Salute bambino

Balbuzie: cosa fare se il bambino balbetta

Di Valentina Murelli
balbuzie.600
16 marzo 2012 | Aggiornato il 25 ottobre 2019
Parole ripetute o interrotte, discorsi stentati: il bambino che balbetta si esprime così. E se vive male la sua condizione, autostima e socialità sono a rischio. Spesso, però, la balbuzie è passeggera. E quando non lo è, si può fare molto per migliorarla e imparare a gestirla.

Sono sempre di più i casi diagnosticati di balbuzie in Italia: più 8% negli ultimi 10 anni, non tanto perché aumentino le cause di questa condizione ma grazie a una maggiore attenzione nei confronti di questo disturbo e al miglioramento delle conoscenze sul fenomeno. Lo testimonia anche la pubblicazione, nel 2014 delle prime Linee guida europee sull'argomento, tradotte di recente in italiano grazie all'interessamento della Federazione logopedisti italiani e dell'Associazione scientifica logopedisti italiani.

 

 

Che cos'è la balbuzie

 

Secondo la semplice definizione delle Linee guida europee, la balbuzie è un "disturbo della fluenza dell'eloquio". In particolare, l'Organizzazione mondiale della sanità lo definisce un disturbo del linguaggio caratterizzato dal fatto che chi ne soffre sa perfettamente che cosa vuole dire, ma non riesce a farlo perché si blocca continuamente, oppure ripete parole o parti di parole e il discorso rimane frammentario e stentato.

 

 

Come si manifesta

 

Tra le manifestazioni più comuni della balbuzie troviamo:

 

  • la difficoltà a cominciare una parola o una frase;
  • il prolungamento di suoni all'interno di una parola;
  • la ripetizione di suoni, sillabe o parole intere;
  • il blocco nella pronuncia di certe sillabe, o l'inserimento di una pausa all'interno di una parola, che risulta come spezzata;
  • l'aggiunta di suoni "di raccordo" tra una parola e l'altra, come "mmmmmm".

 

Le difficoltà nel linguaggio possono essere accompagnate da alcuni sintomi fisici, come tremore delle labbra o della mascella, sbattere delle palpebre, scatti della testa o tendenza a stringere i pugni mentre si parla.

 

"Questo per quanto riguarda le manifestazioni esteriori. Poi c'è il vissuto personale, la percezione che la persona colpita ha del proprio disturbo" precisa la logopedista Donatella Tomaiuoli, direttore del Centro per la ricerca e la cura della balbuzie di Roma. "Spesso i pazienti si sentono molto condizionati dalle loro difficoltà a parlare, con conseguenze negative sulla qualità della vita".

 

In effetti, spesso la balbuzie si associa a bassa autostima, a problemi di comunicazione con gli altri, a una tendenza all'isolamento e a sviluppare disturbi d'ansia, al rischio di diventare oggetto di bullismo.

 

 

Quando migliora, quando peggiora

 

Chi balbetta non lo fa sempre: ci sono circostanze in cui i sintomi si attenuano. "Succede quando si segue un ritmo, per esempio cantando, pregando o recitando una poesia, o quando si altera il modo di parlare, passando dal discorso normale al sussurro, oppure all'urlo, o all'inflessione dialettale" precisa Tomaiuoli. Anche parlare con un bambino piccolo o da soli può attenuare il disturbo.

 

 

 

Viceversa, la balbuzie può peggiorare quando si deve parlare al telefono, oppure di fronte a un pubblico, o in generale quando si è messi sotto pressione o ci si sente molto stanchi o eccitati.

 

 

Chi colpisce

 

"La balbuzie è presente in tutto il mondo, in ogni gruppo etnico e in ogni cultura" affermano le Linee guida europee, sottolineando che nel mondo interessa circa l'1 della popolazione. Il disturbo è più frequente nei bambini.

 

Tra i due e i quattro-cinque anni, il 10-20% dei bambini manifesta episodi di balbuzie. Nel 75% dei casi si tratta di forme fisiologiche e transitorie, legate all'immaturità del linguaggio, cioè al fatto che il bambino sta ancora imparando a parlare. Queste forme regrediscono in genere da sole, nel giro di qualche mese o di un anno, oppure con qualche minimo intervento. Tra gli adulti, uno su cento balbetta. Il disturbo è circa quattro volte più frequente nei maschi.

 

 

Perché si balbetta?

 

Fino a non molti anni fa, si riteneva che la balbuzie fosse una conseguenza di traumi psicologici o emotivi del bambino. Oggi questa ipotesi è tendenzialmente superata, ma le cause precise del disturbo non sono ancora state identificate. Si sa tuttavia, come precisano le Linee guida, che si tratta di un disturbo multifattoriale, influenzato appunto dal coinvolgimento di più fattori.

 

Un importane filone di ricerca nato negli Stati Uniti si concentra sulle basi genetiche della balbuzie: sono stati effettivamente individuati alcuni geni che sembrano coinvolti nella sua insorgenza. Altri studi sembrano indicare che il cervello dei bambini che balbettano sia organizzato in modo diverso rispetto a quello di bambini che non lo fanno. Sono però studi preliminari, ancora da confermare.

 

 

Quando preoccuparsi e a chi rivolgersi

 

Come abbiamo visto, la balbuzie può costituire una fase normale nella vita di un bambino, che va incontro a esitazioni e ripetizioni nel parlare perché sta ancora sviluppando le proprie competenze linguistiche. Se i disturbi del linguaggio sono minimi e non hanno conseguenze sulla vita sociale del bambino non c'è da preoccuparsi e non c'è tendenzialmente nulla da fare.

 

 

 

Occorre invece segnalare la situazione al proprio pediatra di fiducia se:

 

  • la "fase balbuzie" dura a lungo, cioè oltre i 12 mesi;
  • ci sono in famiglia altri membri che balbettano;
  • le difficoltà nel parlare sono molto evidenti e il bambino comincia a isolarsi e a evitare di parlare.

 

Il pediatra indicherà gli specialisti ai quali rivolgersi. La cosa migliore è indirizzarsi verso centri multidisciplinari, che possano seguire la famiglia e il bambino da vari punti di vista, con esperti logopedisti, psicologi, neuropsichiatri.

 

Anche se il bambino balbetta già da un anno, non è detto che lo farà per sempre. Il disturbo può regredire spontaneamente anche a distanza di 3-4 anni dall'insorgenza. E comunque si può fare molto per attenuarlo e imparare a gestirlo, anche nelle forme persistenti. In questi casi, prima si fa la diagnosi, prima si interviene e meglio è.

 

Come si interviene

 

Diciamolo subito: una cura definitiva o una "pillola magica" per guarire per sempre dalla balbuzie non c'è. Però ci sono varie strategie terapeutiche che possono aiutare da un lato ad attenuare i sintomi e a gestire al meglio il disturbo, dall'altro ad accettarlo per non venirne "schiacciati".

 

In genere, si lavora in modo molto personalizzato, scegliendo per ogni paziente le strategie migliori per affrontare la "sua" balbuzie. Si va da attività di logopedia per migliorare la respirazione, l'emissione della voce e l'articolazione dei suoni, ad approcci di psicoterapia per lavorare sui temi dell'autostima, della consapevolezza positiva, della gestione dell'ansia. "Sono aspetti fondamentali, perché le tecniche di miglioramento del linguaggio da sole non bastano" afferma Tomaiuoli.

 

Perché gli interventi siano davvero efficaci, bisogna arrivare ad avere una visione positiva del disturbo, a conviverci serenamente

Alcuni centri possono offrire percorsi particolari: nel Centro per la ricerca e la cura della balbuzie di Roma, per esempio, i pazienti vengono indirizzati ad attività di teatro, di doppiaggio o di radio. "Sono tutte esperienze caratterizzate dalla pressione temporale, dalla necessità di improvvisare, dall'opportunità di sperimentare ruoli differenti. E tutto questo aiuta molto i giovani a sciogliersi e ad acquisire autostima", spiega la direttrice.

 

IL TUO BAMBINO BALBETTA? ECCO COME PUOI AIUTARLO


Ci sono una serie di piccole cose che i genitori possono fare per dare una mano al proprio bambino che balbetta, aiutandolo a gestire e ad accettare questo disturbo. E altre, invece, che non andrebbero mai fatte. Vediamole.

Cose da fare
1. Creare ambienti e opportunità rilassanti e piacevoli per parlare insieme, senza l'interruzione della televisione;
2. Invitare il bambino a "cavarsela da solo" nelle situazioni quotidiane in cui questo è oggettivamente fattibile, come ordinare una pizza o un gelato;
3. Ascoltare attentamente quello che il bambino deve dire, dandogli il tempo necessario per farlo e mantenendo il contatto visivo per tutta la durata del discorso;
4. Se il bambino lo richiede, spiegare serenamente in che cosa consiste la balbuzie, sottolineanto il fatto che questa caratteristica non sminuisce il suo valore;
5. Cercare di parlare lentamente e in modo rilassato (ma senza arrivare a scandire le parole) così da diventare modelli "utili" per l'espressione verbale del bambino.
6. Avvicinare il più possibile il bambino al piacere della lettura, uno strumento fondamentale per ampliare il vocabolario e trovare i sinonimi da utilizzare al posto delle parole che comportano difficoltà maggiori.

Cose da non fare
1.
Spronare il bambino a parlare meglio o più lentamente e a respirare bene: si rischia di mortificarlo, perché lui sta già facendo il meglio possibile.
2. Reagire negativamente ai balbettii, criticare il bambino per il modo in cui parla, o addirittura punirlo;
3. Insistere sull'importanza di "parlare bene";
4. Evitare di parlare della balbuzie. Fuori di casa, il bambino si confronterà con coetanei che parlano in modo differente e si renderà comunque conto della sua diversità, quindi meglio parlarne anche a casa. Senza però concentrarsi eccessivamente sul disturbo. Il bambino non è solo la sua balbuzie!
5. Interrompere il bambino mentre parla, anticipando le sue parole o completando le sue frasi.
6. Vivere con un senso di colpa un'eventuale balbuzie di uno dei genitori. "Anzi: i genitori che balbettano possono essere un modello di riferimento importante per il bambino balbuziente" spiega Donatella Tomaiuoli.
 

Fonti per questo articolo: Linee guida europee sulla balbuzie; intervista a Donatella Tomaiuoli, direttore del Centro ricerca e cura balbuzie di Roma; Materiale informativo dal sito WebMd; Materiale informativo della Mayo Clinic; Materiale informativo del National Institute on Deafness and Other Communication Disorders americano; Materiale informativo dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

 

Leggi anche: Il bambino parla poco e male

e che cosa può fare un genitore se il figlio balbetta