Scuola: rapporto alunni-insegnanti

Il professore (o il maestro) odia il ragazzo: che fare

Di Angela Bisceglia
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16 gennaio 2018
Il bambino torna a casa e ci racconta che un certo insegnante lo odia, ce l’ha con lui o comunque mostra un atteggiamento ostile nei suoi confronti. Che fare? Come parlare a nostro figlio e come comportarci con l’insegnante ‘cattivo’? I consigli della psicologa Simona Trotta 

Farsi raccontare quel che è successo, capire insieme al figlio quale può essere la causa del presunto odio e poi confrontarsi con l’insegnante instaurando un rapporto di collaborazione. Ecco i consigli di Simona Trotta, psicologa infantile e psicoterapeuta presso l’Ospedale Sacco di Milano

 

 

L’insegnante: un ‘secondo genitore’

 

"Gli insegnanti rappresentano un punto di riferimento importante per un bambino o un ragazzo, al punto che tante volte vengono scambiati e identificati con le figure genitoriali" premette la psicologa. "Ecco allora che, se il bambino si trova in una fase della crescita, ad esempio nella preadolescenza, in cui ha un rapporto difficile con i genitori o ha voglia di trasgredire, tende ad assumere lo stesso atteggiamento nei confronti dell’insegnante: non studia, fa male i compiti, dimentica i libri a scuola, quasi a voler mettere alla prova l’adulto per verificare se davvero gli vuol bene. Ed in tal modo innesca una reazione quasi ovvia di rimprovero da parte del maestro. Oppure può scattare quel che in psicologia viene definito meccanismo di proiezione: se il ragazzo si sente minacciato dall’insegnante perché si mostra troppo rigido, dentro di lui si generano sentimenti di rabbia e di odio che vengono proiettati sul maestro, per cui finisce col dire che è l’insegnante che lo odia quando in realtà il sentimento parte dal bambino”.

 

 

Come comportarci se nostro figlio ci riferisce che il maestro o il professore lo odiano

 

Che fare in pratica se il ragazzo torna a casa dicendoci che il professore non lo capisce o ce l'ha con lui?

 


Facciamoci raccontare che cosa è successo. Innanzitutto facciamoci raccontare per bene e con calma che cosa è successo, perché secondo lui quel determinato professore lo odia. Se gli ha dato un brutto voto, verifichiamo se aveva studiato abbastanza o se non aveva capito qualcosa di un determinato argomento e, quindi, se la situazione si può risolvere semplicemente mettendo più impegno nello studio.

 


Non sminuiamo la sua preoccupazione. Se dal racconto del ragazzo percepiamo che l’insegnante ha realmente avuto un comportamento ingiusto nei suoi confronti, non sminuiamo il problema (con frasi come ‘lascia stare, vedrai che tutto si risolverà da sé’), ma rassicuriamo nostro figlio dicendogli che capiamo la sua preoccupazione, non sottovalutiamo quel che prova ma che può succedere che si creino dei malintesi con un professore.

 

Non esternare giudizi sull’insegnante davanti al ragazzo. Anche se pensiamo che nostro figlio abbia ragione e che il maestro si sia sbagliato sul suo conto, non esterniamo giudizi negativi sulla persona dell’insegnante. “In questo modo infatti il ragazzo si verrebbe a trovare come tra due fuochi e non andrebbe a scuola serenamente, anzi userebbe la situazione come pretesto per non studiare (‘tanto lo so già che l’insegnante mi odia, l’hanno riconosciuto anche i miei genitori’) o comincerebbe a somatizzare il suo disagio, con mal di testa e mal di pancia vari o col rifiuto di andare a scuola” avverte la psicologa. “O ancora, la rabbia accumulata potrebbe portarlo ad assumere atteggiamenti provocatori in classe e, di consegiuenza, a collezionare voti bassi e note disciplinari. Che non farebbero altro che acuire la percezione negativa che l’insegnante ha di lui”.

 

Chiediamo un colloquio con il professore. E comunichiamo anche a nostro figlio la nostra intenzione di andare a chiarire personalmente con l'insegnante quel che è successo. “In questo modo trasmettiamo al ragazzo il messaggio che ad ogni problema c’è un rimedio, che il maestro non è un mostro e parlando si troverà un punto di incontro. Ma soprattutto che i conflitti si affrontano non con la rabbia o con la guerra ma con un confronto sereno” spiega Simona Trotta.

 

Cerchiamo la collaborazione dell’insegnante. Una volta dall’insegnante, spieghiamogli i fatti, ascoltiamo anche la sua versione, raccontiamogli della preoccupazione del figlio e di eventuali altri disagi che il ragazzo sta vivendo in quel periodo e che possono influire sul suo rendimento scolastico. E poi chiediamogli una mano per risolvere la situazione. “Mai accusare o attaccare l’insegnante, altrimenti si chiuderà in un atteggiamento difensivo che inasprirebbe il rapporto: il colloquio deve servire a creare un clima di empatia e collaborazione tra genitore e insegnante per il bene dell’alunno”.

 

Se non si risolve, si parla con il dirigente scolastico. Dopo un incontro chiarificatore, in genere l'insegnante cambia atteggiamento nei confronti del ragazzo. Solo nel caso, fortunatamente raro, in cui si riscontrasse una chiusura o una oggettiva incompetenza dell’insegnante, si chiede un incontro con il dirigente scolastico.

 

 

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All’inizio di un ciclo scolastico è bene presentare il ragazzo all’insegnante
Per prevenire incomprensioni tra studente e insegnante, ogni volta che si incomincia un nuovo ciclo scolastico, ad esempio all’inizio di elementari, medie o superiori oppure quando si cambia istituto o quando c’è un cambio di insegnante, è bene chiedere da subito un colloquio conoscitivo con gli insegnanti nuovi, in modo da raccontare la storia emozionale del proprio figlio, eventuali problemi avuti in passato o situazioni critiche extrascolastiche. In questo modo si crea da subito un rapporto di condivisione, che sarà molto utile al professore per capire che persona si nasconde dietro quell’alunno e per porsi non solo come insegnante che impartisce nozioni ma soprattutto come educatore, che pretende il giusto, che dà fiducia al ragazzo e lo sostiene quando vacilla.