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"La felicità non sta mai ferma". Storia di un bimbo con ADHD e della sua mamma

Di Sara De Giorgi
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10 maggio 2018
Chiara Garbarino è una mamma che ha dovuto superare molti ostacoli per aiutare il figlio Leo, affetto da ADHD, disturbo dell'attenzione e iperattività. Chiara ha pubblicato il libro "La felicità non sta mai ferma": l'abbiamo intervistata e le abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia.

Molti genitori lamentano i disastri dei loro figli e a volte lo fanno con ironia, altre un po' meno. A questo proposito la scrittrice Chiara Garbarino ha parecchio da raccontare. Chiara è una mamma che ha dovuto affrontare tante difficoltà per aiutare il figlio Leo, affetto da ADHD, disturbo dell'attenzione e iperattività, superando i numerosi pregiudizi di chi pensa che i bimbi come lui siano soltanto molto maleducati e che la causa di ciò sia nell'educazione impartita dai genitori. L'abbiamo intervistata e le abbiamo chiesto di narrarci la sua storia e quella del piccolo Leo, 10 anni.

 

Chiara Garbarino è una mamma scrittrice, fondatrice del blog Leo il Teppista in cui racconta le sue "Storie di ordinaria ADHD" e autrice del libro La felicità non sta mai ferma. Storia di Leo, il mio bambino ribelle (UTET, pp. 192, 16 euro), in cui racconta per filo e per segno la sua esperienza di madre di un bimbo con diagnosi di ADHD. Chiara fa anche parte della comunità virtuale "ADHD-DDAI Insieme si può".

 

 

La storia di Leo in un libro: ecco perché

 

"A luglio dell'estate scorsa ho aperto un blog, cercando, nel mio piccolo, di dare un contributo personale sull'ADHD con la mia esperienza e provando a far capire ai lettori chi fosse Leonardo e cosa fossero i disturbi comportamentali. In seguito, il blog ha avuto successo e ci sono state molte visualizzazioni anche sui social. Anzi, ho ricevuto addirittura la proposta di un'intervista da parte di una giornalista che si occupa di temi relativi all'infanzia in Emilia Romagna, poi la Casa Editrice UTET mi ha chiesto se volessi scrivere un libro e io ho accettato. Dunque La felicità non sta mai ferma non era programmato, ma è nato grazie alla mia esperienza iniziale su Internet", racconta Chiara.

 

Il libro è una vera e propria autobiografia, che inizia da quando la scrittrice era incinta e racconta, passo dopo passo, tutte le fasi legate alla scoperta del disturbo del figlio Leo. All'inizio, Chiara non riusciva a capire come mai il bimbo non si calmasse, nonostante tutti (nonni, pediatri, maestre d'asilo) le assicuravano che l'avrebbe fatto con il tempo. Eppure, lei doveva lottare ogni giorno contro l'opinione che si andava formando in paese, secondo cui Leo era un teppistello maleducato e Chiara una cattiva madre.

 

 

La reazione alla diagnosi

 

Per Chiara la diagnosi di "disturbi comportamentali con iperattività e difficoltà nell'attenzione" è stata quasi una conferma e se l'aspettava. "Per tanti anni ho pensato che lui potesse essere iperattivo, ma credevo che prima o poi sarebbe maturato. Invece non accadeva... Quando mi hanno dato la diagnosi, nonostante lo shock, mi sono sentita in un certo senso sollevata, perché finalmente sapevo di cosa si trattava".

 

Chiara specifica: "Per fortuna, dopo la diagnosi, ho metabolizzato la notizia in poco tempo. In queste situazioni o molli e ti fai annullare dai commenti delle persone o fai qualcosa di più per farti comprendere. Io ho optato per la seconda opzione: ho scelto di mostrarmi con il blog. Subito dopo mi hanno cercato insegnanti di sostegno, psicologi, educatori. Ho conosciuto anche genitori con figli con diagnosi di disturbi comportamentali, ma mi hanno contattato soprattutto operatori del settore per chiedermi informazioni. Purtroppo non c'è una forte sensibilità sul tema e si sa ancora poco".

 

Secondo la scrittrice molti genitori considerano l'iperattività ancora un tabù, perciò tendono a tenere tutto 'nascosto'. Invece purtroppo le statistiche dicono che a scuola c'è un bimbo iperattivo in ogni classe, ma sono pochissimi i certificati.

 

"Leonardo ha un quoziente intellettivo molto alto, ma ha una concentrazione minima. Ha fatto dei progressi, ma sarà comunque valutato dai medici l'anno prossimo, in quinta elementare. Però, dal punto di vista medico, almeno adesso da 'difficoltà' siamo passati a 'disturbo'", chiarisce Chiara.

 

 

Il percorso che hanno fatto insieme

 

Dopo la diagnosi la psicologa dell'ASL le ha dato dei consigli, consigliando al bimbo e alla mamma di scrivere un diario, detto "Azionario", dove Leonardo doveva annotare le azioni sbagliate e cercare di entrare 'nei panni degli altri'.

 

"Leo ha una fortissima immaturità emotiva, di conseguenza non può maturare perché ha un Azionario, ma soltanto quando è pronto. Quando ho capito che non potevano esserci risultati con l'Azionario, mi sono affidata a una psicologa molto brava che ci ha seguito per parecchi mesi. Adesso la psicologa ha dimesso Leo, ma se è sempre disponibile se c'è un problema".

 

"Il percorso con la psicologa ci ha salvato la vita: è stata lei a spiegarci tanti aspetti del comportamento di Leo. La dottoressa lo ha sbloccato e, al contrario di altri, compresi i genitori degli altri compagni di classe, ha detto che Leo era un bimbo educato. Mio figlio è un bimbo che non commette assolutamente cattiverie in modo volontario, lui risponde soltanto alle provocazioni. Insomma, fa praticamente quello che gli viene più facile in un determinato momento, senza però mettersi nei panni degli altri. Però purtroppo spesso gli adulti si fermano solo a ciò che accade sul momento, non vanno in profondità".

 

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Com'è il vostro rapporto madre-figlio?

 

"Sono una mamma che cerca di contare sempre fino a 10 prima di sgridare mio figlio o di prendere altri provvedimenti. E sono esigente con lui, proprio perché conosco la società in cui viviamo, alla quale spesso non importa se un bimbo è 'iperattivo'. Cerco quotidianamente di rendere Leo quanto più autonomo possibile e di farlo sempre entrare nei panni degli altri. Cerco di fargli capire che mi può dire tutto, perché parlando si risolve ogni cosa. Questo è anche quello che mi hanno insegnato i miei genitori".

 

Ci sono però 'alti e bassi': in alcuni giorni il bimbo è calmissimo e in altri invece non vuole fare nulla: né studiare, né dormire o altro. Lei si è però adattata a lui, nonostante non tutti i giorni siano uguali.

 

"Ad esempio cerco di fare più velocemente le cose o provo a non distrarmi se so che devo fare la spesa con lui. Inoltre, Leo dorme ancora con me, perché non riesce a riposare da solo per tutta la notte".

 

 

Un messaggio per i genitori il cui figlio ha appena ricevuto una diagnosi di ADHD

 

"Posso capirli. Se non vivi in prima persona queste situazioni, non puoi comprenderle a fondo. Non mollate e siate forti, anche perché questi bambini non arrivano per caso. Non abbiate vergogna di nulla, perché avere un figlio con caratteristiche così non è né una condanna né una colpa. Occorre reagire sempre. Io sono vicina a questi genitori e auguro a tutti di trovare la forza di andare sempre avanti".

 

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