Capricci bambino

Perché i bambini fanno (di solito) più capricci con la mamma?

bambinocapricci
20 Aprile 2018 | Aggiornato il 17 Luglio 2018
Davanti agli estranei sono bambini modello, ma appena vedono la mamma cominciano i capricci: perché succede? E come possiamo gestirli? I consigli della psicologa
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Fare i capricci con la mamma – e anche con il papà – si può definire un fenomeno quasi fisiologico, perché i capricci rappresentano per il bambino una sorta di ‘prove tecniche di vita’. Ecco come fronteggiarli, con i consigli di Rosanna Schiralli, psicologa, psicoterapeuta e ideatrice, insieme ad Ulisse Mariani, della piattaforma online per genitori Family School,  che si propone di aiutare mamme e papà a crescere i figli secondo il metodo dell’Educazione Emotiva.

 

I capricci dei bambini? Sono normali prove tecniche di vita!


Si può dire che i bambini ‘devono’ fare i capricci e sarebbe strano se non li facessero, perché attraverso il capriccio sperimentano fino a che punto possono spingersi, qual è il loro raggio d’azione e soprattutto quali i limiti che vengono posti loro.

 

Fanno i capricci soprattutto con la mamma perché hanno più confidenza


Diciamolo, è la cosa che ci fa più rabbia: quando stanno con gli estranei o quando sono all’asilo ci riferiscono che sono degli angioletti, ubbidienti ed educatissimi; quando invece sono con noi, ci verrebbe da chiederci dove abbiano imparato l’educazione. “E’ normale anche questo ed è dovuto principalmente al fatto che i bambini con la mamma hanno la maggiore confidenza” sottolinea Rosanna Schiralli. “D’altronde anche noi adulti, quando siamo arrabbiati o nervosi per qualunque cosa, tendiamo a sfogarci con  le persone che amiamo di più, semplicemente perché sono quelle alle quali ci sentiamo liberi di poter mostrare parti nostre che agli altri tendiamo a nascondere”

E’ anche un espediente per tenere il genitore attaccato a sé


Ma non è solo una questione di confidenza. Spesso il capriccio è anche un modo per tenere il genitore  accanto a sé, perché fin tanto che gli deve rispondere, placare le lagne o anche arrabbiarsi, comunque gli sta vicino e non se ne va

 

O forse vuole “fargliela pagare” per essere stata lontana tutto il giorno 


Un desiderio di attaccamento valido soprattutto se il bambino è stato lontano dalla mamma per tutto il giorno e, quando andiamo a prenderlo al nido, alla ludoteca o a casa dei nonni, pianta una grana per ogni stupidaggine quasi a volercela far pagare per averlo lasciato senza di noi così a lungo 

A volte è una richiesta di maggiori attenzioni


Se il capriccio ha una certa frequenza e intensità, potrebbe anche segnalare una disfunzione nella relazione con la mamma: il bambino ad esempio percepisce che la mamma è lontana mentalmente da lui, nel senso che la vede nervosa o continuamente distratta da altro, gli dedica poche attenzioni o non gioca mai con lui. Ecco che allora il capriccio diventa un espediente per reclamare maggiori attenzioni per sé. 

 

Come comportarsi


Non ignorarli ma rispecchiarli
A meno che non ci manchi di rispetto o assuma comportamenti fortemente maleducati, concediamogli la possibilità di sfogarsi un po’ e rispecchiamo la sua emozione, facendogli capire che non lo ignoriamo ma capiamo che può succedere che sia più nervoso, che abbia avuto una giornata storta. Ma poi lasciamo che il capriccio si smorzi da sé. 

 

Non accondiscendere al capriccio
Rispecchiare non vuol dire assecondare il capriccio, altrimenti il bambino potrebbe giungere alla conclusione che in questo modo riesce a far fare alla mamma quel che vuole lui. E lo utilizza come uno strumento di tacito ricatto (‘se non vuoi che faccia il capriccio, mi devi concedere questa cosa’)

Porre un freno 
Dopo avergli detto pacatamente che vediamo bene che è tanto arrabbiato, che capiamo che vorrebbe ottenere una certa cosa, altrettanto pacatamente gli aggiungiamo che non possiamo accontentarlo. “Regole e confini vanno posti in maniera ferma e pacata: se ci arrabbiamo abbiamo fallito nel nostro obiettivo!” aggiunge la psicologa. “Grazie alle neuroscienze abbiamo scoperto che i capricci hanno origine nella zona posteriore del cervello, che è quella degli istinti e delle pulsioni, che vorrebbero l’appagamento immediato di ogni desiderio. Attraverso l’intervento educativo dell’adulto, si forma una catena di neuroni che collega la parte istintuale con la zona frontale del cervello, che è quella del controllo, che consente al bambino di porre un freno alle sue pulsioni, imparare a gestirle e crescere sereno. E questi freni dobbiamo porli noi adulti”.

 

Due esempi pratici

 
Se fa i capricci a tavola
E’ una delle situazioni tipiche di capriccio: alla mensa dell’asilo mangia tutto, a casa storce il muso davanti a ogni piatto, protestando perché non vuol neanche assaggiare quel che abbiamo preparato. Perché lo fa? “Perché intuisce che il cibo è uno dei temi che stanno più a cuore ai genitori e che la mamma, pur di vederlo mangiare, sarebbe disposta a tutto” risponde la Schiralli. “E invece niente menù alternativi da ristorante à la carte, ma soprattutto niente bracci di ferro o facce arrabbiate. Non vuole mangiare? Con la maggiore indifferenza possibile gli diciamo che non c’è problema, che può capitare a tutti di non aver fame, l’importante è che resti seduto con noi a tavola. Dopodiché cambiamo argomento. Se però dopo mezz’ora reclama di aver fame, niente merendina!”

 

Se fa i capricci al parco giochi
Giunto il momento di andar via, non ne vuole sapere, se ne scappa da tutt’altra parte, fa finta di non sentirci o insiste per restare ancora. “Dopo avergli spiegato, sempre con la solita tattica pacata del rispecchiamento, che ci dispiace dover andar via, che lo sappiamo che vorrebbe restarci ancora, gli annunciamo che gli concediamo ancora qualche minuto dopodiché, trascorso il tempo, gli diciamo in modo fermo e deciso che si va via” suggerisce la psicologa. “Senza strepiti e urla. E magari cominciamo anche ad incamminarci. Dopo qualche secondo sarà al nostro fianco! 

Se sono troppi ed esagerati, conviene chiedere ad un esperto
Se i capricci del bambini sono troppo frequenti, se il bambino assume atteggiamenti esageratamente esasperanti, aggressivi o provocatori, potrebbe segnalare un disagio nel suo rapporto con i genitori. In tal caso meglio confrontarsi con un esperto per andare all’origine del problema ed individuare l’approccio più adatto