Bambini permalosi

Il bambino si offende facilmente

bambinipermalosi
19 Marzo 2018
Non gli si può dire niente che subito pianta il muso e fa l’offeso. Per non parlare di quando perde, ad un gioco o ad una partita. Come fargli capire che non si può offendere per qualunque cosa vada storta?
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Sin da piccoli, i bambini devono imparare che non si può dominare sempre su tutto e tutti, che il mondo non gira intorno a loro e che la sconfitta fa parte della vita: solo così diventeranno abili a sopportare le varie contrarietà che inevitabilmente capiteranno e non si offenderanno per un nonnulla. È il parere della psicologa e psicoterapeuta Paola Scalari.


In parte può dipendere dall’indole del bambino.. 


Ci sono bambini per natura più vulnerabili, più sensibili alle critiche e quindi più permalosi; di quelli che, appena li si ‘tocca’, non riescono a sopportare l’urto e subito reagiscono offendendosi.

... In parte dall’educazione ricevuta


Spesso però dietro un bambino permaloso c’è l’influenza dell’ambiente nel quale vive. “Tutti i bambini nascono con la convinzione che il mondo sia ai loro piedi e possano dominare su tutto e tutti; un po’ per volta, poi, vedendo che la mamma non accorre al primo pianto o che il fratellino non gli dà subito il gioco che reclama, imparano che non ci sono solo loro e tocca adeguarsi anche alle esigenze degli altri” osserva Paola Scalari. “Se invece chi gli sta intorno continua ad accondiscendere ad ogni loro desiderio o a dar loro sempre ragione, l'illusione di essere onnipotenti va avanti e, quando arriva il momento in cui la realtà pone loro dei limiti, non sono preparati a tollerare il dolore che provano”.

Non mi dai quel che voglio? Mi offendo e mi arrabbio!


Di fronte ad un no o un insuccesso, il bambino allora può reagire in due modi: il classico è che mette il muso, come a dire al suo ‘offensore’: tu non mi vuoi, io mi ritiro; tu non mi accontenti, io non voglio più avere a che fare con te. Oppure, nell’incapacità di riuscire a gestire le cose come vuole lui, può arrabbiarsi e diventare aggressivo con il ‘colpevole’ o, qualche volta, anche con se stesso, ‘offeso’ con il mondo che non gira come aveva creduto.

 

4 consigli per gestirlo quando è offeso


1. Lasciare sbollire la rabbia. Lasciamogli il tempo di sfogare da solo il suo risentimento, magari anche in un’altra stanza, senza insistere a voler dimostrare che abbiamo ragione o intavolare contenziosi che fanno solo aumentare la rabbia e l’odio. In genere, passato il primo momento, il bambino riprende di sua iniziativa la relazione, anche se in maniera trasversale: senza tornare sull'argomento che ha determinato l'offesa, tenta di riallacciare il rapporto con pretesti vari, come il  classico ‘mamma ho fame’, mi dai la merenda…’.  

 

2. Dare parole alle sue emozioni. Attraverso le parole, dimostriamogli che capiamo che si sente arrabbiato, deluso, trattato ingiustamente, rifiutato e tutti gli aggettivi che ci sembra esprimano al meglio quel che sta provando, anche se la sostanza non cambia: se il giocattolo è del fratello, è giusto che ci giochi lui, se l’ovetto di cioccolato non si può comprare, non si compra. “È importate però che il bambino senta riconosciuti i suoi sentimenti, perché in questo modo capisce che il rifiuto è per la sua richiesta, non per lui come persona. E questo rende più tollerabile la sua piccola ferita” commenta Paola Scalari.

 

3. Mostrarsi coerenti. Se fino a ieri lo abbiamo trattato come un reuccio e di punto in bianco cambiamo completamente atteggiamento, è inevitabile che si arrabbi. Inutile fargli il predicozzo che adesso è grande e deve imparare a mettere a posto i giocattoli se glieli abbiamo sempre sistemati noi. Meglio impostarla sul fatto che capiamo che questo nostro atteggiamento possa farlo arrabbiare ma la mamma ha deciso che da ora in poi si fa così. Ancora una volta, alla nostra decisione si faranno seguire parole che mostrano la nostra comprensione per il suo eventuale risentimento, ad esempio: ‘lo so che sei arrabbiato con la mamma perché… lo so che pensi che io non ti voglia bene perché…’.    

 

4. Simulare la situazione e cercare soluzioni. Con i più piccoli si può anche fare una simulazione della situazione che ha determinato l’offesa, facendoci raccontare come sono andate le cose dal suo punto di vista e invitandolo a  escogitare da solo le possibili soluzioni  (‘facciamo finta che Maria ti ha rubato il giocattolo: che cosa le puoi dire, che cosa puoi fare…’): in tal modo il bambino ha la possibilità di allenarsi dietro le quinte a trovare le soluzioni giuste per ‘affrontare il palcoscenico’.

 

Se fa l’offeso con i compagni, non interveniamo

 
Se ha l’abitudine di mettere il broncio con i suoi compagni ad ogni contrarietà, resistiamo alla tentazione di andare a fare gli arbitri o, peggio, gli avvocati difensori, e lasciamo che si arrangi da solo: “Se gli adulti non si intromettono, il bambino un po’ per volta impara le regole della vita in comunità” dice la psicologa. “Sbrigandosela da solo, inoltre, acquisisce fiducia in se stesso, perché si sente capace di affrontare e superare le difficoltà. 

Al contrario, se si vede spalleggiato da noi, il suo atteggiamento permaloso o aggressivo si potrebbe accentuare perché si sente forte del nostro appoggio (della serie: ‘allora faccio bene a comportarmi così’). In più, non imparerà mai a gestire difficoltà e ingiustizie che oggi capitano con gli amichetti, domani capiteranno con i professori e poi con i colleghi, il capoufficio e così via. E a quel punto non potrà certo correre dalla mamma a chiederle come uscirne fuori!" 

Se si offende quando perde al gioco, non drammatizziamo


La tentazione sarebbe quella di consolarlo dicendogli che è stata colpa dell’arbitro, dell’allenatore, dell’altro compagno che ha giocato male… “Quand’anche fosse vero, tratteniamoci dal dirlo” consiglia Paola Scalari: “facciamogli notare invece che può capitare di perdere, che la prossima volta giocheranno meglio, che lui per primo si impegnerà di più. Ma se anche perdesse di nuovo, non è la fine del mondo e mamma e papà gli vogliono bene ugualmente. Ancora una volta, l’obiettivo deve essere quello di aiutare nostro figlio a tollerare sconfitte e delusioni”.