Psicologia bambini

Mio figlio è brutto: i consigli della psicologa

Di Angela Bisceglia
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17 dicembre 2018
Per ogni mamma suo figlio è il più bello di tutti. Ma a volte anche noi mamme riusciamo ad essere obiettive e ci rendiamo conto che il nostro principe o la nostra principessa sono piuttosto lontani dai canoni classici della bellezza. Altre volte sono i figli stessi a dirci che non si vedono propriamente come ‘i più belli del reame’. Che fare? I consigli della psicologa e psicoterapeuta Simona Trotta

“Ogni scarrafone…”. E fin qui non si discute. Perché ogni genitore guarda il suo bambino con lenti speciali, che innescano un meccanismo di idealizzazione, per cui nella gran parte dei casi non si rende minimamente conto se il figlio è effettivamente bello o brutto. Ai suoi occhi è il migliore del mondo e basta.Talvolta, però, passata la fase di ‘innamoramento’, può succedere che si renda conto della discrepanza tra quelle che erano le sue aspettative e come è realmente il suo cucciolo. E a questo punto deve prima dare risposte a se stessa e poi a suo figlio, come ci spiega la psicologa Simona Trotta.

 

 

Nasce il bambino: scatta un meccanismo di idealizzazione

 


Appena nasce un bimbo, la mamma non si rende conto se è bello o brutto: quand’anche non avesse lineamenti proprio perfetti, scatta in lei un meccanismo di negazione per cui semplicemente non vede la parte brutta e tutto quel che riguarda il suo bambino sembra avvolto in un alone di perfezione.

 

 

Passato l’innamoramento, la mamma vede la realtà…

 


Passata questa prima fase di idealizzazione, la mamma può cominciare a realizzare che il visino del suo pargolo non corrisponde a quel che si era immaginato nei suoi sogni ed un po’ per volta inizia a notare eventuali ‘difetti’, soprattutto se nella sua mente si era creata un’aspettativa eccessiva su come sarebbe stato. A quel punto potrebbe nascere in lei un sentimento di delusione o anche un leggero senso di colpa, come se non fosse stata ‘brava’ a farlo bello come avrebbe voluto.

 


… ma alla delusione subentrano l’accettazione e l’amore

 

Inizialmente potrebbero scattare in lei sentimenti di rabbia, paura e anche un pizzico di invidia per ‘l’erba del vicino più verde’. Ma dopo subentra l’accettazione e soprattutto l’amore: quel bambino è proprio quello che abbiamo concepito con amore, che abbiamo portato in grembo con amore per nove mesi, che abbiamo accudito e stiamo accudendo con tanto amore. Perché è nostro figlio. E sarà questo grande amore che, trasmesso al bambino, lo farà sentire bello e forte. Perché si sentirà amato e apprezzato agli occhi della sua mamma. E quindi capace di conquistare il mondo.

 

 

 

 

Come comportarci con il bambino se ci dice che è brutto

 


 

Non negare la realtà
Partiamo dal presupposto che non è bello ciò che è bello ma ciò che piace e che non è scritto da nessuna parte che un bambino è ‘bello’ solo se corrisponde a certi canoni. È anche vero però che, soprattutto a partire dai 10 anni circa, quando il bambino comincia ad avere un pensiero astratto e a concepire il concetto di bellezza, facilmente si mette a confronto con gli altri. E a quel punto potrebbe dirci senza mezzi termini che non si vede un gran che. ”Inutile negare, sostenendo che è bellissimo” dice la psicologa: “si sentirebbe preso in giro e l’inganno gli farebbe ancor più male. Niente pacche sulla spalla o frasi di convenienza come ‘ma no, sei tanto carino!’

 

Mostrare comprensione per i suoi sentimenti
L’atteggiamento migliore è quello di abbracciarlo, mostrare comprensione per i suoi sentimenti, accogliere la tristezza di quel momento e dirgli che la mamma gli vuol bene per come è. E poi spiegargli che ogni bambino ha una sua unicità: se non ha i capelli biondi non significa che i capelli neri non vadano bene; se non ha gli occhi verdi come quel tale attore non vuol dire che non diventerà una persona ricca di fascino”.

 

 

 

Incoraggiare il bambino a puntare sulle sue risorse

 

Ma soprattutto è importante far capire al bambino che essere ‘belli’ significa avere risorse su cui puntare, fare cose che piacciono, seguire passioni che possano renderlo forte e desiderabile agli occhi degli altri. Essere simpatico, aiutare i compagni, imparare a cavarsela a scuola, praticare con impegno uno sport: “Il messaggio che deve passare è che si diventa ‘belli’ mettendosi in gioco tutti i giorni, cercando di vedere il lato positivo delle cose, affrontando con entusiasmo le piccole e grandi sfide quotidiane, affinando la capacità di problem solving. E se qualcosa va male, la colpa non è sicuramente del suo aspetto fisico, ma di altri fattori che noi genitori gli insegneremo a riconoscere e ad affrontare” sottolinea la psicologa.

 

 

 

Insegnare che cos'è il vero fascino
In questo modo diventerà un bambino solare, ottimista, vitale, con il quale tutti vorranno stare e tutti vorranno imitare. Senza guardare se ha occhi a mandorla o zigomi scolpiti. Perché il vero fascino non è dato da lineamenti perfetti. Basti pensare a tanti uomini e donne affascinanti che sono attorniati da corteggiatori pur non avendo un volto ‘da copertina’ (che spesso è pure ritoccato con Photoshop!).

 

 

 

Non pretendere di trasformarlo per inseguire un ideale
E’ più che legittimo che ognuno cerchi di migliorarsi, anche dal punto di vista estetico, e che faccia in modo di vestirsi o pettinarsi come sta meglio. Ma senza mai cadere nel tranello di voler somigliare a qualcuno o di volersi avvicinare ad un ipotetico ideale di bellezza. Soprattutto quando si tratta di bambini o ragazzi. “A volte la mamma, facendo confronti con gli altri bambini, potrebbe farsi prendere dalla smania di ‘migliorare’ suo figlio, facendogli cambiare di continuo pettinatura, comprandogli vestiti costosi, facendogli seguire diete o pretendendo risultati al top in ogni genere di attività, nel tentativo far raggiungere al proprio figlio un certo standard che ha in mente” fa notare Simona Trotta. “È un atteggiamento sbagliato, perché lei stessa si stresserebbe in un’ansia di perfezione che non arriverà mai, ma soprattutto stresserebbe il figlio, al quale trasmetterebbe chiaro e forte il messaggio che così com’è non a lei non piace e sta facendo di tutto per modificarlo. A volte in questi tentativi di cambiamento si vanno anche a rispolverare i propri ricordi di bambine, di come non ci si piaceva con certi – veri o presunti – difetti fisici e non si vorrebbero vedere nel proprio figlio.
Un bambino per sviluppare la sua autostima ha bisogno di sapere che la mamma è contenta di lui. Così com’è".