Psico bambini

Litigi tra fratellini, vietato intervenire

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17 Settembre 2012
La tentazione di intromettersi è forte, perché il litigio disturba e i bambini urlano, piangono, si picchiano, insomma fanno di tutto per coinvolgere mamma e papà. “E invece è bene tenersi da parte e soprattutto evitare di cercare il ‘colpevole’ e di chiedere chi è stato". Lo sostiene Daniele Novara, pedagogista e autore del libro 'Litigare per crescere'
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Capita davvero in tutte le famiglie con bambini piccoli: basta un nonnulla per scatenare un litigio tra fratelli. Ed i ‘poveri’ genitori si trovano protagonisti di un arbitraggio di cui farebbero volentieri a meno. Ebbene, il comportamento migliore è proprio quello di non intromettersi nelle piccole scaramucce dei figli e lasciare che se la sbrighino tra di loro. Parola del pedagogista Daniele Novara.

“È insito nella natura il fatto che due fratellini litighino” esordisce Daniele Novara, pedagogista e direttore del Centro Psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza ed autore di vari libri sull’educazione dei bambini, tra cui “Litigare per crescere - proposte per la prima infanzia” (Edizioni Erickson, Trento 2010): “è la conseguenza della gelosia fisiologica dei fratelli più grandi verso i più piccoli, che sono i nuovi arrivati e, agli occhi del primogenito, vogliono ‘usurpare’ l’affetto di mamma e papà. Specie se, come accade sempre più spesso, si tratta degli unici due figli, che quindi si contendono il ‘primato’.

Attraverso il litigio i bambini cercano di mettersi in mostra con i genitori al fine di ottenere il loro coinvolgimento, specie quando li vedono distratti dalle proprie occupazioni : non è un caso che i bambini litighino di più quando i genitori sono intenti a fare qualcos’altro - guardare la tv, leggere un libro o lavorare al pc - ed in particolar modo in presenza della mamma, che è colei che accorre subito al primo urlo (a differenza del papà, che di solito non si mobilita più di tanto e quindi non ‘dà gusto’ a litigare); altro momento tipico il ritorno dal lavoro, in cui il bambino reclama le attenzioni dopo tante ore trascorse lontano dal genitore.

Sono atteggiamenti esibizionistici, il cui scopo non è il litigio in sé ma proprio quello di richiamare l’attenzione e, magari, ottenere il consenso della mamma”.

Partendo da questi presupposti, il comportamento migliore da parte dei genitori si può riassumere in quattro punti:

Non intervenire. La tentazione di intervenire è forte, perché il litigio disturba ed i bambini urlano, piangono, si picchiano, insomma fanno di tutto per coinvolgerci. “E invece è bene tenersi da parte e soprattutto evitare di cercare il ‘colpevole’, di chiedere ‘chi è stato’, perché è un atteggiamento che aumenta l’indice emotivo negativo dei figli, li fa sentire inadeguati e fa scattare un meccanismo a spirale, nel tentativo, da parte di chi è risultato colpevole, di dimostrare che non lo è” sottolinea Daniele Novara. Basta solo controllare che i bambini non si facciano male, anche se è difficile che i litigi infantili sfocino in comportamenti realmente pericolosi.

Non dare la soluzione dall’alto. Al contrario di quel che pensa il genitore, i bambini hanno grandi capacità autoregolative ed hanno le competenze per affrontare da soli le proprie difficoltà: “Il litigio è uno strumento di crescita personale, una palestra di libertà, un’esperienza di contatto, che aiuta il bambino a rafforzare se stesso, gli insegna a stare in mezzo agli altri, a riconoscere i propri limiti” commenta l’esperto; “e poi lo sprona a sviluppare strategie creative, a cercare una soluzione alternativa, che gli procuri soddisfazione e magari gli dia l’occasione per riconciliarsi con il fratello. Intervenire ‘dall’alto’ impedirebbe loro di scoprire e mettere alla prova tutte queste risorse, ostacolando il loro percorso verso l’autonomia”.

Spronarli a parlarsi. A volte i genitori tendono a smorzare subito la lite perché temono che possa inasprirsi, invece devono aiutare i bambini a confrontarsi, ad esprimere ognuno il suo punto di vista ed esternare le proprie emozioni, ma sempre fra di loro, senza rivolgersi alla mamma e senza chiedere il suo parere. Ad esempio è bene dir loro: “Siete bravi a cavarvela da soli, parlatevi ma senza insultarvi, spiegate l’un l’altro che cosa è successo”. Il genitore deve insomma fare un lavoro di regia, di mediazione, ma non di arbitraggio. Altre volte il genitore tende spontaneamente a schierarsi dalla parte del più piccolo, intravedendo nel comportamento del grande un tentativo di approfittare dell’ingenuità del fratellino per accaparrarsi qualcosa in più. Anche in questo caso, bisogna lasciare che i bambini trovino fra di loro un accordo ed alla fine, qualunque cosa decidano, se sta bene a loro, sta bene a tutti!

Suggellare l’accordo. L’ultimo passo consiste nel ‘suggellare’ l’accordo: “si può ad esempio tenere un quaderno degli accordi raggiunti, in cui appuntare tutti i patti fatti, o scriverli su una lavagna” suggerisce il dott. Novara. “Ma a volte i motivi del litigio sono così banali che non c’è neanche bisogno di trovare un accordo e tutto finisce lì come è cominciato!”

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Video: Litigi tra fratelli, cosa fare? Risponde Daniele Novara