conoscere non solo la realtà che lo circonda, ma anche i limiti della realtà. “E questi limiti li sperimenta proprio attraverso i no che un genitore gli pone” dice la psicologa. “No che siano comprensibili e motivati, ma senza dilungarsi all’infinito: le spiegazioni si danno una volta, dopodiché bisogna anche avere il coraggio di imporre una propria decisione dall’alto, senza discutere troppo”

3. Non togliere ai bambini l’esperienza del desiderio
Spesso i genitori non solo concedono troppo, ma concedono ancor prima che il bambino avanzi delle richieste o maturi dei desideri, magari presi dallo slancio di volergli offrire quel che a loro da bambini è stato negato. In questo modo però privano il figlio di una occasione preziosa, quella di provare desiderio. “È nostro dovere di genitori non togliere ai bambini la possibilità di desiderare, dar loro il tempo di chiedersi di cosa hanno bisogno: solo in questo modo possono comprendere il valore di quel che ricevono” osserva Cassibba. “Altrimenti è tutto scontato e déjà-vu, anche una festa di compleanno dove ci affanniamo a riempirli di regali, animatori, maghi ed effetti speciali! E non riescono ad apprezzare più nulla. Diamo invece ai figli la possibilità di sperimentare l’emozione dell’attesa, la gioia della sorpresa, di chiedere qualcosa e sapersela meritare, di godere della conquista ottenuta con un po’ di fatica”. 

4. Far scegliere sì, ma non troppo
Ok responsabilizzarlo, ok coinvolgerlo nelle decisioni, ok volerlo rendere autonomo, ma ricordiamoci che è pur sempre un bambino e che non è sempre educativo lasciare che scelga su tutto, da quale vestito comprare (qualunque sia il suo costo) a che cosa mangiare, quale scuola o quali corsi frequentare. Le conseguenze? “Da un lato quella di caricarli eccessivamente di responsabilità, in un’età in cui i bambini hanno bisogno che siano genitori a scegliere per loro e si sentono protetti da questa loro autorevolezza; dall'altro quella di farli sentire onnipotenti e dar loro l'impressione di poter dominare e decidere su tutto” commenta la psicologa.

5. Educare al limite anche nei confronti degli altri
Limitare l’onnipotenza è educativo anche per una sana relazione con gli altri. Se il bambino è cresciuto con l’idea di poter comandare su tutto e su tutti, quando si trova con i compagni o in qualunque contesto di gruppo in cui è necessario accettare i diritti altrui, ecco che vuole imporre la sua volontà, pretende di avere sempre ragione, si mostra presuntuoso e anche antipatico. E a quel punto può sviluppare due diversi comportamenti: o diventa aggressivo e intollerante verso chi tende a sbarrargli la strada oppure si atteggia a vittima di chi non lo capisce.
In entrambi i casi rischia di isolarsi o di essere escluso dal contesto.

6. Offrire ai bambini occasioni per confrontarsi con gli altri
Per abituarlo a modulare i propri atteggiamenti, è bene offrire al bambino il più possibile occasioni per mettersi a confronto con i coetanei, soprattutto se è figlio unico e in casa non ha un ‘contendente’ che gli tolga il ‘dominio assoluto’. Stando con i coetanei impara a fare i conti con il punto di vista dell’altro e a cogliere i vantaggi della condivisione e anche della rinuncia immediata in vista di un vantaggio futuro. Che è quello di essere accettato e di star bene in comunità. Da pari a pari, senza principi e sudditi.

7. Vigilare sull’osservanza delle regole che impartiamo
Quante volte diamo una regola e poi non controlliamo se la sta rispettando, magari perché ci fa comodo che, se resta davanti al tablet o guarda la tv per ore, ci lascia lavorare in pace. In questo modo però la regola perde valore e il bambino impara che il limite si può bypassare. Meglio dare confini controllabili, altrimenti noi adulti perdiamo di credibilità. E il bambino capisce di poter fare sempre come vuole lui.

8. Non giustificarlo sempre
Se litiga con i compagni, non gli diamo sempre ragione sostenendo che sono gli altri che non lo capiscono; se non studia o non segue le regole in classe e si scontra con l’insegnante, non lo difendiamo dicendo che è l’insegnante che non spiega bene o ce l’ha con lui. In questo modo non faremmo altro che rafforzare il suo presunto senso di superiorità e avallare il suo comportamento. Sproniamolo invece a cercare di capire quel che è successo e trovare da solo le strategie per far fronte alla difficoltà.  Lasciando che passi attraverso le frustrazioni, senza ricorrere a  scorciatoie.
Solo così lo aiuteremo a crescere davvero.