Pensieri d'autore

L'educazione non è a senso unico, anche il bambino educa la mamma

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23 Luglio 2012
"Il genitore trasmette al figlio e anche lui lo fa. L'influenza è reciproca": parola di Cristina Crippa, attrice di teatro, a cui nostrofiglio.it questa settimana ha chiesto la sua formula personale per crescere bambini felici
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Abbiamo lanciato la nostra sfida – come si può crescere bambini felici? - all'attrice Cristina Crippa che è riuscita a conciliare la maternità con la sua vita di donna di teatro, e ora ne parla con grande tenerezza ... Nonostante i dubbi e i timori, simili a quelli di qualsiasi mamma lavoratrice, l'artista ricorda quegli anni come un tempo molto “denso” e sereno. È convinta che sia possibile portare avanti una carriera anche con un bimbo, crescendolo felice e sereno, a condizione di avere qualche accorgimento e un po' di organizzazione. La sua riflessione, sul filo della memoria, parte proprio dalla sua personale esperienza con il figlio Lucio.

“La mia prima e più grande preoccupazione quando è nato mio figlio riguardava il periodo delle tournée: mi chiedevo come avrei fatto con un bimbo piccolo a gestire questo aspetto della mia attività artistica. Di fatto, poi, si è rivelato meno complicato di quanto pensassi... Quando partivamo il bimbo veniva con noi insieme alla baby-sitter e, raggiunta un'età adeguata, vedeva lo spettacolo dal palchetto.

Credo sia importante che un bambino conosca (e capisca) quello per cui te ne vai, il lavoro... Anche per questo mio figlio ha frequentato il teatro, il luogo dove io e suo padre lavoravamo, fin da piccolo”, ci racconta l'attrice.

Gli impegni di una mamma artista sembrano molto lontani da quelli di una vita familiare più tradizionale: come pensa abbia vissuto il bimbo la sua professione? - le domandiamo.

“Il teatro è un ambiente ricco e complesso, ma non è privo di regole, c'è una base di serietà e profondità del lavoro che devi rispettare con criteri forti e precisi. Per un bambino è un'esperienza formativa, lui si era abituato a stare con adulti e visitare luoghi diversi durante le tournée. Mentre noi genitori eravamo sul palcoscenico, diceva allegramente che era orfano perché noi eravamo diventati personaggi”, ricorda con un sorriso Cristina Crippa.

Un bilancio positivo

Ogni genitore si pone mille domande sul benessere quotidiano, fisico e psicologico, del proprio pargolo e anche l'attrice non è stata da meno. Durante l'infanzia del suo bimbo, ha affrontato dubbi sul piano educativo e problemi organizzativi come tutte le mamme.

“Non è stato sempre facilissimo ma è stato un buon periodo... Ricordo ancora mentre andavamo in scena con La Bottega del caffè (ndr la lettura del regista tedesco Rainer Werner Fassbinder del testo di Goldoni) che mio figlio si aggirava per i camerini e si spaventava ogni volta per la parrucca di Don Marzio.

Naturalmente, non tutti gli spettacoli erano adatti a un bambino e, con il tempo, si è staccato; oggi che è adulto ho la possibilità di uno scambio con lui, è interessato al mio lavoro, ascolta e legge con me i testi se chiedo un suo parere. Ma questo scambio è cominciato già quando era piccolo, pur se in modo diverso. Questa è una mia convinzione: per me l'educazione avviene nei due sensi, il genitore trasmette al figlio e anche lui lo fa, in modo diverso, a seconda dell'età. L'influenza è reciproca, insomma, pur se cambia nel tempo”, sottolinea con enfasi Cristina Crippa.

Accanto a tanti ricordi dolci e positivi, l'attrice non nega, comunque, che ci siano stati momenti più difficili ma mai impossibili. “Come donna, artista e madre mi sono interrogata molto sulla questione della conciliabilità del ruolo materno e della carriera ma alla fine esiste una via e può essere molto proficua. A volte, certo, è stato faticoso non perdere la testa, la concentrazione, soprattutto per inventare cose nuove... I bimbi, già da neonati, hanno le antenne per percepire se tu sei altrove, non li 'freghi' in nessun modo. Nel mio caso, si è risolto tutto bene. Mi è stato d'aiuto anche il libro Un genitore quasi perfetto di Bruno Bettelheim: mi sono ritrovata tra le pagine e ho messo da parte tanti dubbi... Insomma, è stato una lettura per me fondamentale!”, afferma l'artista.

Poche regole, molte chances

La dimensione dell'ascolto, e l'attenzione, verso il bimbo è un aspetto molto importante per Cristina Crippa che vede alla base dell'educazione una sorta di costante scambio tra genitore e figlio. La sua visione della maternità e del rapporto con i più piccoli si ritrova, in parte, nel libro per ragazzi Il bambino sottovuoto di Christine Nöstlinger, di cui ha fatto un adattamento teatrale.

“Questo testo offre spunti di riflessione molto interessanti, secondo me. Una signora di mezza età, un po' anarchica, che acquista offerte speciali per posta, un giorno riceve un misterioso pacco, di cui non si ricorda più. E scopre che contiene una specie di mostriciattolo... Ma basta un'apposita soluzione per trasformarlo nel bambino perfetto, una sorta di Pinocchio al contrario. All'inizio non lo vuole, e diventa matta di fronte a tutta l'obbedienza di questo bimbo perfetto - lei che le regole le segue poco - ma poi si affeziona. Così quando la multinazionale che lo ha spedito per sbaglio, ne chiede la restituzione, si oppone e decide di nasconderlo. L'unico modo è cambiare il prodotto, 'diseducarlo', e una bambina la aiuta a insegnare al bimbo a comportarsi male”, racconta l'attrice.

Come mai le è piaciuto così tanto questo racconto - le chiediamo - cosa ha ritrovato della sua esperienza?

“È una bella storia, dove, alla fine, vince la forza dell'intelligenza e offre una prospettiva che condivido: la relazione reciproca tra bimbo e genitore – che in qualche modo si rimbalza dall'uno all'altro - senza troppe regole fisse. Penso sia importante offrire a un bimbo tante possibilità diverse, anche questo può contribuire a renderlo felice.

Tra queste infinite opportunità che ogni famiglia può offrire al proprio bimbo, ci metto, sicuramente, anche il teatro. È un'esperienza che richiede al piccolo spettatore una sorta di partecipazione, lo chiama a immaginare cose. Durante lo spettacolo Il bambino sottovuoto, una volta, per esempio, un bimbo si è alzato in piedi mentre io raccontavo di una vasca con i pesci rossi che non era presente sul palco per vedere se c'erano davvero... Il teatro assomiglia molto al gioco del 'far finta' dei bambini, è una cosa serissima e rispecchia anche la loro tendenza a buttare fuori le emozioni... È un elemento utile nel percorso educativo, straconsigliato, da parte mia, a tutti i genitori, perché asseconda anche la tendenza naturale del bimbo al gioco e la amplificah, conclude Cristina Crippa.

Cristina Crippa, attrice, tra i fondatori del Teatro Dell'Elfo di Milano, nato da un gruppo di giovani artisti riuniti nel 1973 da Gabriele Salvatores (Ferdinando Bruni, Ida Marinelli, Elio De Capitani, Luca Torraca, Corinna Agustoni, solo per nominarne alcuni) che dopo quasi 40 anni continuano a condividere il progetto. In questa lunga storia, tra lavoro sui classici (Sogno di una notte d'estate shakesperiano) e ricerca nella contemporaneità da parte della compagnia (il teatro di Fassbinder: Le lacrime amare di Petra Von Kant, La bottega del caffè, I rifiuti, la città, la morte), Cristina si è fatta interprete di figure femminili indimenticabili (Lola che dilati la camicia, La morte e la fanciulla, e La numero 13) e si è anche confrontata con la regia in Libri di ardere di Amélie Nothomb. Animata da una grande passione per le storie femminili e le autrici donne, collabora con la Biblioteca di Monza (da questo è nato il monologo Il bambino sotto vuoto). Per quest'estate, al festival di Spoleto, è in programma il debutto della prima rappresentazione italiana de La discesa di Orfeo di Tenessee Williams.

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