Nostrofiglio

Pensieri d'autore

Prendi tuo figlio per mano e poi lascialo volare

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16 Luglio 2012
Ogni genitore deve scoprire che un bimbo è un dono meraviglioso, prenderlo per mano e poi farlo volare senza ansie: è questo il segreto per crescere bambini felici secondo Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e autore di diversi libri sul rapporto tra genitori e figli

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“Un aspetto importantissimo per il benessere dei figli è il tempo: occorre dedicarne il più possibile per parlare insieme, giocare e divertirsi con i bimbi. A volte, nel mio lavoro in studio, mi capita di parlare con genitori che hanno un sacco di doveri in testa e sembrano perdere di vista la cosa più semplice: il piacere (vero) di stare con il bimbo. C'è chi ha difficoltà a giocare o lo fa in modo poco spontaneo solo perché si sente obbligato”.

“In un caso del genere, mi sono trovato a chiedere all'adulto: 'ma a lei cosa piace fare davvero? Ascoltare i Pink Floyd? Benissimo - ho detto - perché non prova a condividere quest'esperienza per lei piacevole con suo figlio? Ogni genitore deve scoprire che un bimbo è un dono meraviglioso, prenderlo per mano e poi farlo volare senza ansie. E, soprattutto, cercare di godersi il bimbo il più possibile perché se all'adulto piace stare con lui, il piccolo starà bene. In questo modo, sarà più tranquillo, sicuro di sé e pronto per esplorare il mondo, tornando, ogni volta, a raccontarlo al genitore. Insomma, un bimbo che sa di poter contare sull'adulto (quando serve) sarà più felice”.

Ad accogliere la sfida di nostrofiglio.it su come crescere bambini felici, questa settimana è Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, grande esperto del mondo dell'infanzia e dell'adolescenza anche grazie all’attività di ricerca e relativa produzione scientifica e divulgativa.

Pellai però non ha il classico (e diffuso) 'piglio dell'esperto' che dispensa, dall'alto, consigli o prescrizioni. Forse, perché accanto all'esperienza professionale, è un super papà (ha quattro figli), la sua prospettiva sembra una miscela tra competenza e 'tolleranza' verso le quotidiane difficoltà dei genitori.

La sua riflessione, che si trasforma in una lunga intervista (nonostante la ricezione non ottimale del cellulare!), affronta alcuni di quelli che Alberto Pellai considera tra i temi principali del rapporto genitori-figli. Un argomento complesso, declinato in tutte le sue sfaccettature, nel suo ultimo libro – scritto con Michela Fogliani – Le nuove sfide dell'educazione in 10 comandamenti (Franco Angeli) che approfondisce in ogni capitolo (seguito anche dalla scheda di un film) i problemi e gli interrogativi che ogni famiglia si trova a vivere.

L’ansia dei genitori rischia di bloccare la voglia di esplorare del bambino

La questione è molto complessa, e non è possibile riassumere tutta la sua esperienza o il suo libro in una chiacchierata, ma quali sono i punti chiave per crescere un bimbo felice? - chiediamo ad Alberto Pellai.

“Se pensiamo per temi chiave, direi che il primo passo importante per ogni famiglia è trovare il giusto equilibrio tra protezione da parte dell'adulto e la normale esigenza di esplorazione del figlio. Occorre individuare una buona sintesi senza cadere in atteggiamenti estremi e ansiosi e, quindi, controproducenti. Per il bimbo sentirsi protetto rappresenta una buona partenza, gli dà quella sicurezza necessaria per esplorare il mondo e, di conseguenza, anche la vita – inizia a spiegare lo psicoterapeuta.

Nel corso del mio lavoro, personalmente, vedo genitori così iperprotettivi che non permettono al bimbo di diventare un esploratore. Sembra che a ogni passo, si nasconda un pericolo. E tengono i figli chiusi in una dimensione di protezione. Un esempio concreto, che mi viene in mente, è quando l'adulto ansioso accompagna il figlio a scuola in auto... Aspetta che il bimbo scenda dalla macchina, salga i primi tre gradini dell'edificio e, c'è anche chi non se ne va, fino al momento in cui il piccolo raggiunge il vetro della sua classe. Questo atteggiamento è davvero un eccesso: passa al bimbo la comunicazione che nella loro città tutto è pericoloso”, dichiara con convinzione il ricercatore.

In sostanza: troppa ansia rischia di bloccare la voglia di sperimentare del bimbo. Un meccanismo del genere si manifesta già quando è piccolissimo, alle prese con i primi teneri e goffi tentativi di alzarsi in piedi, e può renderlo insicuro nel suo percorso di crescita.

Da questo tipo di approccio, Alberto Pellai mette in guardia tutti i genitori e sottolinea quella che ritiene una profonda contraddizione.

“Il mondo esterno è pieno di pericoli, secondo le famiglie iperprotettive, poi, magari, appena a casa, la mamma va in cucina e il bimbo è lasciato totalmente 'libero' nei confronti del mondo digitale. Clic, clic, clic e il figlio può facilmente connettersi a pc, tv con duemila canali, telefonini ultima generazione... questo universo virtuale oggi è più accessibile di quello reale e sembra che i genitori non se ne occupino.

Fino a dieci anni fa, mi capitava, sporadicamente, che qualche genitore, in studio, mi chiedesse se era opportuno regalare a Natale la consolle al figlio adolescente. Quest'anno mi hanno fatto una domanda simile per bimbi che frequentano ancora la scuola materna.

E questo, secondo me, è un paradosso quasi schizofrenico... Tutti noi adulti dovremo chiederci (seriamente) quali sono davvero i fronti su cui un figlio necessita protezione e in quali casi, invece, è fondamentale lasciarlo libero di andare alla conquista del mondo – sottolinea con forza lo psicoterapeuta. Attenzione, se non lo fa, non può sviluppare autonomia e rischia diventare una sorta di pupazzo”.

Spazio (fisico e mentale) ai bambini, non devono adattarsi alle agende dei genitori

Il percorso verso l'autonomia comincia in età prescolare, in modo parallelo alle capacità del bimbo di 'muoversi' sempre meglio nella realtà che lo circonda, ma continua anche nella fascia tra i sei e i dieci anni e avrebbe bisogno di condizioni adeguate. Un aspetto importante, secondo Alberto Pellai, che si sofferma a chiarire bene questo punto.

“Basta già solo pensare alle nostre case: spesso, sono piene (e strapiene!) di oggetti piccolissimi e delicati e ai bimbi non viene permesso di gattonare, muoversi liberamente, bighellonare.

Purtroppo, anche nei cortili, i regolamenti condominiali, non ammettono i giochi dei più piccoli, e in genere, non si può neanche transitare...

Insomma, voglio dire che nel mondo reale, ci sono pochissimi spazi dove i bimbi possono giocare, per questo, a volte, non riescono a conquistarlo. C'è una forte dicotomia (contraddizione) tra mente e corpo, tra sviluppo cognitivo e motorio... Questo è un problema.

Gli adulti, spesso, sono sincronizzati sulla loro dimensione, sul loro mondo: ai più piccoli viene richiesto di adattarsi alle nostre agende. Quando nasce un bimbo, spesso non si cambia nulla, ma si cerca di incastrarlo in quello stesso calendario di impegni. Si corre dalla mattina alla sera e, di frequente, il bimbo passa da una gabbia all'altra, esce dalla scuola materna e viene traghettato al supermercato”, afferma il medico e psicoterapeuta.

Più consapevolezza nelle scelte per non aderire all’idea del baby consumatore

La gestione (frenetica) del tempo non è certo a misura di bambino: le reali esigenze dei più piccoli sono messe, molto spesso, in secondo piano rispetto a quelle famigliari. Un dato di fatto su cui occorre riflettere, secondo Alberto Pellai che ben comprende le difficoltà dei genitori.

“Purtroppo, noi adulti abbiamo perso il senso della chiarezza: 40 anni fa i bimbi crescevano in una sorta di comunità, anche in città, erano un po' figli di tutti come in un villaggio, tutti davano un occhiata ai bimbi che giocavano in cortile.

Oggi noi genitori siamo alla rincorsa dei nostri figli, sopratutto in una grande città dove sembra che correre sia un obbligo, a volte senza aiuti, e così viene a mancare lo spazio (fisico e mentale) per i bambini.

La maggior parte dei genitori fa un sacco di cose sbagliate, inconsapevolmente, perché non ha il tempo e l'energia per fare quelle giuste.

In tutto questo, il mercato se ne approfitta per proporre cibi precotti, giocattoli inutili, tv baby-sitter con una programmazione per i più piccoli 24 ore su 24 che li porta a uno stato di trance.

L'adulto attua una serie di meccanismi automatici per cui perde consapevolezza e aderisce (quasi senza accorgersene) all'idea del bambino consumatore: le grandi multinazionali hanno pervaso ogni sfera dell'esistenza e, in qualche modo, hanno risolto i problemi del quotidiano. Ecco, allora, il bimbo sovranutrito e intrattenuto dalla mattina alla sera con mezzi inadeguati”, spiega Alberto Pellai che a questo proposito cita e raccomanda anche un libro recente, Joel Bakan, Assalto all'infanzia (Feltrinelli).

“In questo mondo di intrattenimento - continua Pellai - il bimbo si trova all'interno di un percorso eccitante, che stordisce un po', e si abitua a una cornice chiusa, per certi versi autistica.

Perché in questa dimensione manca la costruzione del significato, e delle relazioni tra pari e con la famiglia, e si riduce il tempo significativo con gli altri.

Tra l'altro, una ricerca americana ha dimostrato che i comportamenti a rischio da parte degli adolescenti diminuiscono sensibilmente in quelle famiglie in cui c'è l'abitudine di stare a tavola. La dimensione conviviale, tra dialogo e ascolto, agisce come freno per situazioni a rischio. In altre parole, chi si sente protetto, va incontro a meno problemi”, puntualizza l'esperto.

Ma questo senso di protezione, che non deve essere soffocante, la famiglia deve trasmetterlo già al bimbo piccolo e poi offrirlo, pur se in modo diverso, a ogni tappa della crescita? - chiediamo per vedere se è tutto chiaro allo psicoterapeuta.

“Certo, nei primi anni di vita si gettano le basi, è un periodo cruciale, per questo è indispensabile che il bimbo si senta rassicurato e identifichi un luogo dove tornare, per poi riprendere a volare.”, ci conferma.

Troppa attenzione ai risultati. I bambini hanno bisogno di esprimersi liberamente

Un altro aspetto chiave, dal punto di vista di Alberto Pellai, sul quale occorre riflettere è la tendenza, oggi sempre più diffusa, a spingere il bimbo, quasi esclusivamente, verso un risultato.

“I bambini hanno bisogno di esprimersi liberamente, e purtroppo accade sempre meno, al contrario spesso sono in trappola... Perché viene richiesta a tutti loro una prestazione che si basa su uno standard deciso dall'adulto.

Un esempio? Il bimbo, quando usa le sue competenze artistiche e motorie che solo lui conosce, non dovrebbe essere spinto a un determinato risultato. Questo atteggiamento è tipico, peraltro, di alcuni sport, dove l'addestramento diventa prevaricante rispetto al gioco.

Se pensiamo, invece, che basta mettere un po' di musica e i bimbi iniziano a muovere il corpo in modo piuttosto spontaneo, ci rendiamo conto che non c'è tutto questo bisogno di corsi e palestre”, afferma il ricercatore.

In sostanza, spiega Alberto Pellai con una vena di poesia: “Il mondo dell'addestramento è lontano dal bisogno reale del bimbo nella prima fase della sua vita. Ogni piccolo ha il diritto di pensare all'arcobaleno di colori dentro di lui e decidere, liberamente, senza interventi da parte degli adulti, come colorare la casa e l'albero, magari di rosso e azzurro...

Il danno si causa, quando la centratura sulla performance è molto forte: ogni bimbo si domanderà se è giusto o sbagliato quello che facendo, solo in base al giudizio dell'adulto. Un meccanismo simile, purtroppo, è promosso anche dalla scuola con un certo tipo di verifiche, basato solo sul risultato (Nda tipo le prove a crocetta), che mettono in primo piano la competizione.

In questo modo, non contribuiamo a produrre cittadini migliori di domani perché così non si sviluppa certo la cooperazione. Non dimentichiamo, tra l'altro, che proprio la cooperazione tra i pari è la fondamentale ricetta anti-bullismo – sottolinea con forza l'esperto.

Il problema è che viene insegnato a essere potenti, e non più competenti: un messaggio che viene, spesso, passato già ai più piccoli”.

Il curriculum di Alberto Pellai

Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell'età evolutiva e ricercatore presso il dipartimento di Sanità Pubblica dell'Università degli Studi di Milano, è anche un infaticabile scrittore: il suo

curriculum, tra pubblicazione scientifiche, articoli, saggi e testi più divulgativi è chilometrico. Ha già superato quota 50 (solo per i libri, senza contare attività di ricerca, convegni, e linee-guida per la Regione Lombardia) e dirige anche due collane, I libri per i papà, Edizioni San Paolo e Parlami del cuore. Favole per bambini di educazione emotiva, Centro Studi Erickson. Nel 2010 ha anche vinto il Premio Nazionale Giovanni Arpino per il miglior libro di narrativa per l’infanzia - per la scuola primaria con il volume Scarpe verdi di invidia (Erickson Edizioni). Nella sua sterminata produzione, tra i lavori più recenti, segnaliamo: Questa casa non è un albergo! (Universale Economica Feltrinelli); Il primo bacio, L'educazione sentimentale ai tempi di Facebook (Kowalski); Il domatore del vento. Conoscere e superare le paure, con cd audio (Centro Sudi Erickson) e il nuovissimo, insieme a Michela Fogliani, Le nuove sfide dell'educazione in 10 comandamenti (Franco Angeli).

Nel 2004 il Ministero della Salute gli ha conferito la Medaglia d'argento al merito in Sanità Pubblica.

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