Educazione e psicologia

Perché i bambini ridono quando li sgridi?

Di Chiara Mancarella
bambinomarachellarisata
16 Aprile 2019
Molti bambini reagiscono ai rimproveri ridendo e ciò può far innervosire ancora di più i genitori. Ecco alcuni consigli per rimproverare educando i figli nel modo giusto e facendoli sentire, allo stesso tempo, amati.
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Capita spesso nel bel mezzo di un rimprovero che tuo figlio o tua figlia ti guardi con quegli occhioni dolci, ti fissi e poi scoppi a ridere come se la ramanzina fosse stata in realtà una divertente barzelletta.


Non tutti i bambini reagiscono al rimprovero allo stesso modo e questo non riguarda soltanto i genitori, ma è un atteggiamento condiviso anche tra gli insegnanti. Ci sono bambini che con una sgridata cambiano il loro modo di agire e si comportano bene, altri reagiscono con urla e capricci e altri ancora facendosi una bella risata.


L’ultimo modo di reagire è sicuramente quello meno piacevole per l’adulto. Ma perché ridono al rimprovero? Potrebbe essere un meccanismo di difesa per alleggerire il momento e sperare che la situazione torni alla normalità oppure perché non si rendono conto della gravità del rimprovero e pertanto lo considerano una cosa di poco conto. Tutto dipende da come lo gestite.


Ciò che non va dimenticato e che dev’essere ben chiaro al bambino è che il rimprovero non va a minare e danneggiare il legame profondo che esiste tra lui e l’adulto di riferimento. La sgridata è accompagnata alla rabbia ed essendo a sua volta la rabbia un’emozione che dura per quanto dura l’evento, non bisogna allungare i tempi per un periodo eccessivamente lungo. Ciò vale per tutte le fasce di età, ma specialmente per i bambini piccoli.

 

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Come reagire se tuo figlio ride mentre lo stai sgridando?


Ci sono genitori che di fronte alla risata si innervosiscono ancora di più perché la considerano una grande mancanza di rispetto, altri invece si inteneriscono e finisce tutto “a tarallucci e vino”. Ecco, diciamo che bisognerebbe trovare una via di mezzo. Sicuramente è importante mantenere un grado di fermezza nel momento in cui parte il rimprovero, mai abbassare la guardia insomma e mai esagerare. Ecco alcuni suggerimenti:

 

  • 1. Dire “no” senza motivarlo non ha nessun senso: i bambini, ma anche gli adolescenti hanno bisogno di regole e spiegazioni per crescere nel miglior modo possibile. Il “no” va sempre giustificato e se, mentre state rimproverando, vostro figlio vi ride in faccia, è necessario mantenere lo sguardo fisso su di lui o lei e parlare con tono fermo e deciso. A volte i bambini e i ragazzi usano questa strategia un po' per testare la vostra pazienza e mettervi alla prova, vedere fino a che punto siete in grado di arrivare.
  • 2. Un'altra cosa giusta da fare, quando si ha a che fare con i bambini, è mettersi alla loro stessa altezza fisica, sia quando gli parlate dolcemente sia quando c’è in corso un rimprovero.
  • 3. Inoltre, è importante che non ci siano elementi disturbanti come la televisione accesa o che il bambino non sia impegnato a giocare e perciò poco attento a quello che gli state dicendo. Il contatto fisico in questi casi potrebbe anche non esserci, diciamo che dipende da quanto è alto il vostro livello di rabbia:  prendendogli la mano potreste fargli male e quindi è meglio evitare.
  • 4. Ascoltate sempre le motivazioni di chi state rimproverando, non limitatevi semplicemente a sentire le vostre ragioni andando avanti con la consapevolezza che il vostro dire sia più importante di quello degli altri, in particolar modo quando siamo di fronte a bambini e adolescenti. Cercare di capire perché hanno agito in quel modo è necessario per trovare un punto d’unione e non lasciare che il richiamo si limiti semplicemente ad un alzare la voce e a vietare giochi o cellulari.
  • 5. Conviene sempre sottolineare che alzare le mani, la sculacciata o lo schiaffo non servono assolutamente a nulla: sono solo un vostro sfogo fisico, come se la rabbia che covate all’interno esca fuori e colpisca il bersaglio. Spesso si dice che una sculacciata non ha mai fatto male a nessuno, ma in realtà proprio perché il gesto della mano che colpisce viene interiorizzato dal bambino genera in lui paura e spavento.
  • 6. Con gli adolescenti la via del dialogo dovrebbe essere quella più giusta, ma non sempre è così. L’adolescenza è un’età estremamente delicata, i figli non son più piccoli, ma non sono nemmeno adulti da poter gestire autonomamente la loro vita. Per questo motivo stabilire delle regole è importantissimo. Gli adolescenti a volte ridono al rimprovero perché non riconoscono l’autorità genitoriale o dell’insegnante oppure lo fanno come segno di strafottenza per far vedere al gruppo di pari quanto siano maturi: una sorta di prova di coraggio.

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Come non sentirsi in colpa quando si sgrida


Il senso di colpa spesso fa parte del post-rimprovero. Compito dell’adulto è quello di accompagnare il bambino e il ragazzo nella crescita personale e sociale, fargli capire che è stato necessario quel “no” per formarlo e per aiutarlo a crescere. Se nel momento del richiamo sono io per primo ad essere titubante, allora è pur certo che quel rimprovero non ha nessuna valenza, non viene recepito dal bambino e quindi non viene preso in considerazione.


È importante che non si perda la fiducia che il figlio ripone nei genitori e che a loro volta i genitori non manifestino segni di debolezza proprio per il senso di colpa. Poiché ogni rimprovero ha un inizio ed una fine non si deve protrarre nel tempo e deve interessare solo quel momento e quell’azione sbagliata del bambino o del ragazzo. In pratica, bisogna evitare di associare altri episodi che in quell’occasione risulterebbero fuori luogo e poco adatti.

 

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Far capire un no ai bambini


Abbiamo detto che il “no” da solo non ha alcun senso. È necessario, invece, accompagnare sempre la motivazione che porta l’adulto a giustificare il “no”. È bene che, anche quando siamo di fronte a genitori separati, le regole siano condivise e rispettate dall’ex coppia. Questo è importante per la serenità del bambino affinché, nonostante lo scombussolamento che ha generato la separazione, viva comunque il suo diventare grande nel modo più tranquillo possibile.

 

Il “no” inoltre bisogna saperlo usare, non va ripetuto per ogni cosa, ma è una sorta di jolly da utilizzare solo quando serve, in vista per esempio di qualche reale pericolo: in quest'ultimo caso ci mostreremo con voce ferma, sguardo fisso all’interlocutore e un bel “no” (non urlato!), purchè sia sempre motivato.

 

Autore
Chiara Mancarella è pedagogista Clinico iscritta all'ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici) e docente di scuola primaria. Esperta in DSA e gestioni dei conflitti scolastici e formativi, ha seguito diversi corsi su bullismo e cyberbullismo. A breve uscirà il suo libro "Cari genitori, sveglia! Appunti di un pedagogista clinico" su educazione, rapporto di coppia, quieto vivere familiare, scuola.

 

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