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Mamme e papà, non criticate sempre i vostri figli!

criticheaifigli
29 Marzo 2019
Ci piace che i nostri bambini e ragazzi siano sempre al top, ma siamo sicuri che un atteggiamento da controllori ipercritici faccia loro davvero bene? A mettere in guardia mamme e papà è un libro che si intitola non a caso “Figli imperfetti”. Elogio dell’imperfezione? No, elogio dell’unicità di ogni bambino. Che va sostenuta, non corretta in nome di una presunta perfezione o di presunti standard di normalità
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“Sono stata insignita dei titoli di troppo magra, troppo alta, troppo curiosa, troppo gentile, troppo scontrosa, troppo diversa... Ricordo anche la sensazione che accompagnava ogni troppo: c’erano aspettative che non soddisfacevo, c’era qualcosa che non andava bene. In me venivano constatati dei difetti.” Così racconta nel sul libro “Figli imperfetti” (Erickson) Heidemarie Brosche, insegnante tedesca, autrice di testi per ragazzi e genitori. Troppi “troppo” che fanno sentire che non si va bene così, che bisognerebbe essere un po’ meno qualcosa o un po’ più qualcos’altro. Insomma, tutto tranne come si è realmente. Un atteggiamento che, nonostante le buone intenzioni degli adulti, non giova affatto a bambini e ragazzi.


Ecco perché e in che modo allargare lo sguardo a tutto il positivo che c’è nei nostri figli.  

 

Sminuire il bambino lo fa sentire inadeguato…


Cercare di correggere di continuo certi aspetti del comportamento del bambino percepiti come eccessivi, soppesare sempre quel che è troppo o che si potrebbe fare in altro modo, è un atteggiamento che viene assorbito dal bambino, che a furia di “dovresti fare… non dovresti dire…” si sente sminuito e inadeguato. E quindi sbagliato. Ed è un atteggiamento che mina alle radici la sua autostima, che invece si sviluppa solo se i bambini si sentono accettati per come sono e sentono di essere “giusti” per mamma e papà.

… E lo convince di essere davvero così come lo vediamo


A maggior ragione perché, in una mente in via di formazione, le opinioni delle persone a lui care sono fatti effettivi: se il bambino percepisce di avere un certo difetto agli occhi di mamma e papà, per lui quel difetto c’è veramente. E una volta che si è insinuata una convinzione sbagliata, è difficile sradicarla. È il potere della profezia autoavverantesi: “Se da una persona ci aspettiamo un certo comportamento, il verificarsi di quel comportamento è favorito dalla nostra aspettativa” dice l’autrice. “Chi è convinto di essere noioso e poco interessante, ha un atteggiamento sfiduciato e timoroso anche nei confronti del proprio ambiente e di conseguenza trova poco consenso; chi è convinto di non riuscire a concentrarsi prima o poi non ci riesce davvero”.

Non si può essere tutti uguali. E meno male!


Non siamo tutti uguali: c’è chi è più introverso, chi più estroverso, chi è portato alla riflessione, chi è dotato di maggiore senso pratico. Ed è un bene, dice la Brosche, perché ognuno, grazie alle sue peculiarità, può essere di valore per la società in cui vive. In un gruppo, in una comunità c’è bisogno di chi ha senso pratico e di chi si confronta con aspetti teorici, di chi si lascia guidare principalmente dalle emozioni e di chi valuta tutto in modo razionale. È dalla collaborazione tra individui diversi che nasce la prosperità.

 

Non è possibile snaturare o plasmare a nostro piacimento un bambino


Se ogni specificità ha un suo diritto di esistere e un suo ruolo importante, cambiare non solo non sarebbe auspicabile, ma neanche possibile, perché significherebbe snaturare le persone. Non si può trasformare in un cuor di leone chi ha un temperamento mite e docile: magari potrà far finta di adeguarsi, nel desiderio di compiacere i genitori o di rispondere a quelle che percepisce essere le loro aspettative, ma nel suo intimo resterà come era prima. Probabilmente più infelice, perché avrà la percezione che per essere accettato dovrà essere costretto a comportarsi in modo diverso da come si sente.

Alla larga da chi fa confronti!


Per non farci prendere dalla smania di cambiare i nostri figli, dobbiamo resistere innanzitutto alla tentazione di metterli continuamente a confronto con gli altri: sono tanti i genitori che si vantano dei loro bambini, elencando quanto sono bravi a scuola, quanto sono stati apprezzati nel tale saggio… È un confronto inutile, che rischia di farci vedere solo quel che i nostri bambini non hanno, anziché tutti i pregi che sicuramente possiedono. E che magari le altre mamme ci invidiano. Se rinunciamo al confronto, non solo possiamo vivere meglio e godere di quel che abbiamo, ma potremo anche essere genitori migliori. Che non stressano inutilmente i loro figli.

 

Proviamo a metterci nei loro panni


Nel libro, l’autrice propone un piccolo esperimento: proviamo per un attimo a metterci nei panni dei nostri figli e immaginiamo di essere tutto il giorno sotto esame, controllati da qualcuno che osserva ogni nostro comportamento, pronto a correggere e sottolineare come potremmo fare meglio. E magari anche a condividere i suoi giudizi su di noi con il nostro partner o un nostro amico. Sicuramente proveremmo un senso di vergogna, dispetto e rabbia. E sicuramente la valutazione negativa che ci sentiamo addosso non ci spronerebbe a fare meglio, soprattutto se tale valutazione si limita solo a sminuire, senza farci intravedere una possibile via d’uscita.   

Difetto o personalità?


Non esiste un comportamento oggettivamente migliore per tutte le situazioni, ma esiste, come dice la Brosche, il coperchio giusto per la pentola. Se ad esempio una ragazza pigra incontra un ragazzo che ama andare tutti i fine settimana in montagna o in bici, potrebbe apparire ai suoi occhi come “difettosa”; se al contrario ne trova uno meno avventuroso, si sente a suo agio. Allo stesso modo, non bisogna necessariamente rispondere a certi standard di efficienza per sentirsi “giusti”, perché ci sono tante altre qualità che possono far sentire il bambino a posto com’è e farlo diventare una persona felice, con cui è bello vivere.

Cercare i punti di forza accanto ai difetti…


Ognuno di noi ha punti deboli e punti di forza. Ai genitori il compito di riconoscere e incentivare le qualità del bambino, offrendogli più occasioni possibile per coltivare e sperimentare i suoi lati positivi. E sentirsi bene. In uno sport di squadra si mostra timido, mentre gli piace esprimere la sua sensibilità attraverso la musica? Anziché insistere a fargli frequentare il corso di basket nell’ansia di “temprarlo”, iscriviamolo ad un corso di pianoforte o di un altro strumento a lui gradito!  

… E anche dentro i difetti


Spesso certi pregi sono nascosti proprio dentro presunti difetti. La Brosche racconta che suo figlio, da bambino, veniva considerato “troppo” ostinato e ribelle, perché non accettava di fare quello che gli veniva detto. Ma, proprio grazie a questa sua autonomia di pensiero, durante l’adolescenza era stato in grado di dire di no all’invito a fumare da parte dei suoi amici. Un invito al quale la stessa autrice, da ragazza, confessa di non essere riuscita ad opporsi, trascinata dal desiderio di imitare quelli “giusti” che fumavano. Quella ostinatezza che era sembrata così insopportabile alle sue maestre, gli aveva dato la determinazione di non seguire passivamente l’esempio degli altri.  

Se si sentono a posto così come sono, si sentiranno liberi scegliere


Quando una persona si sente rifiutata per quel che è o viene continuamente messa a confronto con altre che vengono fatte percepire come migliori, si sentirà sminuita nel suo valore. E il peso di certi giudizi negativi si ripercuoterà nella vita adulta e nelle scelte che farà. Ad esempio nelle relazioni di coppia, che potrebbe vivere con una sensazione di non essere all’altezza dell’altro, di doversi adeguare alle esigenze altrui sminuendo le proprie ed avere quindi un atteggiamento succube.
Coltivare in un figlio la consapevolezza che va bene così com’è, lo stimolerà invece a ragionare con la sua testa e scegliere in prima persona la sua strada, senza sentirsi obbligato ad adeguarsi ad altri solo per sentirsi accettato o perché certe scelte sono ritenute migliori delle proprie. Un atteggiamento che lo spronerà a cercare nelle amicizie, nel lavoro, nella coppia ciò che lo fa star bene e che combacia con il suo modo di essere. Perché è quella la vera felicità.

 

Non bisogna essere ipercritici, ma neanche acritici
Accettare i figli come sono, pur con le loro presunte imperfezioni, non vuol dire essere acritici nei loro confronti, prendere per buono tutto quel che loro fanno e sottrarci al nostro compito di educatori. La Brosche nel libro offre alcuni spunti di riflessione per capire se c’è realmente qualcosa nel loro atteggiamento che va corretto. Ma anche in tal caso, occorre avere un approccio positivo. È lento nello svolgere i suoi compiti? Anziché apostrofarlo con un “sei troppo lento!”, possiamo dirgli che in classe è tra gli alunni che lavorano in modo più lento e, anche se per noi genitori non c’è nulla di male, potremmo invitarlo a pensare insieme se e come potrebbe diventare un po’ più veloce. Un approccio incentivante, che lo aiuta senza svalutarlo.