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Come essere genitori positivi

Di Sara De Giorgi
genitori
20 Giugno 2019
Essere genitori positivi? È sicuramente possibile. Ecco, dal libro della blogger Rebecca Eanes, recentemente apparso nell'edizione italiana curata da Laura Rigobello e intitolato Essere genitori positivi. Come mettere fine ai conflitti e riconnettersi emotivamente (edizioni FrancoAngeli), alcuni validi suggerimenti per essere genitori positivi e per educare il bambino affinché in futuro diventi un adulto responsabile e competente.
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Essere genitori positivi, sereni ed equilibrati è possibile? Ebbene, sì. Un valido aiuto può giungere dalla lettura del libro della scrittrice e blogger Rebecca Eanes, recentemente apparso nel nostro Paese nell'edizione italiana curata da Laura Rigobello e intitolato Essere genitori positivi. Come mettere fine ai conflitti e riconnettersi emotivamente (edizioni FrancoAngeli).

 

Nel testo la blogger Rebecca Eanes condivide la sua saggezza, conquistata in prima persona, per superare i limiti dei modelli di pensiero, mirando a fornire consigli pratici per genitori che desiderano mettere fine ai conflitti senza utilizzare sistemi caratterizzati da punizioni e risentimenti, ma puntando verso una connessione emotiva che aiuti i bambini nello sviluppo dell'autodisciplina, facendoli sentire sicuri nei legami.

 

Abbiamo intervistato la curatrice dell'edizione italiana del libro, la dottoressa Laura Rigobello, Ph.D, psicologa clinica e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale che lavora soprattutto con bambini, adolescenti e famiglie, per chiederle di raccontarci qualcosa in più sul libro e di darci validi consigli per diventare genitori positivi.

 

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Essere genitori positivi è fondamentale

 

Laura Rigobello ha spiegato che la Eanes ha scritto questo libro per varie ragioni. «Rebecca ha coltivato nel tempo un forte interesse per la ricerca sottolineando quanto sia fondamentale un legame sicuro tra genitore e figlio per garantire un buono sviluppo socio emotivo e il benessere psicofisico nella crescita. Ne testimoniano l’importanza anche molteplici studi sull’attaccamento (Bowlby, 1969; Ainsworth, 1978). Infatti, un legame sicuro è un potente fattore di protezione per la prevenzione dello sviluppo di problematiche comportamentali».

 

«Rebecca ha sperimentato l’efficacia e l’importanza di crescere bambini in un ambiente "sicuro" e ha poi intravisto l’utilità della genitorialità positiva in senso preventivo nella società allargata. In particolare, i primi anni di vita costituiscono un’importantissima fase di sviluppo, nella quale il bambino apprende la fiducia, i pattern relazionali, il senso di sé e le abilità cognitive: se tutto ciò avviene nelle condizioni ottimali, aumenta la probabilità che i piccoli diventino nel futuro adulti competenti e responsabili».

 

«Questo libro è in sintonia con la mia formazione e ha catturato la mia attenzione perché parla di genitori e figli, offrendo uno sguardo importante su un approccio diverso, che porta ad essere genitori positivi. Inoltre, il mio dottorato è stato accompagnato anche dall’esperienza più importante della mia vita: diventare madre di due bambini (Mattia, 5 anni e Giulia, 2 anni). Questa è stata un'ulteriore spinta ad interessarmi della genitorialità».

 

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I modelli di pensiero che non consentono di essere genitori positivi

 

I metodi genitoriali convenzionali spesso mettono i genitori contro i figli, quasi come se questi fossero avversari in una lotta senza fine per il potere.

 

«Ciò naturalmente provoca un distacco tra i membri della famiglia e lo scontento in casa. Fortunatamente questo si può evitare! Praticando la genitorialità positiva si può mantenere la profonda connessione per guidare il proprio bambino lungo il viaggio verso l’età adulta. Inoltre, arriva anche più cooperazione e, con questa, giungono gioia e pace in famiglia. Molte persone si chiedono se questa diventi poi una "genitorialità permissiva", la risposta è: assolutamente no! I genitori permissivi non definiscono e non applicano limiti, i genitori positivi, invece, lo fanno. Può essere difficile all’inizio imparare come porre i limiti senza ricorrere alla punizione, ma è bene ricordare che l'assenza di quest'ultima non è assenza di disciplina».

 

«Il motivo per cui non si dovrebbe castigare i figli è perché le difficoltà della vita non possono essere risolte con punizioni frequenti o facendo sedere i piccoli in un angolo. Un bambino non impara l’autodisciplina stando seduto, ma assumendosi la responsabilità delle sue azioni, correggendo gli errori, risolvendo i problemi da lui creati, imparando così a fare scelte migliori in futuro. Una volta che il cambio di paradigma viene fatto e si capisce che tutta la disciplina è semplicemente insegnamento, diviene facile guidare un bambino senza ricorrere alla punizione».

 

Come mettere fine ai conflitti?

 

  1. Cambiando i propri schemi mentali. «Se vogliamo crescere dei pensatori positivi, dobbiamo imparare ad essere dei pensatori positivi. Dobbiamo prendere possesso delle nostre storie, dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti e dei nostri comportamenti».
  2. Imparando a gestire le emozioni. «Se non impariamo a gestire le nostre emozioni non possiamo insegnare ai nostri figli come gestire le loro. Se ci aspettiamo che i bambini siano educati, gentili, amorevoli e rispettosi, noi, in primo luogo, dovremmo essere educati, gentili amorevoli e rispettosi. I bambini non ascoltano i consigli, piuttosto sono le azioni e l’esempio a guidarli, non le punizioni. Le parole portano messaggi alle orecchie, le azioni arrivano al cuore».
  3. Sviluppando abilità di comunicazione. «Una comunicazione efficace è più di un semplice scambio di informazioni. Ci aiuta a comprendere meglio i nostri partner e i nostri figli. Ci aiuta ad essere in sintonia, a risolvere problemi e a trasmettere emozioni. Comprendere le emozioni che si celano dietro uno scambio di informazioni è proprio tutto ciò che si intende con "comunicazione efficace": è sintonizzarci con i nostri partner (e gli altri) per capire il significato oltre le parole. Questo ci avvicina ad una comprensione più profonda delle persone con cui condividiamo le nostre vite e ci spinge verso relazioni più soddisfacenti in generale. Abbiamo tutti un grande bisogno di sentirci ascoltati e compresi, tuttavia molti di noi non sono bravi a trasmettere ciò che vogliono dire veramente».
  4. Allenandosi nella risoluzione dei conflitti, diventando dei risolutori efficaci di problemi e praticando la disciplina sensibile. «Ciò significa, soprattutto, cercare soluzioni piuttosto che punizioni. I bambini hanno bisogno di imparare come correggere i loro errori, non soltanto di pagare per essi. Si deve tenere d'occhio il quadro generale: occorre far crescere adulti competenti, amorevoli ed emotivamente sani, non bambini temporaneamente compiacenti. I genitori desiderano una compiacenza temporanea perché ciò risolve i problema nel "qui ed ora". Tuttavia, se un bambino non riceve le istruzioni corrette, il problema si presenterà di nuovo. Se con la punizione lo si spaventa troppo, gli si insegna solo cosa non fare. Questo lascia un vuoto piuttosto ampio nella sua educazione. Il bambino ha bisogno di risolvere i problemi, di apprendere abilità. È nostra responsabilità aiutarlo a imparare e consolidare certe abilità. Se cresciamo bambini responsabili delle loro azioni, cresciamo persone responsabili».

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Autodisciplina e sicurezza nei legami: siamo ancora lontani dal raggiungimento di queste dinamiche nell’ambito dell’educazione familiare?

 

«Purtroppo quello che riscontro nella mia pratica clinica è che oggi si sono persi i confini e i ruoli sono a volte confusi. Spesso i genitori faticano a mantenere limiti e regole e non si sentono efficaci nell’esercizio del loro ruolo genitoriale. Si intimoriscono per le reazioni dei figli e tendono a negoziare all’infinito con loro.

 

Sviluppare un legame sicuro tra il bambino e chi si prende cura di lui nei primi anni della sua vita è molto importante affinché il piccolo possa affrontare il proprio percorso di crescita. Ma come favorire un legame sicuro tra genitori e figlio? Bowlby, psicologo e psicoanalista che si è interessato allo studio degli aspetti che caratterizzano il legame madre-bambino e, in generale, i legami affettivi all’interno della famiglia, nel suo libro Una base sicura ha affermato:

 

"Occuparsi di neonati e bambini non è un lavoro per una persona singola. Se il lavoro deve essere fatto bene e se si vuole che la persona che primariamente si occupa del bambino non sia troppo esausta, chi fornisce le cure deve a sua volta ricevere molta assistenza. […] Nella maggior parte delle società di tutto il mondo questi fatti sono dati per scontati e la società si è organizzata di conseguenza. Paradossalmente ci sono volute le società più ricche del mondo per ignorare questi fatti fondamentali".

 

«Purtroppo, per come è oggi la nostra società, sempre più spesso le mamme si trovano a dover affrontare tutto da sole, perché magari sono lontane dalla famiglia di origine o non hanno altri aiuti. Ma, se vogliamo accudire e crescere in modo adeguato i nostri bambini è necessario, a nostra volta, prenderci cura di noi stessi. Ed è fondamentale che chi è vicino ad una neomamma (mariti, familiari, amici…) sia presente e la accudisca. Serve una vera e propria squadra».

 

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«In parte ricalcherei il filo conduttore del libro. Ecco i miei suggerimenti per i genitori»:

 

  1.  Lavorate su voi stessi.
  2.  Consolidate la cooperazione con l’altro genitore, restate alleati e costruite una squadra.
  3.  Imparate l'abilità di "comunicazione efficace".
  4.  Definite tutto ciò che fa parte della vostra cultura familiare.
  5.  Cambiate gli "occhiali" con cui guardate i comportamenti dei vostri bambini.
  6.  Sostituite le punizioni con le soluzioni.
  7.  Siate proattivi.
  8.  Sappiate chiedere aiuto.
  9.  Siate autorevoli e fermi nel dare limiti e regole.
  10.  Imparate l'abilità di "regolazione emotiva".

 

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